venerdì, gennaio 30, 2009

Ddl sicurezza: le proposte di modifica

Lunedì 2 febbraio conferenza stampa Acli, Sant'Egidio, Papa Giovanni XIII, Centro Astalli

Alla vigilia della discussione nell'aula del Senato del 'pacchetto sicurezza', mentre esplode la questione Lampedusa, le Acli, la Comunità di Sant'Egidio, la Comunità Papa Giovanni XXIII, il Fondazione Centro Astalli presentano all'attenzione di Governo e Parlamento alcune proposte volte al miglioramento degli articoli che riguardano alcuni aspetti fondamentali della vita degli immigrati, tra cui il matrimonio, le cure mediche, la residenza, la 'tassa' sui permessi di soggiorno, il reato di clandestinità, il prolungamento della permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione.

La conferenza stampa si terrà a Roma lunedì 2 febbraio, alle ore 14.30, presso la sede della Comunità di S. Egidio, in piazza S. Egidio 3. Interverranno: Marco Impagliazzo, presidente Comunità di Sant'Egidio; Andrea Olivero, presidente Acli; Padre Giovanni La Manna, presidente Fondazione Centro Astalli - JRS; Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII.

giovedì, gennaio 29, 2009

World Social Forum di Belem

Le Acli al World Social Forum di Belem


Iniziata a Belem in Amazzonia la IX edizione del Forum sociale mondiale. Ci sono anche le Acli

Si è aperta ieri a Belem, nel cuore dell'Amazzonia, la nona edizione del Forum sociale mondiale (Fsm). Prevista la partecipazione, in 6 giorni, di oltre 80.000 persone da 150 Paesi nel mondo. Il Fsm è un punto d’incontro per condividere e confrontare i diversi punti di vista ed le esperienze, coordinare le campagne mondiali, sviluppare idee e pianificare azioni per promuovere un mondo più equo e più giusto.

A partire dal 2001, a Porto Alegre, sempre in Brasile, il Forum sociale mondiale e' stato uno spazio aperto di dibattito e riflessione per i milioni di donne e uomini, organizzazioni, reti, movimenti che, partendo dalla ricchezza della propria pluralità e differenza, combattono il neo-liberismo, la guerra, il neocolianismo, il razzismo e il patriarcato. Anche le istituzioni governative e i partiti politici possono partecipare, ma come osservatori. L’ultimo Forum si è svolto a Nairobi, in Kenya, nel 2007. Mentre nel 2008 sono state realizzate nel mondo oltre 800 attività decentrate.

Quest’anno, dinanzi alle sfide della crisi globale economica, finanziaria, ambientale e alimentare, verranno elaborate possibili risposte a partire da una prospettiva ‘indigena’: è l’Amazzonia, infatti, uno dei protagonisti del World social forum di Belem. Oltre 3.000 indigeni in rappresentanza dei circa 44 milioni di persone e 522 popoli indigeni presenti in America Latina cercheranno supporto internazionale nel lancio di una nuova campagna in difesa del pianeta.
Un altro asse fondamentale è quello dell'economia solidale e del commercio equo: piccoli produttori, artigiani e contadini, condivideranno le proprie esperienze di economia solidale come alternative per combattere la povertà ed affrontare la crisi economica e ambientale. È proprio in quest'ambito che si colloca la partecipazione delle Acli al World social forum 2009, con la presenza del dipartimento Pace e Stili di vita, principalmente attraverso due seminari che si terranno il 30 e 31 gennaio.

Venerdì 30, verrà presentato il portale italiano della sostenibilità e dell'economia solidale, ZoES – Zona Equo Sostenibile. Un progetto che nasce dall'esigenza di dare visibilità alle molteplici esperienze italiane su questi temi, in linea con lo sforzo che le Acli stanno profondendo a partire dalle singole esperienze sul territorio nazionale.

Sabato 31 ci sarà invece la presentazione della prossima edizione di ‘Terra Futura’, che si terra' a Firenze dal 29 al 31 maggio. La tradizionale fiera internazionale delle buone prassi di sostenibilità trova nel World social forum la sua perfetta collocazione.

Altri contributi verranno dalle sedi Ipsia di Recife e Salvador, in Brasile. La presenza a Belem di cooperanti, giovani in servizio civile ed operatori sociali rappresenta la capacità di fare rete insita in America Latina e in particolare in Brasile, in cui i temi dell'economia solidale e dello sviluppo sostenibile sono alla base dell'approccio pedagogico e sociale. Ipsia, l’organizzazione non governativa delle Acli, propone un modello di cooperazione comunitaria in partnership con altri soggetti della società brasiliana, che provano a innescare processi di cambiamento e di sviluppo per realizzare e sperimentare modelli nuovi e differenti di relazione, di formazione, di associazione, di produzione e consumo. Il team di Ipsia, insieme ai suoi partner di progetto e alle cooperative di produttori solidali, ha organizzato una carovana che partendo da Salvador ha attraversato il Brasile per arrivare in Amazzonia, portando al Forum più di cinquanta persone.

Elena Faccio

Acli Napoli: convocato consiglio provinciale aperto alle strutture di base.

il Consiglio Provinciale delle ACLI di Napoli si terrà sabato 31 gennaio p.v. alle ore 9.30 c/o l’Hotel-Ristorante “Giardino delle Rose”, in via Nuova Depugliano, a Lettere (Na) con il seguente programma:

ore 9.30 Comunicazioni del Presidente: osservatorio crisi del lavoro, punti famiglia, consulta amministratori, nuovo progetto casa.

ore 10.00 Per/corso formativo per dirigenti ACLI a cura della Funzione Sviluppo Associativo: “Fare Circolo oggi per rimettersi in Circolo”;

ore 13.30 Pranzo

ore 15.00 Ripresa dei Lavori

ore 16.30 Conclusioni

Dopo il Consiglio Provinciale, ci sposteremo tutti insieme per festeggiare insieme agli amici di Lettere l’inaugurazione del nuovo Circolo ACLI di Lettere.


LETTERE

Fascino perenne - Oggi, come ieri. Lettere, s'impone per il suo verde intenso, la bellezza del suo panorama, la salubrità del clima oltre che per le sue bontà culinarie e prodotti tipici.

Collina coronata dagli imponenti monti Lattari, Lettere è situata tra il golfo di Salerno e di Napoli, nel verde degli ulivi, castagni, ontani, carpine, frassino, tantissimi pergolati e alberi da frutta. è solcata da gole profonde, da balzi e valli, pianori e da piccoli corsi di acqua sorgiva che scendono verso Gragnano e abbeverano lungo il percorso il gregge che vi pascola abbondante. Lettere attrae, oggi come ieri. Paese di 6194 abitanti, è una balconata aperta sul mare di Stabia e di Napoli, dove il turista si inebria di serenità, di scenari immensi, respira aria buona, pulita; sorseggia un buon bicchiere di vino e gusta prodotti naturali: ortaggi, olii, prodotti caseari e carni da cortile, privilegio di pochi. Lettere è un paese luminoso, ai cui piedi si estende la pianura punteggiata da paesi circondati da un immenso polmone di verde. A sinistra Stabia, ai piedi del Faito; in lontananza il Golfo di Napoli; di rimpetto il Vesuvio; sullo sfondo le famose isole di Capri, Ischia e Procida; il colore azzurro-argenteo del mare si confonde con il celeste pallido del cielo al punto che all'orizzonte sembra che si confondano senza soluzione di continuità. I tramonti estivi sono uno spettacolo di rara bellezza: un bagliore di fuoco incendia l'orizzonte del mare napoletano. A notte inoltrata la volta celeste si confonde con la pianura punteggiata di stelle. Mille e mille luci avvolgono abitazioni, strade e piazze. Nella immensa pianura, al centro, risplende il campanile della Basilica di Pompei, centro di riferimento e di richiamo cristiano.

VINCENZO VARONE

Raccolta rifiuti ed apparecchiature elettriche con il comune e le Acli di S.Giorgio a Cremano

A partire da questo sabato, e per tutti gli ultimi sabato del mese, in piazza Vittorio Emanuele II avverrà una raccolta straordinaria di RAEE, rifiuti ed apparecchiature elettriche ed elettroniche. Dalle ore 9,30 alle ore 13,00 i cittadini potranno conferire stereo, televisori, frigoriferi, batterie esauste, ecc. e sarà loro consegnato, come premio, un buono sconto non cumulabile per l'acquisto di un caricabatterie. L'iniziativa, promossa dall'energy manager del Comune Antonio Di Maria, sarà realizzata dal Forum dei Giovani, dal circolo Acli "Giuseppe Lazzati" e dall'IGICA. La raccolta straordinaria dei RAEE secondo le modalità utilizzate a San Giorgio a Cremano è un progetto che ha già attirato l'interesse di numerose altre Istituzioni, a cominciare dalla Provincia di Napoli.
"Stiamo percorrendo la strada giusta per rendere San Giorgio più pulita – afferma il sindaco Mimmo Giorgiano – Nelle scorse ore sono partiti i lavori di risistemazione e messa in sicurezza delle sedici ecopiazzole dislocate sul territorio cittadino per la raccolta di carta, plastica ed alluminio, in modo da garantire una migliore funzionalità alla differenziazione dei rifiuti. Inoltre sono stati posizionati nuovi cassonetti per l'indifferenziato in tutta la città. Da febbraio partirà un progetto sperimentale di spazzamento automatico per le arterie principali della città con operazione di bonifica ambientale. Inoltre, la raccolta della frazione organica presso i fruttivendoli e la fase sperimentale di via Matteotti e Stanziale, secondo i primi rapporti che ci sono giunti, stanno dando risultati positivi."
L'Amministrazione Comunale ricorda alla cittadinanza che effettuare la raccolta differenziata è un obbligo e il conferimento dell'indifferenziato è possibile solo nella fascia oraria 20,00 - 23,00 solo negli appositi cassonetti di colore verde.

mercoledì, gennaio 28, 2009

c’è troppa Chiesa nei mass-media, oppure in essi c’è troppo ateismo? Oppure le due cose paradossalmente sono vere entrambe?

E dunque pare che gli ateobus non circoleranno per le strade di Genova. L’iniziativa dell’Unione Atei e Agnostici Razionalisti, che riprendeva quella della British Humanist Association, non è andata in porto. E, a differenza di Londra e di Barcellona, le città italiane non potranno vedere sulle fiancate dei loro autobus scritte del tipo: “Probabilmente Dio non esiste, smetti di preoccuparti e goditi la vita”, oppure “La cattiva notizia è che Dio non esiste. La buona è che non ne hai bisogno”.
di Marco Guzzi

Che dire? Dobbiamo rallegrarcene? A me personalmente non sembra un evento di grande rilievo, né gli ateobus, né il loro blocco.

In fondo lo slogan degli umanisti atei possiede ancora un contenuto filosofico, si interroga ancora sull’esistenza di Dio, mentre la stragrande maggioranza della comunicazione di massa è talmente atea da non sentire più il minimo bisogno di negare Dio esplicitamente, si fonda sulla pura e semplice assenza di qualsiasi senso o valore.

Tutte le nostre città sono costellate di immagini radicalmente atee, l’idolatria è molto più potente oggi a Roma o a New York, piuttosto che nell’antica Atene visitata da Paolo. Lì almeno gli idoli erano ancora dèi, oggi gli idoli sono gli spiriti più bassi e infami, i padri spirituali dei vizi più stupidi e noiosi, che imbrigliano il desiderio umano nell’orizzonte asfittico del gelatino, dell’automobilina, del vestitino Dolce e Gabbana, o del solito viaggetto alle Maldive, ungendo tutto con l’erotismo più scontato, e sempre al servizio del voracissimo e onnivoro Dio Denaro.

Non ritengo perciò né utile né interessante mettermi a confutare l’ateismo teorico un po’ datato dell’UAAR, limitandomi solo a ricordare ad Odifreddi & Co. che nelle società in cui Dio è stato negato e soppresso dalla coscienza umana, nessuno si è poi goduto molto la vita: dalla Russia stalinista alla Cina di Mao, fino alla Cambogia di Pol Pot.

Credo sia invece molto più interessante chiederci se sia vero che la Chiesa, come sostiene ancora la UAAR, abbia una presenza esorbitante e ingombrante nei mass-media italiani, quando, viceversa, lo stesso Benedetto XVI ha più volte rilevato che la comunicazione di massa favorisce il diffondersi di una mentalità senza Dio.

Ma insomma come stanno per davvero le cose: c’è troppa Chiesa nei mass-media, oppure in essi c’è troppo ateismo? Oppure le due cose paradossalmente sono vere entrambe?

Non c’è dubbio che la Chiesa abbia un notevole spazio nelle televisioni e nei quotidiani italiani. Ogni giorno veniamo informati su ciò che dice il Papa, sui suoi viaggi, sui suoi incontri internazionali. Ogni giorno l’opinione della Chiesa sulle questioni di bioetica e di morale sessuale, sul valore della famiglia o sugli immigrati, viene discussa e valutata. Ogni giorno nuovi politici ci informano della loro militanza cattolica, del loro perfetto allinearsi con le opinioni del Papa. Siamo di fatto un popolo che si definisce ancora per circa l’85% cattolico. E di questo fatto dovrebbero tenerne conto anche gli aderenti all’UAAR, quando parlano dello scarso spazio attribuito al pensiero ateo e agnostico: esso, in realtà, sembrerebbe essere circoscritto ad una esigua minoranza in Italia (circa un 10% della popolazione), e quindi è ovvio che abbia anche spazi proporzionali negli scenari mass-mediologici.

Eppure è altrettanto evidente a tutti ciò di cui si lamentava Benedetto XVI nella visita ad limina dei vescovi di Panama il 19 settembre del 2008, e cioè che la comunicazione di massa diffonde una visione della vita molto più atea delle ingenue frasi ottocentesche dell’UAAR. I programmoni della De Filippi, con le loro risse costruite sulla pelle di giovani ossessionati dalla visibilità e dal successo; le competizioni sul numero di seno che occupano intere giornate del Grande Fratello, diffondendo modelli deleteri tra le ragazze, già pronte a “regalarsi un seno taglia sesta” per la maturità; ma anche il linguaggio tutto economicistico e aggressivo di Ballarò, di Anno Zero, o l’ossequio un po’ untuoso per tutti i potenti del mondo di Porta a Porta, e così via: tutto questo clima, direi, di volgarità sovrana è infinitamente più ateo delle battute ancora scolastiche, liceali direi, sull’esistenza di Dio.

E dobbiamo dirci con chiarezza che questo clima da ultime ore di Pompei, che alterna catastrofi e varietà nel grande Blob televisivo, non viene affatto disturbato dalla visibilità del Papa, né dalle professioni di cattolicità della maggioranza dei politici italiani. Le due cose anzi vanno perfettamente insieme. Come risulta evidente dagli ultimi 20 anni. E allora?

Io credo che dovremmo andare al cuore della questione del rapporto tra evangelizzazione e mass-media. Dobbiamo comprendere che l’ateismo concreto di quasi tutta la Tv, come di tutta la pubblicità, lo confutiamo soltanto su un piano poetico, e non moralistico. La battaglia contro il puro non senso la vinceremo solo comunicando con forza televisiva, radiofonica, e telematica, ciò che di divino, di nobile, di straordinario, e di aperto all’infinito, c’è nell’essere umano. Dobbiamo, in altri termini, semplicemente ideare programmi, film, talk show, che dicano con forza, con maggior forza rispetto alle produzioni del nulla, e con la forza poetica delle immagini, dei suoni, della regia, della fotografia, delle parole, dei dialoghi, la grandezza del mistero umano, la dignità della nostra vocazione alla bellezza, alla bontà, alla verità, e le straordinarie opportunità evolutive del nostro tempo.

Il problema è cioè di cultura, di linguaggio, di creatività. E dovremmo allora chiederci: ma come mai un paese tanto cattolico, e con una presenza così pervasiva della Chiesa, non riesce a produrre quasi niente di convincente, di creativamente nuovo ed efficace, di spiritualmente potente sul piano delle programmazioni radio-televisive? Come mai tutti questi dirigenti della RAI, spesso cattolici, non riescono a tirar fuori un solo programma culturale innovativo e che non faccia morire di noia? Come mai questo popolo italiano, così disposto a dichiararsi al seguito di Santa Romana Chiesa, si affolla poi in quasi 9 milioni davanti a spettacoli come il Grande Fratello o X Factor? Come mai in Italia non c’è ancora nemmeno un quotidiano nazionale di ispirazione cristiana, all’altezza del Corriere o di Repubblica? Dove sono i programmisti, i registi, i poeti, i filosofi, i giornalisti che sappiano rendere di nuovo il cristianesimo l’avanguardia poetica dell’umanità? E come possiamo svilupparne la crescita? Insomma come si può far fiorire una nuova creatività cristiana?

Queste mi sembrano domande davvero interessanti e mordenti, e non le periodiche marachelle dell’UAAR o le rituali indignazioni che ne seguono.

Inail: scade il termine per il pagamento dell'assicurazione contro gli infortuni domestici

Scade il 31 gennaio 2009 il termine per il versamento del premio annuale all'Inail per l'assicurazione contro gli infortuni domestici.
Come previsto dalla Legge 493/1999, infatti, dal 1° marzo del 2001 è obbligatoria l'iscrizione all'Inail non solo per le casalinghe ma per ciascun membro dello stesso nucleo familiare che si trovi in determinate condizioni. Per chi non fosse ancora iscritto è sufficiente ritirare un bollettino apposito presso le sedi Inail, gli Uffici postali o i Patronati ed effettuare il pagamento.
L'obbligo di iscrizione è esteso anche a studenti, inoccupati, lavoratori in cassa integrazione, stranieri, ecc..

martedì, gennaio 27, 2009

Pedagogia della memoria


Pedagogia della memoria
Le Acli celebrano la Giornata della memoria.
Respingere i negazionismi con la massima determinazione
Tener vivo il ricordo della Shoah e impegnarsi a trasmetterlo ininterrottamente, di generazione in generazione, può diventare oggi un originale contributo alla costruzione di una nuova era di responsabilità di cui le Acli condividono profondamente l’auspicio e il compito.
Valorizzare la memoria per edificare il futuro è una delle scelte più significative di pedagogia sociale e di cittadinanza attiva che oggi la nostra associazione può compiere.
La riflessione sulla Shoah dovrebbe offrire l’opportunità di fare i conti con il peso del passato per costruire il futuro con uno sguardo libero da ogni residua visione manichea, tra un regno del Bene contrapposto al regno del Male, poiché il grano e la zizzania crescono insieme sullo stesso terreno e su entrambi cade la pioggia e risplendono i raggi del sole. La banalità del male, di cui parla Hannah Arendt, è un fatto che non cessa di sorprendere perché fa capire che il male assoluto è stato perpetrato in modo ordinario da persone 'normali' che però hanno rinunciato alla propria capacità di 'pensare' con la loro testa pur di obbedire agli ordini impartiti dai rispettivi superiori. Cittadini del tutto irreprensibili davanti alla legge, ligi al senso del dovere, che hanno perfino adempiuto con grande zelo e cronometrica precisione il comando ricevuto. L’avvenimento singolarmente tragico della Shoah sta invece a dimostrare che non è degno dell’uomo abdicare alla responsabilità delle proprie azioni, neanche quando queste sono compiute in nome dell’obbedienza. Una coscienza civile non si riduce mai ad essere pura esecuzione, e una persona può dirsi veramente consapevole solo quando non rimane a guardare davanti alla sopraffazione, alla violenza e all’ingiustizia, perché è appunto in questo silenzio assordante che i meccanismi de-umanizzanti possono giungere ad annientare incontrastati, il volto dell’altro, fino a quando ci accorgiamo che l’altro non c’è più. La memoria dell’irreparabile che ci viene dal passato deve anche oggi attivare un forte senso di vigilanza affinché anche nei conflitti attuali - dalle discriminazioni razziali all’uso delle armi - non venga mai superata la soglia estrema della legalità e del diritto internazionale. È in questa luce che la lezione del passato potrà trasformarsi in un monito sul presente e aprire sentieri di dialogo e spiragli di conciliazione che spesso si ritengono impossibili e impraticabili.In questo senso, revisionismi e negazionismi sono da respingere con la massima determinazione, da qualsiasi parte essi provengano, ancor più se presentati nella forma di slogan sbrigativi o di subdole e ingannevoli mistificazioni scientifiche. Neutralità ed equidistanza sono categorie improponibili mentre facciamo memoria della Shoah, poiché solo mettendoci dalla parte delle vittime riusciamo a capire pienamente il carattere etico-civile che assume per ogni futuro umanesimo. Soprattutto nella presente società caratterizzata da una preoccupante disorientamento educativo si sente la necessità di dar vita ad una pedagogia della memoria per ricucire il legame tra una generazione e l’altra poiché il più delle volte esiste una frattura, una distanza, uno scollamento, un vuoto che attende di essere colmato ma che spesso né la famiglia, né la scuola, né le associazioni del civile e ancora meno la politica hanno la forza per porvi rimedio con opportune iniziative e proposte di intervento.Piuttosto che parlare di giovani che non si porrebbero più domande di senso, bisognerebbe parlare forse di adulti che non sanno più dare risposte e stimolare le nuove generazioni a guardare al futuro valorizzando il passato.

Giornata della memoria, premiato l'aclista Michele Covito




In occasione della Giornata della Memoria il cavalier Michele Covito, nato nel 1920, ex partigiano e padre della scrittrice Carmen, è stato celebrato stamattina presso la Prefettura di Napoli e decorato con una medaglia d’onore concessa dal Presidente della Repubblica come risarcimento morale per la deportazione e l’internamento ad Auschwitz durante la Seconda Guerra Mondiale.

Lo stabiese Covito riuscì a salvarsi perché era un bravo elettricista e quindi le SS decisero di dispensarlo dai lavori forzati. Ciò non gli evitò, però, un ricovero per congelamento ai piedi: quando i sovietici liberarono il lager Covito si trovava ancora in infermeria. Tornato in Italia ha potuto farsi una famiglia ed è nata anche Carmen, autrice del bestseller “La bruttina stagionata”.

Ad accompagnarlo in Prefettura, oltre ai familiari, c'erano anche il presidente delle Acli provinciali di Napoli Pasquale Orlando, il vice presidente Vincenzo Cirillo e il presidente delle Acli di Castellammare di Stabia Carmine Raimo, poichè Covito è iscritto alle Acli dal lontano 1946. La richiesta a Giorgio Napolitano è stata infatti inoltrata dal presidente nazionale dell’associazione dei lavoratori cristiani , Andrea Olivero, “per dare il giusto tributo ad un uomo coraggioso che ha sofferto ingiustamente.”

Decreto anticrisi: Il Bonus famiglia resta com'è.

Decreto anticrisi: fiducia anche al Senato Marchionne: alla Fiat 60.000 posti in pericolo Calderoli: abbiamo già dato, Sacconi: vediamo

A Palazzo Madama dibattito blindato. Mercoledì atteso confronto sul futuro dell'auto al tavolo del governo. Il Bonus famiglia resta com'è.

Martina Aureli
Il governo ha posto anche al Senato la fiducia sul decreto anticrisi. Ma si era già capito alla vigilia che era questa l'aria che tirava. I tempi per l'approvazione del decreto scadevano, infatti, il 28 gennaio e in questo modo sia alla Camera che al Senato il decreto voluto dal ministro dell'Economia Tremonti è diventato inemendabile.
La scorsa settimana le commissioni Bilancio e Finanze di palazzo Madama avevano già bocciato tutti gli emendamenti (circa 400) e gli ordini del giorno presentati. Proprio per questo, in commissione il Partito democratico e l'Italia dei Valori non hanno partecipato alle votazioni sugli emendamenti e a quella sul mandato ai relatori Maurizio Saia e Riccardo Conti del Pdl a riferire in Aula.
La ragione della protesta, ha spiegato Giovanni Legnini (Pd) è stata "la totale indisponibilità del governo a qualsiasi modifica migliorativa del testo".
Anche il sottosegretario all'Economia, Luigi Casero, ha spiegato che "i tempi ristrettissimi di esame del decreto, prossimo alla scadenza, non consentono alcuna modifica".Da qui alla richiesta di porre in votazione il decreto con la blindatura della fiducia il passo è vrevissimo ed è stato compiuto per l'undicesima volta da questo governo.

Marchionne: senza aiuti alla Fiat 60.000 posti a rischio


Non arriverà dal decreto, del resto, la risposta a una crisi economica che si fa sempre più grave. Oggi l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che non è solito drammatizzare, ha detto che "Il rischio che 60.000 lavoratori del comparto auto, in Italia, restino a casa se non ci sarà un intervento del governo, è reale". L'amministratore delegato della Fiat condivide la stima del segretario nazionale della Fim-Cisl Bruno Vitali e, a questo punto, sale l'attesa per le decisioni che verranno assunte al tavolo convocato per mercoledì dal governo.
Davanti a Palazzo Chigi ci saranno anche i lavoratori della Fiat e dell'indotto auto.
Al Lingotto arriva il commissario europeo Gunter Verheugen, che incontra Marchionne e visita lo stabilimento Iveco, mentre a Mirafiori si parla della crisi nelle assemblee.

Calderoli: incentivi alla Fiat? Abbiamo già dato

"Incentivi alla Fiat? Per quel che ci riguarda - afferma il ministro leghista per la Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli - mi sembra che si è già dato. Quella di mercoledì comunque è una riunione durante la quale il governo ascolterà le richieste ed i problemi legati al settore dell'auto. Raccoglieremo le proposte e dopo ne parleremo". "Dal governo - replica Marchionne - ci aspettiamo un intervento per tutto il settore dell'auto, che sta vendendo il 60% in meno dell'anno scorso. Non si tratta di aiutare la Fiat, ma di far ripartire un intero comparto produttivo e tutta l'economia".
Un po' diversa da quella di Calderoli, la posizione del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi: "C'é un tavolo giustamente convocato per valutare le difficoltà di un grande settore e di tutta la sua filiera".
Anche gli industriali torinesi sollecitano sostegni e investimenti per il settore, "così come hanno fatto o stanno per fare tutti i paesi che hanno produzioni autoveicolistiche". "La presidente di Confindustria condivide le nostre considerazioni", afferma il presidente dell'Unione Industriale di Torino, Gianfranco Carbonato, che a Mantova ha incontrato Emma Marcegaglia per fare il punto in vista dell'incontro di mercoledì a Palazzo Chigi.


Il Bonus famiglia, a questo punto, resta così com'è

Intanto l'atteso e pubblicizzato Bonus famiglia diventa, quindi, effettivo e la scadenza per presentare le domande è al 28 febbraio. Toccherà, poi, all'Agenzia delle Entrate e al ministero dell'Economia dare ulteriori delucidazioni sui quesiti che si sono moltiplicati nelle ultime settimane.
Oggi, infatti, il decreto anticrisi approda al Senato alle 15, addirittura con una variazione al calendario di Palazzo Madama, che non prevede lavori in aula di lunedì.
Ma i tempi per l'approvazione del decreto sono strettissimi, visto che il provvedimento, blindato dalla maggioranza, scade il 28 gennaio, cioè dopodomani. La scorsa settimana le commissioni Bilancio e Finanze di palazzo Madama avevano bocciato tutti gli emendamenti (circa 400) e gli ordini del giorno presentati.
Proprio per questo, in commissione il Partito democratico e Italia dei Valori non hanno partecipato alle votazioni sugli emendamenti e a quella sul mandato ai relatori Maurizio Saia e Riccardo Conti del Pdl a riferire in Aula.
La ragione della protesta, ha spiegato Giovanni Legnini (Pd) è stata "la totale indisponibilità del Governo a qualsiasi modifica migliorativa del testo".
Anche il sottosegretario all'Economia, Luigi Casero, ha spiegato che "i tempi ristrettissimi di esame del decreto, prossimo alla scadenza, non consentono alcuna modifica".
Intanto in aula sono stati depositati circa 500 emendamenti all'intero provvedimento, ma è difficile che ne passi anche uno solo.
Altrimenti il decreto dovrebbe tornare alla Camera e non ci sarebbero i tempi per convertirlo in legge.

L'esempio della Camera: rimarrà tutto come ha deciso Tremonti

Rimarrà tutto come aveva deciso Tremonti. Col maxi-emendamento del governo, sottoposto alla fiducia della Camera, le fasce di reddito per il Bonus famiglia restano le stesse, troppo strette per la gran parte delle famiglie e favorevoli ai single o ai pensionati soli, ma non alle coppie che hanno dei figli. Altro che Bonus famiglia, insomma. L'unica novità, al momento, sembra negativa: sposta, infatti, dal 31 gennaio ai 28 febbraio il termine per la presentazione delle domande al datore di lavoro o all'Inps, per quanto riguarda i pensionati. Ma è convinzione diffusa, anche se non ancora accertata, che così facendo slitterà anche l'arrivo del Bonus in busta paga o sul libretto della pensione.
A questo punto, le possibilità di ripensamento da parte del governo sono minime, perché - una volta approvato in fretta e furia alla Camera - il decreto anticrisi arriverà blindato al Senato. E questa sarà una nuova ragione di malessere per i senatori, ma anche per chi si attendeva - dopo le promesse degli stessi parlamentari del Pdl - qualche significativa novità per le famiglie.

Il colpo di scena è una doppia beffa

Il colpo di scena sul bonus famiglia c'è, ma si traduce in una doppia beffa. Da un lato, infatti, i termini per la presentazione delle domande "scivolano" al 28 febbraio e questo vuol dire che nessuno vedrà il bonus fiscale né nella busta paga di gennaio, né in quella di febbraio. Forse farà la sua apparizione a marzo, ma il grosso si sposterà verso la primavera inoltrata. Altro che intervento per le famiglie in difficoltà a fine 2008.
Dall'altro, le fasce restano quelle fissate dal decreto anti-crisi, ampiamente criticate nelle settimane scorse, perché i fatti dimostreranno (com'è già accaduto per la Social card) che coprono una platea ben più ristretta di quella che è stata tanto pubblicizzata al momento del varo della misura.
Le famiglie anche con due soli figli faticheranno a entrare nei paletti di uno slalom pressocché impossibile se si cumulano i redditi familiari.

350 milioni di euro per gli assegnai familiari

Alessandro Pagano, il parlamentare siciliano del Pdl che aveva presentato un efficace emendamento per correggere le fasce di reddito del Bonus famiglia, cerca ora di mischiare le carte in tavola e dice che, comunque, in commissione è stato varato un aumento degli assegni familiari per 350 milioni di euro. Ma gli assegni sono stati estesi anche ai lavoratori autonomi, riducendone così drasticamente l'impatto, mentre il Forum delle associazioni familiari fa notare - giustamente - che non c'è paragone fra le cifre degli stanziamenti per il Bonus e per gli assegnai messe a confronto: da un lato oltre 2 milioni di euro (che, Social Card insegna) bisognerà vedere se verranno effettivamente spesi e dall'altra parte i 350 milioni appena messi in billancio.
Oltretutto le risorse verranno dai risparmi su un'altra inutile misure molto pubblicizzata al momento dell'inserimento del decreto anticrisi e rivelatasi del tutto inutile: quella sulla norma per gli aiuti ai mutuatari a tasso variabile, oltre il 4%, risibile nel momento in cui l'Euribor è calato (dati di ieri) 2,69%.
Per i mutui, è stata, invece, approvata la proposta di revisione sulle regole per la portabilità, con le tariffe dei notai che, rispetto al dimezzamento previsto nella stesura originaria, per le surroghe sono state azzerate. Spetterà loro solo il rimborso spese. Banche e intermediari finanziari non potranno applicare costi di alcun genere, anche in forma indiretta.

I pannolini per chi ha la Social Card

E' stato inserito, tra gli emendamenti approvati, anche un contributo per l'acquisto di pannolini e latte artificiale per i figli da 0 a 3 mesi. L'aiuto è riservato alla platea che ha già diritto alla social card.

Il testo lunedì va in aula, forse con la fiducia


Intanto, nel pomeriggio di sabato, le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato via libera al decreto legge anticrisi che lunedì approderà all'esame dell'Aula. I deputati della maggioranza hanno espresso parere favorevole, con un'unica votazione, a un ultimo pacchetto di emendamenti. Pd, Idv e Udc non hanno votato a favore del mandato al relatore e non hanno approvato l'ultimo pacchetto di novità introdotte.
Il deputato dell'Udc, Gian Luca Galletti, ha però spiegato di non condividere il metodo (una sola votazione su una serie di proposte): "Avrei preferito voti distinti", ha infatti detto in commissione, esprimendo poco dopo alcuni pareri favorevoli sui singoli emendamenti.


Critico il Pd: il governo lascia solo il paese

"Il governo lascia solo il paese. Le misure sono assolutamente inadeguate. Le famiglie, le imprese, i lavoratori sono abbandonati in uno dei momenti più difficili della storia italiana": lo afferma il capogruppo del Pd in commissione Bilancio Pier Paolo Baretta, al termine dei lavori delle Commissioni parlamentari sul decreto legge anticrisi.
"Non vogliamo fare allarmismi - dice ancora Pier Paolo Baretta - ma il testo che esce dalle commissioni ricalca quello approvato dal governo ed è del tutto insufficiente a rispondere alle necessità del paese".
Fra i capitoli che lasciano più dubbi al Pd, "quello relativo alle norme sul trasferimento dei rami d'impresa. Si tratta - spiega Baretta - di una misura pensata per Alitalia e che viene generalizzata dal decreto. Noi avevamo presentato un emendamento soppressivo, ma non è stato accolto e così resta la norma varata dal governo, che apre un vulnus gravissimo perché tutte le imprese potranno scomporre gli assetti societari senza tutele per i lavoratori".
Perplessità poi dal Pd anche sul capitolo del massimo scoperto: la stretta introdotta infatti "é ancora troppo morbida", spiega Baretta.
Resta, infine, il dubbio se il governo porrà la fiducia:
Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Vito, dice che è prematuro pronunciarsi sulla fiducia, ma aggiunge che sicuramente il governo rispetterà "il lavoro svolto nelle commissioni così come è stato rispettato l'impianto originario del provvedimento".

Il Forum delle associazioni familiari: "Una doppia beffa"

“Il Bonus resta così com’è” - commenta Paola Soave, vicepresidente del Forum delle Associazioni familiari -
“Un provvedimento nato per aiutare le famiglie e che invece aiuta più i single e le coppie senza figli che le famiglie con figli. Chiedavamo soltanto una rimodulazione dei tetti di reddito per superare questa evidente stortura, senza alcuna maggiore spesa per lo Stato rispetto ai due miliardi e mezzo di euro già stanziati. E questo è sembrato ragionevole ai più, dentro e fuori la maggioranza di governo.Ma ancora più grave è che non si riesce ad aggiustare le cose non per una scelta politica precisa ma per l’insipienza di una burocrazia che ha predisposto e distribuito i moduli della richiesta prima che il decreto fosse convertito in legge.
In cambio solo l’ennesima, vaga promessa di aumentare gli assegni familiari utilizzando il fondo di garanzia per i mutui che probabilmente non sarà utilizzato. Un po’ poco, visto che se anche quei soldi saranno effettivamente risparmiati e non dirottati su altre emergenze, saranno solo 250 milioni, un decimo di quelli destinati al Bonus".
“Insomma” - conclude la Soave “una doppia beffa che ancora una volta richiede alle famiglie italiane un esercizio di pazienza”.

Il Bonus famiglia resta questo


A questo punto, il Bonus famiglia resta quella ipotizzato dal decreto anticrisi, con tutti i difetti già denunciati un mese fa. Infatti, se immaginiamo la classica coppia con uno o due figli, sarà proprio quella che meno potrà accedere allo sconto fiscale previsto dal governo per aiutarli a sopportare la crisi in corso. Lo dice la proiezione del Caf Acli, realizzata su un campione di circa 169 mila famiglie. I favoriti saranno, invece, i pensionati soli, e in seconda battuta le coppie senza prole. Una vera contraddizione, insomma.

Penalizzate le famiglie con uno o due figli

Famiglia con 2 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 300 euro
Famiglia con 3 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 450 euro
Famiglia con 4 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 500 euro
Famiglia con 5 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 600 euro
Famiglia con più di 5 persone: limite reddito 22.000 euro. Bonus erogato 1.000 euro
Famiglia con a carico un disabile: limite 35.000 euro. Bonus: 1.000 euro

A spiegarci il perché della penalizzazione è Paolo Conti, direttore nazionale dei Caf delle Acli, i centri di assistenza fiscale per lavoratori dipendenti e pensionati.
“Se si pensa che il limite di reddito di 17.000 euro, con cui appena si sopravvive, vale tanto per le coppie sole quanto quelle con un figlio, si ha già il sentore che qualcosa non vada. E ancora, se consideriamo che con 3.000 euro in più si dovrebbe mantenere un secondo bambino, evidentemente lo sbarramento di reddito che ci troviamo di fronte è un parametro troppo limitativo”.
Secondo l'indagine dell'Acli, infatti, se nei nuclei familiari di due persone ha diritto al bonus il 55,36% del campione, nelle famiglie a 3 o a 4 la percentuale scende a circa il 31%. In altre parole, solo 3 famiglie su 10 avranno accesso ai 450 o ai 500 euro previsti.

17.000 euro in due? Rientra a malapena un bidello

Ma vediamo qualche esempioconcreto. Il direttore Caf Acli ci spiega che sui 15.000 euro annui si aggira il reddito di un bidello neo-assunto, o lo stipendio di un metalmettanico, sempre alle prime armi. “Basterebbe che la moglie avesse un reddito minimo, magari i 7.000 euro di un'infermiera part-time, per non rientrare più nella fascia prevista dal bonus”.


I pensionati soli sono i più avvantaggiati

Diverso il discorso per i pensionati soli, che - secondo le Acli - saranno la categoria più favorita, con il 74% del campione che rientra nei parametri del bonus. “Se si pensa che in Italia la pensione media dei lavoratori dipendenti è di 9.000 euro, è chiaro come questa categoria sarà la più soddisfatta; mentre se i pensionati si considerano in coppia, la percentuale scende”.

Chi ha diritto: come calcolare il reddito familiare complessivo

Se pensate, nonostante il quadro non proprio ottimista, di poter rientrare tra gli 8 milioni di italiani a cui il governo ha calcolato verrà erogato il bonus, vi ricordiamo che potranno averne diritto i lavoratori dipendenti con famiglia (minimo due persone), i pensionati (anche soli) e i non autosufficienti; e anche una quarta categoria di colf, badanti e disoccupati. Mentre ne rimarranno esclusi i lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e professionisti, in pratica tutti coloro che sono in possesso di partita Iva.
Se poi vi state chiedendo come fare a capire se il vostro reddito rientra nel limite per poter fare domanda, sappiate che il reddito familiare complessivo si calcola con la somma dei redditi complessivi di tutto il nucleo, sensibilmente superiore all'imponibile Irpef a cui si sottraggono gli oneri deducibili.
“Prendendo come esempio una coppia di lavoratori dipendenti, il loro reddito complessivo sarà la somma dei due moduli Cud (i redditi da lavoro lordo), a cui vanno aggiunte eventuali rendite catastali e immobiliari. Mentre se prendiamo in esame una famiglia composta da una madre divorziata, al reddito da lavoro va aggiunto l'eventuale assegno di mantenimento (escluso quello per il figlio), che invece si sottrae nell'imponibile irpef dal reddito complessivo”, ci dice Paolo Conti.



A chi presentare la domanda

Una volta accertato che si rientra nelle fasce per il bonus famiglia, il passo successivo è presentare la domanda. Che per tutti i lavoratori dipendenti va consegnata al proprio datore di lavoro, per i pensionati all'Inps o all'Ente erogatore della pensione, mentre colf, badanti e disoccupati dovranno farne richiesta all'Agenzia delle Entrate.

Per i disoccupati più di una possibilità

Per i disoccupati, specifichiamo che nel caso si percepisca un assegno dalla cassa integrazione (Inps per i dipendenti), è all'istituto di previdenza che andrà presentata la domanda; mentre se il reddito non supera i 2.840 euro lordi, si può rientrare ancora nella famiglia d'origine, e se il reddito complessivo della famiglia rientra nei limiti, avere diritto al bonus.

I tempi della richiesta e la ricezione del bonus

Per la domanda si può fare riferimento tanto al reddito del 2007 quanto quello del 2008, eventualmente peggiorato con l'avanzare della crisi, ma - a seconda della scelta e della categoria in cui si rientra - cambieranno i tempi di presentazione della richiesta.
Nel primo caso (reddito 2007), se si è pensionati o dipendenti, la domanda va fatta, se sono confernate le modifiche introdotte alla Camera, entro il 28 febbraio 2009; mentre se il soggetto di riferimento è l'Agenzia delle Entrate, si avrà la possibilità di procedere per via telematica entro il 31 marzo 2009.
Reddito 2008? Altri tempi. E ancora, se ad erogare il bonus sarà l'Agenzia delle Entrate, si avrà tempo fino al 30 giugno 2009, mentre negli altri casi lo scadenza è fissata per il 31 marzo 2009.

A quando i soldi? I rischi di aspettare 3 mesi o prendere solo una parte dei soldi

Ci siamo. Siamo arrivati all'ultimo passaggio. Ora non ci resta che aspettare il bonus, che arriverà a distanza di un mese dalla presentazione della richiesta, se si tratta di dipendenti; due nel caso di pensionati.
Ma una domanda a questo punto ce la siamo posti. Per i lavoratori - come si sa - i soldi saranno erogati dal datore di lavoro (e poi rimborsati dallo Stato), in base ai contributi e il monte delle ritenute disponibili. In altre parole, c'è il rischio che l'azienda non abbia la liquidità necessaria per il bonus.
Che succede in questi casi? Paolo Conti, direttore nazionale Caf Acli, ci risponde che il rischio è da escludere per l'Inps, ma possono esserci casi, anche se non frequenti, per chi lavora in piccole aziende, con due o tre dipendenti. “In questo caso il bonus verrà erogato in base alla presentazione della domanda nell'azienda, e se non ci fosse una cifra sufficiente, il lavoratore potrà ricevere un bonus parziale, o aspettare fino al mese successivo. I soldi arriveranno comunque, bisognerà solo aspettare un po' di più”.

lunedì, gennaio 26, 2009

Medaglia d'oro a Michele Covito nella giornata della memoria.

In occasione della Giornata della Memoria il cavalier Michele Covito, nato nel 1920, ex partigiano e padre della scrittrice Carmen, sarà celebrato stamattina presso la Prefettura di Napoli e decorato con una medaglia d’onore concessa dal Presidente della Repubblica come risarcimento morale per la deportazione e l’internamento ad Auschwitz durante la Seconda Guerra Mondiale.

Lo stabiese Covito riuscì a salvarsi perché era un bravo elettricista e quindi le SS decisero di dispensarlo dai lavori forzati. Ciò non gli evitò, però, un ricovero per congelamento ai piedi: quando i sovietici liberarono il lager Covito si trovava ancora in infermeria. Tornato in Italia ha potuto farsi una famiglia ed è nata anche Carmen, autrice del bestseller “La bruttina stagionata”.

Ad accompagnarlo in Prefettura, oltre ai familiari, saranno Pasquale Orlando e Carmine Raimo, dirigenti delle Acli napoletane, a cui Covito è iscritto dal lontano 1946. La richiesta a Giorgio Napolitano è stata infatti inoltrata dal presidente nazionale dell’associazione dei lavoratori cristiani , Andrea Olivero, “per dare il giusto tributo ad un uomo che ha sofferto ingiustamente.”

LAZIO: 'BONUS BEBE'', ACCOLTE QUASI 15 MILA RICHIESTE

Oltre 7 milioni e duecentoquarantamila euro per le famiglie del Lazio a basso reddito e con figli in arrivo. E, finora, assegni per circa 15. 000 piccoli. Sono i primi significativi dati del progetto 'Bonus Bebe'', attivato dall'assessorato alle Politiche sociali della Regione Lazio nello scorso settembre, e che ha trovato riscontro positivo in tutta la regione. Il progetto prevede, infatti, l'assegnazione di un contributo 'una tantum' di 500 euro alle neo mamme, residenti da oltre un anno nel territorio laziale e con un indicatore della situazione economica (Isee) inferiore o uguale a 20 mila euro.

Fino ad oggi sono 9.547 gli assegni erogati dall'assessorato regionale, sulla base di altrettante richieste trasmesse dai Comuni. Le donne interessate, e con i requisiti previsti, hanno, infatti, presentato le domande di contributo proprio agli sportelli municipali. Inoltre, sono state ritenute idonee 4.995 richieste inviate dalle donne della Capitale al Comune di Roma fino al 30 ottobre, che a breve porteranno all'erogazione del contributo. In base ai dati disponibili, e' Latina, dopo il Comune di Roma, la localita' che ha fatto segnare il maggior numero di bonus bebe' (512), per un totale di 256.000 euro assegnati alle famiglie. E sempre in provincia di Latina, ad Aprilia, sono 293 richieste di sostegno assegnate, con 146.500 euro complessivi erogati.

E le mamme laziali possono ancora presentare la domanda di bonus al Comune di residenza, per le nascite o le adozioni avvenute nel periodo compreso tra il 1° ottobre e il 31 dicembre 2008, fino alla scadenza del 31 gennaio 2009. Spettera' poi ai Comuni, come gia' avvenuto per le domande relative alle nascite o le adozioni avvenute nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2008, verificare i requisiti e trasmettere, entro il 28 febbraio, la documentazione all'assessorato regionale.
(Adnkronos/Labitalia)

domenica, gennaio 25, 2009

La lezione di Miano

A leggere le cronache si capisce tutto. Rosetta ha vinto le elezioni al primo turno con forte distacco e quando va in giro nei quartieri riceve applausi dalla gente normale.
Le contestazioni le fanno come è prevedibile i consiglieri dell'opposizione con i loro quattro gatti.
Una certa borghesia parassitaria che resta il target dei giornali chiede il cambiamento senza votare. dimissioni e commissari per dare tutto a Berlusconi e divertirsi nell'opposizione intellettuale a parole e la cooptazione nei fatti.
Ha scritto bene S. Paolo duemila anni fa: tra la cupio dissolvi e restare al lavoro è giusto scegliere "la seconda che hai detto".
W il popolo, W Rosetta!

Federalismo fiscale e mezzogiorno. Il testo approvato al Senato non risolve tutti i problemi.

Il provvedimento sul “federalismo fiscale” approvato dal Senato contiene alcune novità, frutto del confronto tra maggioranza e opposizione in commissione e in aula. Tuttavia, vi sono ancora questioni fondamentali irrisolte e scelte estremamente rischiose per il futuro del Mezzogiorno, che dovranno essere affrontate nel corso della discussione nell’altro ramo del Parlamento. Infatti, la posizione espressa da Tremonti – secondo cui è “impossibile dare i numeri” e, quindi, indicare concretamente le modalità di copertura finanziaria del disegno di legge, vanificando la necessità di scongiurare aumenti di tasse a danno dei cittadini – manifesta una grave nebulosità su un aspetto costitutivo del provvedimento. Infatti, l’art. 119 della Costituzione prevede, tra l’altro, che la somma delle risorse derivanti dai tributi nazionali e locali, nonché dal fondo perequativo, debba consentire “ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite”. Inoltre, la mancanza di qualsiasi collegamento ad un progetto di riforma delle istituzioni – che non può essere surrogato dalla Carta delle autonomie locali, la cui presentazione è stata solo annunciata da Calderoli – rende meno plausibile il percorso di una normativa, che rischia di scaricare sui livelli territoriali dello Stato la recessione del paese e i costi della riduzione inevitabile della spesa pubblica. Si dice che, in ogni caso, la crisi economica può rappresentare un’occasione per modificare nel profondo i meccanismi di impiego delle risorse pubbliche, che in questi anni hanno prodotto sperperi, malversazioni e inefficienze, soprattutto al Sud. Questo aspetto dell’assunzione piena di responsabilità da parte di chi ha il compito di governare l’amministrazione pubblica e di erogare servizi efficienti ai cittadini è di fondamentale importanza anche per avviare una nuova fase del meridionalismo, ma, alla luce dell’esperienza della fine dell’intervento straordinario, non sembra affatto scontato che il semplice taglio delle risorse finanziarie produca una riduzione del divario. Sorge il dubbio, allora, che per riformare profondamente il Mezzogiorno occorrano provvedimenti seri contro ogni forma di assistenzialismo e di spreco, accompagnati, però, da una politica in grado di rendere efficace l’azione delle istituzioni centrali e periferiche, visibile l’assunzione di responsabilità e credibile una prospettiva di superamento del dualismo. Questo è quanto prevede anche l’art. 119 della Costituzione, che recita testualmente: “Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni”. Non sembra che questa parte del dettato costituzionale abbia ricevuto ancora una risposta adeguata dal testo sul “federalismo fiscale”, che pure avrebbe il compito di attuarlo. Le novità del disegno di legge riguardano aspetti di un certo rilievo, come, ad esempio: il “patto di convergenza” su costi e fabbisogni standard, che, presentato con il DPEF, servirà a consentire il conseguimento degli obiettivi previsti attraverso azioni correttive; il sistema dei premi per le Regioni e gli enti territoriali che, a fronte di un elevato livello dei servizi, garantiscano una pressione fiscale inferiore alla media, nonché il sistema delle sanzioni, fino al commissariamento, per gli enti non virtuosi. Tra le altre innovazioni, poi, va considerata l’attuazione delle città metropolitane, che possono essere istituite nelle aree in cui sono compresi i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Napoli, con tre funzioni principali: la pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali; l’organizzazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici; la promozione e il coordinamento dello sviluppo economico e sociale. Tuttavia, non sono ancora risolti i problemi sostanziali che sorgono dalla scelta di questo tipo di “federalismo” e cioè: la necessità di una perequazione verticale effettiva e non la riproposizione di un meccanismo che conduce ad una carità pelosa da parte delle Regioni più ricche verso quelle più povere; il finanziamento delle funzioni “non essenziali” (come industria, commercio e agricoltura), che non può essere affidato alla sola perequazione della capacità fiscale; la possibilità di manovrare l’IRPEF da parte delle Regioni, attraverso la riserva di aliquota; la valutazione della rilevanza di alcuni servizi primari, come quelli di trasporto. Considerando che manca ancora del tutto qualsiasi criterio di definizione dei costi standard e dei parametri per la realizzazione di una modalità uniforme di erogazione dei servizi su tutto il territorio nazionale e, inoltre, che l’istituzione di una commissione bicamerale non cambia la natura della delega, che permetterà al governo, del tutto autonomamente, di approvare i contenuti dei decreti attuativi, è ancora molto arduo - e privo di scorciatoie - il lavoro da compiere alla Camera e, poi, di nuovo al Senato per ottenere un provvedimento che non penalizzi il Mezzogiorno e permetta un cambiamento profondo di questa parte del paese.

Amedeo Lepore

Applausi sotto la pioggia a Rosetta

Scritto da Anna Paola Merone da il Corriere del Mezzogiorno


Aspettano sotto la pioggia. Sono mamme che tengono i bambini per mano, avvolti nelle cerate dell'Uomo ragno e delle Winx, o nelle carrozzine protette dalle copertine impermeabili.
Sono ragazzine in jeans e piccoli giubbotti che si scatenano quando partono i balli latino americani. Sono gruppi di giovani, coppie, qualche anziano che ha sfidato l'acqua. E quando arriva la sindaca Iervolino — per inaugurare il nuovo parco urbano di Secondigliano — tutti, qualche centinaio di persone, si sciolgono in un applauso. «Vai avanti» gridano. «Tu sei onesta e non devi arrenderti» urla qualche altro. «Siamo con te» inneggia un altro gruppo.
Eccolo il popolo che non volta le spalle al primo cittadino, quello che alla Iervolino è sempre stato più vicino della borghesia. «Sono persone che riconoscono i progetti concreti — osserva l'assessore ai giardini Nasti — e che, devo dire, ci hanno molto rincuorato. Per noi questa partecipazione è stata molto gradita. E la realizzazione di una iniziativa del genere in un contesto difficile è tanto più importante».
Ma non solo incoraggiamenti e manifestazioni di sostegno ha raccolto il sindaco ieri a Secondigliano. Dopo l'inaugurazione, all'uscita del parco, ha trovato ad attenderla un gruppo di esponenti dell'opposizione. «Vergogna dimettiti» le hanno gridato alcuni cittadini, fra cui c'era anche un consigliere comunale ed uno di municipalità, del centrodestra.
Una mattinata di luci ed ombre, di umori diversi, segnata dal battere insistente della pioggia che non ha comunque scoraggiato i manifestanti.
All'apertura del parco, insieme con la sindaca sono intervenuti anche gli assessori Rino Nasti e Diego Guida ed il presidente della settima Municipalità, Giuseppe Esposito. L'area di circa 31mila metri quadrati è poco distante dal corso Secondigliano — si trova nei pressi di via del Cassano — e ospita tre campi polifunzionali, un'area per il pattinaggio, tre aree attrezzate con giochi, una piccola cavea teatrale all'aperto, un laghetto artificiale scavalcato da un ponticello in legno e un orto didattico da attrezzare con essenze varie. Ha un impianto di illuminazione e irrigazione automatico. L'importo complessivo dell'intervento è stato di circa 4 milioni e 300mila euro, con finanziamento dell'80 per cento a carico della Regione Campania e del restante 20 per cento a carico dell'Amministrazione comunale.
«È superfluo sottolineare l'importanza di aree verdi in ogni quartiere — ha detto la sindaca, glissando sulle reazioni che hanno accompagnato la sua presenza nel quartiere a Nord di Napoli —, ma in questo caso restituiamo un'area che nel periodo del post terremoto è stata utilizzata in altro modo e soprattutto offriamo una struttura che si rivolge a tutti i cittadini, dai piccolissimi agli anziani».

sabato, gennaio 24, 2009

Chiesa e internet. Il caso Milano. Tettamanzi chiede nuovi comunicatori presentando www.chiesadimilano.it

presentato il nuovo portale della diocesi
  • www.chiesadimilano.it

  • Chiesa, giornalismo e Internet. Tettamanzi: «Servono comunicatori»
    Convegno con Riotta e De Bortoli. Il cardinale: «Non cesseremo mai di avere bisogno del vostro mestiere»

    MILANO - Internet e la Chiesa, un legame sempre più stretto. Gli annunciatori della "buona notizia" per eccellenza non possono non chiedersi da che parte va il futuro dell’informazione. Il Papa parla di «dono per l’umanità» e apre un canale dedicato su YouTube. E l’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, che su YouTube è cliccatissimo, lancia il nuovo portale della diocesi www.chiesadimilano.it e promuove un convegno su Il giornalismo ai tempi di Internet. Serve ancora la professione?, nella ricorrenza del patrono delle comunicazioni San Francesco di Sales. Perché, a suo giudizio, il giornalismo è un "mestiere" nel senso di "ministerium", quindi di servizio, del quale «non cesseremo mai di avere bisogno». Ma c’è modo e modo di fare il giornalista.
    «TROVATE SEGNI DI SPERANZA» - «La gente è stanca di leggere e vedere le questioni di attualità presentate sempre nella chiave dello scontro, delle polemiche, dello scandalo, della paura, dell’allarme – ha avvertito Tettamanzi -. Ne parlo con cognizione di causa: a volte ne sono testimone anch’io. Mi vedo gettato in polemiche e scontri che, per la verità, non esistono affatto». L’arcivescovo ha auspicato un giornalismo meno "urlato" e più "mestiere", quasi in senso artigianale: «Avete il potere e il compito di ordinare la realtà, quasi per ricrearla, modellarla: non per falsarla, ma per fornirne un’interpretazione». In questo è fondamentale la qualità della persona del giornalista: «Tornate al vostro protagonismo autentico di comunicatori», ha esortato il cardinale, elogiando le inchieste che portano in primo piano argomenti "scomodi" come l’emarginazione, la povertà, la solitudine. «Non smettete di lasciarvi affascinare dalla bellezza della storie da raccontare, dalla sfida di trovare segni di speranza».
    «INTERNET? COME TRASCINARE L'AUTO CON L'ASINO» - «Per ora stiamo usando Internet come se trascinassimo l’auto con l’asino», è stata la provocazione di Gianni Riotta, direttore del Tg1, al convegno promosso dalla diocesi di Milano. «La vera rivoluzione avverrà quando cambieranno i contenuti». E sui nuovi contenuti, per Riotta, siamo di fronte a un bivio: dobbiamo scegliere fra le tenebre e la luce, per usare le parole del Vangelo di Giovanni. O si decide che la verità è qualcosa di relativo e che ognuno può costruirsi la propria (e di questo su Internet ci sono infiniti casi), oppure si riesce a guardare la realtà con equanimità, convinti che la verità esiste e che c’è una differenza fra bene e male. Ad ogni modo, ammonisce Riotta, «lo tsunami è già passato: Internet ha già vinto la sfida», la comunicazione del futuro non potrà prescindere dal web.
    «MANUTENZIONE DELLA DEMOCRAZIA» - - Ferruccio De Bortoli, direttore de Il Sole 24 Ore, ha avuto parole ottimiste sul futuro del giornalismo: «L’informazione non è un male necessario, è manutenzione della democrazia; citando Einaudi, bisogna conoscere per deliberare». Compito del giornalista è dunque contribuire a «far crescere una coscienza pubblica e un’etica pubblica, far emergere la gerarchia autentica dei problemi di una società». Internet non segna certo la fine delle testate giornalistiche tradizionali, dato che queste restano un punto di riferimento autorevole: «In Italia ci sono 22 milioni di utenti che navigano sul web e hanno a disposizione moltissimi canali d’informazione, ma di fatto quando vogliono notizie sicure vanno sui siti web delle grandi testate, che sono quindi molto più lette di prima». De Bortoli ha messo in guardia dal rischio, a suo parere insito nella Rete, che le notizie "invecchino" con grande rapidità; è importante invece che l’informazione, anche se fatta sul web e non mediante supporti più "tangibili" come giornali e libri stampati, aiuti a "cementare una coscienza pubblica", a creare una "memoria collettiva". Altrimenti gli utenti si ridurrebbero a "surfisti dell’attualità", che si illudono di essere informati ma non approfondiscono nulla e non sono in grado di costruirsi un’opinione. Per esempio, ha raccontato De Bortoli, Il Sole 24 Ore aveva messo in guardia in anticipo sulla crisi finanziaria: «Siamo stati accusati di diffondere notizie esagerate, per interessi di parte». Per De Bortoli l’informazione non dovrebbe andare al traino dell’opinione pubblica, ma essere più avanti, cogliere le tendenze, anticipare le trasformazioni della società. E rispondere alle aspettative di un lettore sempre più esigente e preparato, che "non fa più sconti", interagisce con il suo giornale e vuole una risposta in tempo reale. Una sfida che Corriere.it ha già raccolto, aprendo sempre più possibilità per i lettori di seguire e in qualche modo partecipare alla formazione delle notizie, di correggerle, di commentarle e di interagire tra loro e con la redazione.
    Sara Regina

    Le Chiese del Sud scendono in campo per il riscatto sociale e morale del Mezzogiorno.

    Le Chiese del Sud (Campania, Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia) scendono in campo per il riscatto sociale e morale del Mezzogiorno.

    Lo faranno con un grosso convegno che si terrà a Napoli il 12 e il 13 febbraio, presentato ieri mattina nella Curia arcivescovile dal cardinale Sepe. Un'apposita Commissione costituita da esperti delle cinque regioni meridionali, presieduta da Sepe, che ha anche proposto l'iniziativa, ha lavorato per otto mesi per mettere a punto l'incontro che a distanza di venti anni dal Documento su «Chiesa italiana e Mezzogiorno, sviluppo nella solidarietà'», del 1989 si ferma per riflettere ed attualizzare quel documento in un momento storico in cui la questione meridionale non è solo tale ma è all'attenzione di tutto il Paese. Disoccupazione, disagio dei giovani, povertà delle famiglie sono alcuni dei temi su cui si intende lavorare in un'ottica propositiva e di collaborazione con le istituzioni, perché - spiega il cardinale Sepe - «la Chiesa vuole esprimersi non per supplire a mancanze politiche o istituzionali, ma perché fa parte della propria missione farlo, della sua identità che si esprime soprattutto attraverso l'azione caritativa nei confronti degli uomini. Essa - ha proseguito Sepe - ha occhi per vedere e orecchie per sentire, occorre recuperare, nel rispetto del ruolo di ognuno i valori dell'etica, della moralità, della responsabilità cominciando con l'affrontare l'emergenza occupazione che al Sud colpisce i giovani e le famiglie. Il convegno si terrà al Tiberio Palace Hotel e sarà aperto nel pomeriggio del 12 febbraio dalla relazione dell'economista Piero Barucci. Toccherà poi a Giuseppe Savagnone, editorialista di Avvenire e a Sandro Pajno, docente universitario. Gli aspetti pastorali saranno affidati a Carlo Greco, preside della Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, mentre le conclusioni toccheranno ad Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza. Dal convegno verrà fuori un nuovo Documento condiviso da vescovi del Sud che sarà posto all'approvazione della Cei. «La Chiesa non vuole lavarsi le mani - ha detto Antonio Raspati, preside della Facoltà teologica di Palermo - anzi essa continua a interrogarsi, non sempre siamo riusciti ad essere occasione di riscatto, e i nostri insegnamenti non sempre sono stati al passo coi tempi».

    Oggi sarebbe il compleanno di Jon Belushi.


    John Belushi

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

    John Adam Belushi (Chicago, 24 gennaio 1949Los Angeles, 5 marzo 1982) è stato un popolare attore e comico statunitense di origine albanese.

    Considerato all'epoca del suo debutto al Saturday Night Live come uno dei maggiori talenti comici statunitensi, è rimasto celebre soprattutto per i due film (ne girò in totale solamente sette prima della prematura scomparsa) diretti da John Landis, Animal House (1978) e soprattutto The Blues Brothers (1980), nel quale recita accanto al grande amico Dan Aykroyd.

    Indice

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    Biografia [modifica]

    Le origini [modifica]

    John Belushi nacque negli USA, figlio di Adam Belushi, un immigrato albanese che abbandonò il suo villaggio nativo Qytezë nel 1934 all'età di quindici anni, e di Agnes. Aveva due fratelli minori, Billy e James, divenuto anche quest'ultimo un famoso attore di Hollywood, meglio conosciuto col nome di Jim, seguendo le orme del fratello, e una sorella maggiore, Marian.

    Gli inizi [modifica]

    Il primo colpo importante messo a segno da Belushi come comico arrivò nel 1971, quando entrò nel gruppo di comici Second City, a Chicago. Grazie alla sua caricatura del cantante Joe Cocker, Belushi fu scelto per partecipare allo show teatrale del National Lampoon Lemmings, nel 1972 (accanto a Chevy Chase).

    Il successo al Saturday Night Live [modifica]

    A Toronto, Belushi conosce Dan Aykroyd, con il quale instaura non solo un solido rapporto lavorativo, ma anche una profonda amicizia. Negli anni seguenti, dal 1975 al 1979, la coppia sarà protagonista del cast originale del celebre show della NBC, il Saturday Night Live, un programma che ha rivoluzionato la televisione americana e che portò i due comici al successo.

    Nel 1979, i due collaborano anche sul grande schermo, con la commedia 1941: Allarme a Hollywood di Steven Spielberg, anch'egli agli esordi della carriera.

    Belushi, Aykroyd, Landis: The Blues Brothers [modifica]

    La consacrazione arrivò con la collaborazione con il regista John Landis. Nel 1978 interpreta Animal House, su sceneggiatura della National Lampoon.

    Nel 1980 è la volta di The Blues Brothers, nuovamente con Dan Aykroyd: i due interpretano i fratelli "Joliet" Jake (Belushi) ed Elwood (Aykroyd) Blues, due personaggi nati per alcuni sketch del SNL, che diventano in breve tempo famosi in tutto il mondo, inconfondibili nelle loro tenute nere e occhiali da sole.

    Nello stesso anno lascia il Saturday Night Live.

    Gli ultimi film [modifica]

    Gli ultimi due film di Belushi furono Chiamami aquila di Michael Apted - una romantica storia d'amore (per la cronaca è il film preferito da suo fratello Jim perché è a suo dire quello che meglio degli altri fa capire come fosse John in realtà) - e I vicini di casa di John G. Avildsen, commedia nera in cui per la terza e ultima volta John Belushi recita al fianco dell'amico Dan Aykroyd. In queste pellicole, lontane dal suo tradizionale umorismo demenziale, Belushi si conferma un attore di razza, non soltanto semplicemente "comico".

    L'alcool, la droga e la morte prematura [modifica]

    Accanto al successo, tuttavia, Belushi visse un'esistenza segnata dalla droga, che finì per costargli la vita all'apice della sua carriera. Fu trovato morto il 5 marzo 1982 in una stanza dell'albergo "Chateau Marmont", sul Sunset Boulevard a Los Angeles, California. La causa della morte fu un'iniezione letale di cocaina ed eroina (speedball). Belushi era dipendente dalla cocaina e non aveva mai fatto uso di eroina. L'iniezione fatale gli venne fatta al termine di una notte di bagordi (di cui furono testimoni e partecipi Robin Williams, Jack Nicholson e Robert De Niro) dalla tossicodipendente, groupie e spacciatrice Cathy Smith che ha scontato 15 mesi di carcere e si è rifatta una vita in Canada.

    John Belushi riposa oggi all'Abel's Hill Cemetery a Martha's Vineyard, Massachusetts.

    Avrebbe dovuto a breve cominciare le riprese di un nuovo film, Ghostbusters - Acchiappafantasmi; la prima versione della sceneggiatura, scritta da Dan Aykroyd insieme a Harold Ramis, vedeva infatti come interpreti principali Belushi, Aykroyd ed Eddie Murphy, tre membri del cast originale del Saturday Night Live. L'improvvisa morte di Belushi fece ritardare di due anni il progetto, che venne realizzato solo nel 1984. Quello che doveva essere il suo ruolo fu ricoperto da Bill Murray. Oltre a Ghostbusters, Belushi avrebbe dovuto riaffiancare il suo caro amico Dan Aykroyd anche nel film Una poltrona per due nel quale fu sostituito da un altro dei primi comici del Saturday Night Live, Eddie Murphy.

    Filmografia [modifica]

    Doppiatori italiani [modifica]

    Bibliografia [modifica]

    • Bob Woodward, Chi tocca muore. La breve, delirante vita di John Belushi (titolo originale Wired), Frassinelli editore, 1985.
    • Judy Belushi Pisano e Tanner Colby, "Belushi" (titolo originale Belushi. A Biography), Rizzoli, 2007.
      Biografia collettiva a cura della vedova Judy Belushi Pisano e di Tanner Colby (pubblicata in America nel 2003 e recentemente tradotta in italiano), in contrapposizione al libro di Woodward, accusato di aver dato un taglio unilaterale e completamente negativo della vita di Belushi.