lunedì, settembre 29, 2008

PD: PARTE L'ASSOCIAZIONE 'PER'. LUIGI BOBBA, "MA NON E' UNA CORRENTE".

(ASCA) - Roma, 29 set - Domani, con il seminario 'La laicita' in Italia', parte la nuova associazione 'PeR', Persone e Reti, che raccoglie molti esponenti cattolici del Pd. 'Noi ci siamo. Non contro qualcuno ma per il Paese', dice Luigi Bobba nel corso della conferenza stampa a Montecitorio di presentazione dell'iniziativa di domani. PeR, continua Bobba, rappresentera' un luogo 'di confronto e di dialogo' con l'obiettivo di 'rinnovare la cultura politica democratica rifacendosi ai valori della Chiesa'. Bobba chiarisce che 'noi non ci mettiamo in polemica con nessuno ne' - assicura - ci inventiamo una nuova corrente. E non chiudiamo l'esperienza di teodem'. Rappresenta 'un qualcosa di piu'' che ha come obiettivo quello di 'dare una risposta all'appello del Papa e formare nuove generazioni di laici cristiani impegnati nella politica'.
Bobba spiega che 'sara' un'associazione nuova, non una nuova associazione, per due motivi: vi saranno impegnate personalita' del mondo politico-istituzionale, ma anche di quello professionale, culturale e associativo; non sara' un'associazione dall'alto ma dal basso, che raccogliera' tante reti presenti sul territorio che nascono da matrice cristiana'. PeR, continua, rappresentera' un banco di prova per le capacita' di proposta sui temi eticamente sensibili, dal testamento biologico alla famiglia.
Al seminario di domani prenderanno parte, fra gli altri, oltre a Bobba, Paola Binetti, Pierluigi Bersani, Pierluigi Castagnetti, Vannino Chiti, Paolo Gentiloni, Enrico Letta, Renzo Lusetti, Pierferdinando Casini, Walter Veltroni e Francesco Rutelli.

La Dia: i modelli della camorra? I gangster

Nel Napoletano si registra una flessione degli omicidi di matrice camorristica. La provincia di Caserta è interessata da una ripresa


NAPOLI - La camorra sta assumendo sempre più un aggressivo «modello gangsteristico» nell'evoluzione dei profili comportamentali e relazionali dei gruppi criminali. E' quanto emerge dalla Relazione della Dia sulla criminalità organizzata, che prende in esame l'andamento del fenomeno nel primo semestre 2008. Il sistema criminale campano, infatti, «continua ad avere le stesse caratteristiche di "elevata fluidità", correlata alle storiche dinamiche di aggregazione e scomposizione dei sodalizi, in un contesto relazionale, spesso caratterizzato da scontri che sfociano in catene omicidiarie significative». Nell'area napoletana - evidenza il rapporto Dia sui primi sei mesi dell'anno - si registra una flessione degli omicidi di matrice camorristica (17 nel semestre in esame contro i 31 dello soessto perioso del 2007), mentre la provincia di Caserta è stata interessata da una netta ripresa della recrudescenza criminale (6 omicidi contro 1 del primo semestre 2007). Questo andamento - prosegue la relazione della Dia - lascia supporre, a medio termine, un riassetto degli equilibri all'interno dei principali gruppi del cosidetto clan dei Casalesi"

AMBIENTE. Puliamo il mondo: i risultati

Oltre 4500 luoghi ripuliti, tra strade, piazze, parchi e spiagge di circa 1800 comuni italiani grazie alla mobilitazione di 700 mila volontari. E' questo il bilancio stilato da Legambiente al termine della quindicesima edizione di Puliamo il Mondo, la più grande iniziativa di volontariato ambientale del pianeta nata a Sidney, in Australia, nel 1989.

E' stato un weekend in cui tantissimi cittadini sono andati a caccia di rifiuti abbandonati, diffondendo comportamenti corretti di gestione della spazzatura e hanno posto al centro della loro azione il recupero ambientale. In molti casi i volontari hanno denunciato situazioni di degrado e abbandono, chiedendo più attenzione alle amministrazioni locali nel tutelare gli spazi pubblici, troppo spesso trasformati in vere e proprie discariche a cielo aperto.

"Oltre a recuperare molti luoghi al degrado Puliamo il Mondo ha avuto il merito di promuovere una nuova attenzione sul territorio" ha commentato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, presente all'appuntamento romano nel parco dell'Acquedotto Alessandrino. Cogliati Dezza ha sottolineato il fatto che le adesioni siano cresciute di anno in anno a testimonianza "di quanto i cittadini si sentano partecipi di questa battaglia per città più pulite e vivibili e di quanto sia forte l'esigenza di restituire alla fruibilità di tutti le aree pubbliche degradate. La questione dei rifiuti - ha aggiunto Cogliati Dezza - è una delle maggiori emergenze ambientali in tutto il pianeta, un problema con cui deve fare seriamente i conti anche l'Italia, che nel complesso è ancora lontana da una gestione sostenibile".

Con Puliamo il Mondo quest'anno Legambiente ha voluto accendere i riflettori sul filo rosso che lega la questione della gestione dei rifiuti a quello, caldissimo, dei cambiamenti climatici. Riciclare e riutilizzare significa, infatti, meno rifiuti inviati a discariche e inceneritori, riducendo anche le emissioni di CO2, il gas che più di ogni altro è responsabile dell'effetto serra. Per questo nell'ambito della campagna l'associazione ambientalista ha chiesto ai cittadini di prendere 8 piccoli impegni quotidiani per risparmiare all'atmosfera fino a 200 chili di CO2, differenziando e avviando al riciclo circa 200 chili di spazzatura, pari al 40% dei nostri rifiuti prodotti in un anno. Piccoli gesti, alla portata di tutti, come il riciclo di un giornale al giorno, della scatola di cartone della pasta, del barattolo della marmellata.

Ecco alcuni esempi. Nella "Grotta Di Santo" di Martina Franca, in provincia di Taranto, grazie agli speleologi di Puliamo il Buio che portano l'iniziativa fin sotto terra, è stato recuperato di tutto: rifiuti piccoli e ingombranti, carcasse di automobili, perfino un fucile. Vicino Pordenone sono stati trovati diluenti, taniche, guaine, un armadio e una lavatrice. A Castiglione D'Adda (LO) numerosi i rifiuti ingombranti recuperati, tra cui un divano. Un telefono, un box doccia e un parabrezza sono stati portati via da un parco giochi di Pontremoli. Ma questa è solo una piccola parte del bottino di Puliamo il Mondo 2008. Nella periferia nord di Torino, presso i laghetti della Falchera, i circoli Legambiente Metropolitano e Aquilone si sono dati da fare per ripulire una discarica abusiva. A Cruillas, Palermo, i volontari di tutte le età hanno ripulito l'area lungo il canale Mortillaro, chiedendo al comune di avviare i lavori previsti per la realizzazione di un parco. A Prato è stata coinvolta la comunità cinese e un operatore A.S.M. (Ambiente Servizi Mobilità) insieme a un interprete ha dato informazioni sul modo corretto di fare la raccolta differenziata.

A Torino è andato in scena un Puliamo il Mondo multietnico, una giornata di pulizia e di festa nel quartiere San Salvario con il coinvolgimento delle comunità di stranieri e delle associazioni presenti sul territorio. In piazza dei Signori a Padova, invece, come da tradizione è stata riproposta la grande Festa del Recupero con musica, danza e spettacoli per bambini; presso uno stand i volontari hanno ricevuto in omaggio simpatici gadget in cambio dei rifiuti differenziati raccolti nelle vie del centro.

A Roma, alla pulizia dell'area verde di via dell'Acquedotto Alessandrino - dove oltre a raccogliere i rifiuti i volontari hanno cercato di rendere il parco più fruibile attraverso piccoli interventi di manutenzione - sono intervenuti insieme al presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e al presidente onorario Ermete Realacci, anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno e l'ambasciatore d'Australia in Italia Amanda Vanstone, insieme alle rappresentanze diplomatiche di vari paesi che aderiscono al progetto internazionale Clean Up the World.

A Milano lo slogan della manifestazione è stato "Fai qualcosa!", a richiamo di quello della passata edizione, "Non aspettare che lo facciano gli altri"; 45 appuntamenti hanno coinvolto 20 scuole, numerose associazioni, Consigli di Zona e singoli cittadini, che si sono impegnati a pulire diversi luoghi della città, dai Navigli, a Quarto Oggiaro, al Parco Agricolo Sud, Chiaravalle, Parco Trotter, viale Padova e molti altri.

"Un messaggio forte che contribuisce a risvegliare lo spirito ambientale della nostra città" - ha dichiarato il Sindaco di Milano Letizia Moratti - "Fai qualcosa si riassume in otto semplici gesti per centrare l'obiettivo del 40 per cento di raccolta differenziata e evitare le emissioni di 200 kg di CO2 all'anno. È importante quindi continuare a sottolineare l'importanza del comportamento personale e dell'assunzione di responsabilità individuale per vincere le grandi sfide dell'ambiente. Questo obiettivo - ha affermato il Sindaco - può essere raggiunto coinvolgendo e sensibilizzando i milanesi e chi quotidianamente vive la nostra città, affinché ciascuno in prima persona si faccia interprete di una rinnovata coscienza collettiva. Questo è l'impegno che Milano deve portare avanti aspettando l'edizione 2009 del Festival Internazionale dell'Ambiente".

domenica, settembre 28, 2008

Un corteo di almeno seimila persone ha sfilato ieri tra Chiaiano e Marano contro la discarica.

Un corteo di almeno seimila persone ha sfilato ieri tra Chiaiano e Marano, ribadendo l’opposizione della popolazione locale e dei partecipanti provenienti da altre zone di Napoli, della Campania e d’Italia, alle soluzioni messe in atto dal governo per affrontare la cosiddetta emergenza rifiuti.Una giornata di mobilitazione che ha cercato di riaprire il dibattito sulle soluzioni alternative al poco avanguardistico sistema basato su discariche e inceneritori. Tra i partecipanti alla manifestazione anche il prof. Paul Connet, teorico della strategia “rifiuti zero”, che è intervenuto durante il corteo. La manifestazione ieri chiedeva che una delegazione di cinquanta persone – tra civili e rappresentanti delle istituzioni – potesse entrare nella cava di Chiaiano, da mesi presidiata dai militari, per poter verificare l’effettiva “bonifica” che starebbero approntando i tecnici del Commissario ai rifiuti Bertolaso. Ma dopo una trattativa durata poco più di mezz’ora, alla fine del percorso del corteo, la giornata si è chiusa ancora una volta con scontri tra polizia e manifestanti, e con la precisazione di Bertolaso che in quanto “area di interesse nazionale” la cava sarà eventualmente accessibile ai soli rappresentanti delle istituzioni. La manifestazione, scioltasi definitivamente soltanto verso le 22, ha stabilito di riprendere a riunirsi in forma di assemblea permanente in attesa di nuovi sviluppi.
La ricompattazione del movimento che si oppone al piano governativo per i rifiuti e all’apertura della discarica a Chiaiano è ripresa da giovedì 25 settembre, quando i parteciapanti ad una fiaccolata nei pressi della stazione di Chiaiano avevano bloccato cinque camion dell’ esercito scortati dalla polizia. I camion, contenenti brecciolino, erano stati in seguito deviati verso via Toscanella mentre il corteo aveva proseguito pacificamente verso Marano. Il 26 settembre invece i comitati di Chiaiano e Marano avevano organizzato una dimostrazione con 20 camion, per simulare il traffico che si creerà se, mantenendo le condizioni attuali, si dovesse avere un transito giornaliero di una cinquantina di camion di rifiuti diretti alla discarica. Come prevedibile, essendoci un'unica arteria viaria in cui si concentrerebbe sia la mobilità ordinaria del quartiere che il viavai degli autocompattatori, il traffico si è letteralmente paralizzato.
Per lo “Jatevenne Day” indetto per ieri 27 settembre, il corteo sarebbe dovuto partire alle quattro di pomeriggio. Ma oltre ai rallentamenti fisiologici, a ritardare la partenza ha contribuito anche l’intervento dei carabinieri, che verso le 14,00 ha fermato tre attivisti. Una vera e propria “operazione antiterrorismo”, in cui quattro volanti di carabinieri con pistole e mitragliette puntate hanno bloccato il camion degli attivisti del centro sociale Insurgencia che trasportavano protezioni di plexiglas e coreografie di gommapiuma destinate al corteo. I materiali sono stati classificati come "armi improprie", e i tre attivisti sono stati condotti nella Caserma Caracciolo in Corso Vittorio Emanuele, dove sono stati trattenuti per circa tre ore.
Partito definitivamente verso le 17.30, il corteo ha sfilato pacificamente per due ore verso Marano, con i suoi variegati partecipanti – oltre ai comitati dei cittadini residenti c’erano diversi gruppi di associazioni, comitati di categoria, centri sociali campani e non, tra cui anche una delegazione del movimento No Dal Molin, sorto contro la base Nato di Vicenza.
Tra gli ospiti d’onore del “Jatevenne Day” c’era anche il prof. Paul Connet, docente statunitense e teorico del sistema “rifiuti zero”, promotore di un modello di smaltimento totale dei rifiuti solidi urbani tramite raccolta differenziata e trattamento a freddo delle frazioni residuali, e per questo fermo oppositore del sistema di discariche e inceneritori, attualmente indicato dalla nostra classe politica come unica soluzione possibile. “In tutto il mondo stanno riuscendo a praticare una raccolta differenziata superiore al 70% del totale dei rifiuti, che permette un recupero dei materiali, il compostaggio dei materiali organici utilizzabile in agricoltura e la creazione di numerosi posti di lavoro. Perché non a Napoli?” si è chiesto il prof. Connet parlando al microfono davanti al corteo. “Ci sono tre ragioni per cui Napoli non è con il resto del mondo: Berlusconi, Bassolino, Bertolaso. Il problema non è la gente di Napoli, ma la sua leadership politica. Utilizzare la polizia e l’esercito contro la popolazione è un atteggiamento camorristico, dovrebbero al contrario collaborare con i residenti. Siamo pronti a parlare con i leader politici delle reali soluzioni”, ha concluso Connet.
Alla fine del suo percorso il corteo è arrivato infine a via Cupa del Cane, strada di accesso alla cava prescelta per la discarica tra Marano e Chiaiano. La Digos aveva autorizzato l’avanzamento del corteo solo fino al numero civico 85 della strada, poco prima cioè del presidio di carabinieri e polizia che da mesi controlla giorno e notte l’ingresso della cava. Nonostante fosse ormai quasi del tutto buio è iniziata la trattativa per l’accesso della delegazione di cinquanta persone, tra civili e rappresentanti istituzionali, all’interno della cava. Ma dopo una mezz’ora di parlamentazioni portate avanti con poca fiducia da entrambe le parti, è partita la prima carica della polizia per allontanare i manifestanti dall’ingresso della discarica, a cui alcuni attivisti hanno risposto con lancio di pietre e petardi. La seconda carica della polizia è stata più pesante e ha colpito indiscriminatamente diversi partecipanti alla manifestazione, mentre contemporaneamente i carabinieri hanno lanciato i lacrimogeni. Le fonti ufficiali parlano di quattro feriti tra le forze dell’ordine, colpiti dal lancio di pietre e di petardi. Tra i manifestanti si potevano contare ieri almeno una ventina di feriti e contusi, colpiti da manganellate alla testa o al torace. Le uniche armi in possesso dei comitati di Chiaiano e Marano che componevano le prime file della barricata erano caschi protettivi per la testa, mancandp le barriere di plexiglas sequestrate poche ore prima. Ma tra le file alle loro spalle non mancava chi invece si era armato di pietre.
Come e perché è fallita la trattativa? “Il sito non era adeguatamente illuminato”, spiegano dalla struttura del sottosegretario Bertolaso. “Non è mai stato negato a rappresentanti delle istituzioni l'accesso al sito dove sarà realizzata la discarica - dice Marcello Fiori, coordinatore della struttura - e dunque già lunedì mattina il sindaco e gli altri rappresentanti degli enti locali interessati potranno entrare nella cava, dove tra l'altro sono già stati. Chi non potrà entrare sono invece i cittadini - conclude - in quanto il sito di Chiaiano è dichiarato di interesse strategico nazionale” (ANSA). “Al termine del corteo, dopo un ulteriore trattativa andata male” - dichiarano in un comunicato stampa poche ore dopo i Comitati contro la discarica di CHiaiano e Marano e la Rete Campana Salute e Ambiente – “abbiamo fatto quello che avevamo pubblicamente annunciato. Siamo andati avanti verso la cava! Solo con i nostri corpi o strumenti esclusivamente difensivi dei colpi, come i caschi. Questo avevano deciso infatti i cittadini partecipanti del presidio”.
Il bilancio della giornata è positivo per quanto riguarda la riuscita mobilitazione e il ricompattamento delle diverse anime del movimento che contesta il piano rifiuti imposto dalla triade Berlusconi-Bassolino-Bertolaso. Ma per quanto riguarda la possibilità di portare avanti un vero dialogo e trattative concrete con questa classe dirigente il percorso non sarà facile. La partecipazione dei cittadini residenti è stata forse minore che prima dell’estate – lungo le strade non mancavano sguardi decisamente sfiduciati – ma per altri aspetti non è mancata la solidarietà – come quando le case intorno al presidio su richiesta del corteo hanno acceso le luci fuori ai balconi per contrastare il buio crescente, così come molti commercianti hanno raccolto l'apppello alla serrata delle saracinesche.
“Avevamo chiesto al termine della Manifestazione che una delegazione di almeno 50 cittadini entrasse nella cava”, spiegano i Comitati nel comunicato. “Un fatto simbolico ma fondamentale, per significare che quel territorio è di chi lo vive e non può essere espropriato dalla democrazia e militarizzato dagli eserciti. Avevamo anche chiesto che Bertolaso aprisse finalmente un confronto pubblico sulle alternative a megadiscariche e incenerimento, alternative che esistono ma vengono scartate per ragioni di business”.
“Abbiamo provato a mediare” - dice invece una nota il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta – “per una soluzione che permettesse di concludere senza problemi una manifestazione che si era svolta in assoluta calma e tranquillità. Invece è mancato quel buon senso che sarebbe necessario sempre, ed è mancato sia da una parte che dall'altra. La cosa che rammarica è che siamo di fronte a una autentica occupazione militare del territorio, che peraltro impedisce a centinaia di cittadini di rientrare nelle proprie abitazioni. Ci piacerebbe vedere un simile dispiegamento di forze dell'ordine contro la camorra ed invece abbiamo rischiato noi stessi, io come sindaco e l'onorevole Barbato, parlamentare della Repubblica, di finire sotto le manganellate” (ANSA).

Puliamo il mondo: 100 comuni campani dicono stop alla mattanza ambientale


Puliamo il mondo: i piccoli volontari di Legambiente
Puliamo il mondo: i piccoli volontari di Legambiente
In Campania tre giorni - dal 26 al 28 settembre - saranno all’insegna delle parole d’ordine: per la legalità, contro ogni forma di razzismo e stop alla mattanza ambientale.

Sono circa 100 i comuni aderenti, e circa 150 le aree che saranno ripulite da oltre 1O mila volontari. Queste le prime stime in Campania della XV edizione di Puliamo il Mondo, la più grande iniziativa di volontariato ambientale organizzata da Legambiente.

In Campania, le azioni di pulizia di Puliamo il Mondo sono previste nei più piccoli comuni come nelle grandi città, e vanno da quelle più spettacolari sui fondali, in canoa sui fiumi o nei crateri dei vulcani, a quelle urbane che si concentrano su interstizi di verde abbandonato, discariche abusive, piccole e grandi terre di nessuno riconquistate alla fruizione pubblica dalla azione dei volontari.

Ma ripulire il Belpaese dall’immondizia abbandonata, recuperandone le aree degradate, è soltanto uno degli obiettivo della campagna, che vuole anche sensibilizzare i cittadini alla cura del territorio, troppo spesso abbandonato all’incuria, e a una maggiore attenzione al corretto smaltimento dei rifiuti. “Puliamo il Mondo – ha detto Raffaele del Giudice, direttore regionale di Legambiente - è un'azione simbolica, ma estremamente concreta, con l'obiettivo di recuperare numerosi luoghi al degrado e, allo stesso tempo, di promuovere il corretto smaltimento dei rifiuti e l'attenzione al territorio”.

A Napoli appuntamento domenica 28 settembre a Taverna del Ferro-Parco Troisi nel quartiere di San Giovanni a Teduccio per la pulizia dell’area verde del quartiere e Piazza Nazionale con biciclettata, stand di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata, animazione.

Aderiscono 100 comuni in Campania
Aderiscono 100 comuni in Campania

Nella tre giorni di Legambiente appuntamenti nei territori dell’Ecomafia , una due giorni sabato 27 e domenica 28 settembre a Giugliano-Qualiano-Villaricca nella terra dei fuochi con proiezione del documentario Biutiful Cauntri e pulizia dei marmi imbrattati delle tre città e pulizia dell’area antistante allo stadio di Giugliano, area usata per fare jogging.

Ad Afragola pulizia della Villa comunale, a Castelvolturno sabato 27 e domenica 28 in occasione del Meeting della Solidarietà inconto-convegno a Piazza Castello, un iniziativa di mobilitazione dove i recenti fatti di sangue.

Iniziative anche nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, del Vesuvio e del parco regionale Monti Lattari.

sabato, settembre 27, 2008

2008: fuga dalla Campania . Chi può scappa.

Il Meridione, per sopravvivere, dopo mezzo secolo si rimette in marcia. Il «rinascimento campano» è finito. In un anno, dal Sud al Nord, sono emigrati in 120 mila. Cinquantamila solo dalla Campania, più 65 mila emigrati pendolari e 26 mila finiti all´estero. Napoli nel 2007 ha perso il 14 per cento degli abitanti. Nel resto del Paese pochi se ne accorgono. Nessuno ne parla.
Ma la massa impressionante dei poveri, in maggioranza invisibili alle statistiche, cresce e fa paura. «Più dei rifiuti - dice il sociologo Giovanni Sgritta - più dei tifosi violenti, dei rom o degli immigrati».
Chi resta non ha alternative. Concetta, a Giugliano, alleva sei figli in una stanza di dodici metri quadrati, senza pavimento e priva di intonaco. Ha ventidue anni ed è riuscita a finire le elementari. Quando tutti sono a letto, per qualche ora, fa entrare chi la paga. Antonio, in giugno, ha perduto la pizzeria di Mondragone. Strozzato dal mutuo, non ha pagato le rate all´usuraio cui lo ha indirizzato la sua banca. «Era un amico - dice - per punirmi mi ha fatto violentare la moglie, di cinquant´anni». È in questo deserto che lo Stato consegna la Campania al "Sistema". La camorra si nutre di vuoto. Ad Acerra, per dare una lezione ai bambini che non volevano diventare "pali", in una notte ha fatto segare panchine, alberi e lampioni. A Benevento ferma i vecchi che rubano scatolette al supermercato. O pagano la metà, o il cibo viene sequestrato. «Ormai - dice Gaetano Romano, direttore della Caritas campana - solo la criminalità ha soldi da investire e lavoro da offrire. La regione si trasforma in una holding camorristica. Migliaia di genitori, in questi giorni, hanno potuto comprare i libri di scuola grazie agli spacciatori. Per la prima volta la stanchezza dei poveri, la rabbia degli immigrati e la concentrazione dei criminali, generano una spinta inarginabile. Così, Napoli e la Campania, precipitano nell´abisso del razzismo».
Non è, purtroppo, un´emergenza. Lo è però la novità generata: i poveri del Sud, in crescita vertiginosa, in Italia non sono più un argomento pubblico e nessuno si muove davanti allo scoppio della loro disperazione. Decenni di allarmi, ingigantiti per battere cassa: e ora che la marea sale davvero, marcita nel razzismo, nessuno che ci badi. «I poveri sono anonimi e faticosi - dice padre Antonio Valletti nel centro Hurtado di Scampia - e ci fanno vergognare. Per il Paese non sono più una voce di spesa. Riconoscerli imporrebbe un intervento. Alla pubblicità, signora dell´opinione pubblica, non piacciono: in tivù, non esistono. Così la politica non ha interesse ad allargare lo spazio dei loro diritti. Dobbiamo prendere atto che siamo l´Africa dell´Europa: con più violenza e meno dignità». I numeri confermano. La Campania è ormai la regione europea con la concentrazione più alta di famiglie povere, di disoccupati, di donne che non lavorano e di minorenni in miseria. Poco meno di 2 milioni in regione, 240 mila solo a Napoli. Quasi uno su tre non ha il necessario per sopravvivere. Due su dieci non mangiano più di tre volte alla settimana. Otto su dieci non possono pagare l´affitto. I disoccupati sfiorano il 40 per cento. Tra chi lavora, due su dieci guadagna meno di mille euro al mese, uno su dieci meno di 500. Oltre la metà dei residenti accumula almeno 200 euro di debiti al mese. Il pil pro capite è di 16 mila euro all´anno, contro i 33 mila della Lombardia. Un contratto su due è a termine. La dispersione scolastica è del 45 per cento.
Tra le 80 regioni europee più arretrate, occupa la posizione numero 68. I poveri, nel Meridione, sono ormai poco meno di 6 milioni. «L´agghiacciante verità taciuta - dice Luigi Tamburro, presidente del banco alimentare di Caserta, il più grande d´Italia - è che migliaia di persone e di bambini ormai fanno la fame. La società della competitività, fondata sul consumo, ha esaurito il proprio serbatoio di umanità. Siamo soli davanti ad una tragedia italiana di cui si ignora la pericolosità». Centinaia di dibattiti, politici, storici e letterari: retorica sulla «questione meridionale», nessun aiuto concreto. L´Italia, con la Grecia, è l´unica nazione europea a non avere un piano di lotta contro la povertà. L´unica ad aver cancellato ogni sostegno.
Finiti i soldi anche per l´assegno, 350 euro al mese, della Regione Campania. Il rapporto annuale della Commissione contro l´esclusione sociale, è ignorato.
Il nuovo governo non l´ha mai nemmeno riunita. Per questo nel giorno di San Gennaro, patrono di Napoli, la mensa di piazza del Carmine scoppia. In fila, tra anziani e immigrati, anche genitori e figli. Parlano della strage degli africani, nella notte, a Castelvolturno. Condannano la rivolta degli immigrati contro gli omicidi. «Questa volta - dice Gaetano, disoccupato con due bambine in braccio - i Casalesi hanno fatto bene. I negri andavano puniti: rubano i lavori e noi finiamo a mangiare dai preti». Una guerra nuova: non solo tra i poveri, ma tra questi e la criminalità che, sconfitto lo Stato, deve difendersi dalla rivolta dei propri sicari, o di nuovi concorrenti. «La Campania - dice Alex Zanotelli, missionario alla Sanità - non è più un serbatoio significativo di schiavi per il Nord. Il Paese ha scelto: musulmani e neri, per pagare ancora meno la mano d´opera clandestina e ammorbidire l´islam. Lo scontro esplode qui: italiani poveri contro stranieri poveri. Vincono i secondi, perché la Campania ormai è la piattaforma logistica per le scorie non smaltibili dell´Europa. Solo un africano accetta di vivere in una discarica e riconosce l´affare spietato tra politica e criminalità, il patto massone per la "somalizzazione" del Sud. Lo Stato ci mette terra, uomini e miseria, la camorra soldi e controllo. Non si capisce che siamo prossimi all´esplosione. Chi può scappa: nelle strade si agita una massa di disperati che non ha più nulla da perdere».
Dopo trent´anni di rifiuti tossici che hanno distrutto l´agricoltura, qui si aspettavano i soldati per bonificare i terreni. Invece i militari arrivano per presidiare nuove discariche e nuovi inceneritori. «L´immagine-simbolo - dice Maurizio Braucci, tra gli sceneggiatori di "Gomorra" - è quella di Ponticelli. Una folla di poveri, stracciati e sporchi, nascosti dietro montagne di immondizia, che prende a sassate famiglie di zingari in fuga. È il simbolo della Campania, ma pure del Paese che ha scelto la militarizzazione sociale. Indifferenti all´evidenza dello scandalo: perché i mediatori della miseria vivono di paura, perché chi ha voce e potere appartiene al sistema che trasforma l´emergenza cronica in povertà». Eppure l´Italia in recessione, che nega o minimizza, con questa miseria che straripa deve fare i conti. L´abisso non è più costruito di casi estremi, ma di normalità. Lucia, a Sant´Angelo dei Lombardi, ritira ogni mese una pensione di 580 euro. Ne spende 360 d´affitto e 100 per aiutare il figlio disoccupato. «Per cibo, bollette, medicine e vestiti - dice - mi restano 4 euro al giorno». Ad Aversa decine di bambini vanno a scuola lunedì, mercoledì e venerdì. Martedì, giovedì e sabato lavorano per la criminalità: 50 euro al giorno, per pagarsi vitto e alloggio in famiglia. «Il Paese - dice don Luigi Merola, ex parroco a Forcella, costretto a lasciare per le minacce di morte e oggi sotto scorta - alla povertà si è arreso. Taglia i fondi all´istruzione, finge che l´occupazione sia una questione del mercato, condanna i poveri alla delinquenza. L´accelerazione della deriva di Campania e Meridione nella miseria, sotto gli occhi di tutti, è spaventosa. Se non diventa il problema centrale del Paese, il federalismo si tradurrà in una scissione nordista di fatto. L´unico esercito che al Sud faceva paura era quello degli insegnanti: toglierli significa ammettere di mirare al consenso attraverso il controllo della camorra».
La gente, resa apatica da una storia di prepotenze e umiliazioni, è scossa da una paura nuova. «Anche la solidarietà - dice la sociologa Enrica Morlicchio - è allo stremo. Città e paesi sono in mano agli usurai, che riciclano denaro sporco ricattando i poveri. Le case della Campania sono depositi di armi e droga: unica fonte di sostentamento anche per le famiglie oneste». Nei salotti ci si consola ricordando la miseria del dopoguerra. Ma lo spettro ormai ha un profilo preciso: "l´assalto ai forni", la rivolta dei poveri contro lo Stato assente che li ignora. «Il governo - dice Antonio Mattone della comunità di Sant´Egidio - non lotta più contro la povertà, ma contro i poveri. La violenza di quest´anno a Napoli, contro le discariche, contro i rom e contro gli immigrati, è stata premiata. La lezione è semplice: se è filmata dalle tivù, in base alle opportunità elettorali, la violenza della piazza decide. Un cortocircuito civile che in Campania può travolgere tutti. I poveri ormai sono la maggioranza, non rispondono più a nessuno, cominciano a unirsi. Il Sud in miseria, fondato su emigranti, immigrati e criminali, sta spazzando via la politica ostaggio della finanza: l´Italia rischia di smarrire la fiducia non nella ripresa, ma nella democrazia». Come Marina. Da trent´anni vive in un sottoscala a Villa Literno grazie ai 600 euro concessi alla figlia colpita da un´encefalite. È mezzogiorno e il figlio più grande, disoccupato, dorme davanti al focolare spento. L´altra figlia, separata, oggi non ha cibo per i tre bambini. Questa notte l´hanno presa mentre stava per tuffarsi dal balcone nel vicolo.
«Se l´assisto - dice - non posso lavorare. Se lavoro, perdo il diritto al suo assegno». Una frattura storica, la rottura del vincolo tra miserabile, favore e potere. Migliaia di fantasmi, in Campania, si chiedono cosa significhi, se ancora abbia una valore, essere liberi. «La scure che sta tagliando il Paese - dice Marco Rossi Doria, maestro di strada - è la fine dell´interesse della politica per chi ha bisogno di giustizia. La vigliaccheria dell´italietta, la rimozione collettiva della povertà, consente alle istituzioni di confrontarsi esclusivamente con l´economia. I tagli alla scuola, che ricacciano i bambini del Sud nelle strade, sono il simbolo di una condanna definitiva alle mafie. Questo accanimento particolare contro i poveri, con l´arma dell´istruzione negata nel nome del rigore, è il via libera pubblico alla criminalità». Nessuno, in Campania, invoca il fallito assistenzialismo clientelare del passato. In una terra divisa tra fuga e guerra, non ci si vergogna però più di lanciare un «allarme nazionale sui poveri». «Ogni settimana - dice il sociologo Enrico Rebeggiani - se ne vanno centinaia di donne sole. Non era mai accaduto. La regione, come il resto del Sud, si svuota di giovani intraprendenti. La politica è ridotta a reclutamento dei leader prepotenti delle moltiplicate ribellioni possibili: solitamente accade quando i regimi autoritari sono al tramonto».
Per questo, affrontare il cambiamento con l´emergenza che mobilita esercito, polizia e ronde, alimenta la ritirata. «Il Paese - dice Andrea Morniroli della cooperativa Dedalus - deve riconoscere una responsabilità nuova verso i poveri. Sacrificare la Campania e il Meridione alla paranoia della sinistra contro Berlusconi, non legittima solo la corruzione del potere: distrae una coscienza civile e trascina l´Italia dalla povertà regionale alla cultura nazionale dell´arretratezza armata». In via S. Maria Ante Saecula 109, rione Sanità a Napoli la casa grigia di Totò, chiusa e quasi introvabile, è abbandonata. Sembra crollare. Nel "basso" hanno aperto un´officina abusiva. Il Comune aveva promesso al mondo un museo. È stata venduta a un anonimo privato. Un vigile tira un lenzuolo blu, steso ad asciugare dalla casa di fronte. Copre anche la targa, sporca e illeggibile. Forse vuol cancellare chi, anticipando una tragedia, faceva ridere. Ed è stato confuso con un comico.

Giancarlo Siani ( da Giornalismo partecipativo di Gennaro Carotenuto)

siani

Il 23 settembre di 23 anni fa, era il 1985, la camorra assassinava un giovane cronista napoletano, Giancarlo Siani. Questo articolo, pubblicato su Il Mattino, è considerato la sua condanna a morte. I camorristi autori materiali dell’omicidio sono stati condannati all’ergastolo, ma sulle indagini di Giancarlo che lambivano il potere democristiano e anticipavano di anni Tangentopoli è sceso il silenzio per sempre.

Scandalo del latte in polvere. In Italia ci sono rischi?

La parola agli esperti

Aumentano i controlli alle frontiere sui prodotti alimentari importati dalla Cina. E aumentano i controlli nelle principali chinatown italiane. Lo scandalo del latte in polvere alla melamina ha raggiunto anche Europa e America e si è allargato a quei prodotti fabbricati in Paesi che abbiano utilizzato il latte contaminato anche solo come ingrediente, per esempio per la preparazione di snack, cioccolato o biscotti. Ci sono dei rischi anche per le famiglie italiane? “In teoria no, sostiene Franca Braga, supervisore ricerche alimentari di Altroconsumo. Secondo le normative in vigore il latte e derivati provenienti dalla Cina non possono entrare nel nostro paese e questo secondo un bando UE in vigore dal 2002. Non è possibile però escludere a priori importazioni illegali magari in maniera indiretta, o quanto meno è indispensabile verificare con opportuni controlli anche questa ipotesi sperando che resti solamente un ipotesi. I primi sequestri sono già stati effettuati a Firenze e Milano.” Massima allerta, quindi, ma nessun timore per chi acquista prodotti di qualità, che attestino la provenienza delle materie prime, ancora meglio se in negozi italiani. Dello stesso avviso anche il Dott. Riccardo Davanzo, responsabile del reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale dell’ospedale Burlo Garofolo di Trieste. “Le cifre provenienti dalla Cina sono impressionanti: decine di migliaia di bambini ammalati e ricoverati, alcuni addirittura morti a seguito dell'aggiunta di melamina alle formule lattee per l'infanzia con l'obiettivo di far risultare in maniera fittizia più elevato il contenuto di proteine. L'allarme da parte delle famiglie è comprensibile, ma da noi in Italia e più in generale in Europa al momento è infondato. Quanto vale per un sistema economico in crescita caotica e con pochi controlli quale quello cinese non deve essere trasferito automaticamente alla realtà italiana. La tradizione dell'industria italiana produttrice di alimenti per l'infanzia è buona ed il sistema di controlli pubblici efficace.” I rischi, quindi, sembrano circoscritti alle comunità di cinesi residenti in Italia dove potrebbero essere stati importati illegalmente partite di latte (o altri alimenti) contaminati alla melamina.

Che cos’è la melamina
È un composto che si presenta come polvere bianca formata dal 50% di azoto (per questo si usa come fertilizzante nell’industria della plastica).

Cosa provoca
Esposizioni prolungate possono provocare danni ai reni, patologie alla vescica e disturbi alla sfera riproduttiva (i danni maggiori sono per i neonati, che sono i soggetti maggiormente a rischio per danni tossicologici). Nel caso in cui il latte contaminato sia stato utilizzato come ingrediente per dolci e merendine, il rischio è minore: la percentuale di latte, in questi casi, è ridotta.





ACLI Mezzogiorno. Vita sociale.: Scandalo del latte in polvere. In Italia ci sono rischi?

venerdì, settembre 26, 2008

Cercatori di funghi è già boom di richieste

Cercatori di funghi è già boom di richieste

LUIGI MOFFA Castelpagano. Sono circa 350 le domande pervenute alla Comunità Montana Alto Tammaro per il rilascio del tesserino per la raccolta dei funghi epigei spontanei commestibili ai sensi della legge regionale n°8 del 24 luglio 2007. Delle 350 domande giunte all’ufficio competente, 310 sono di cittadini residenti nell’ambito territoriale della Comunità Montana Alto Tammaro che hanno già superato il colloquio abilitativo che consente appunto il rilascio del tesserino. L’ufficio preposto della Comunità è ancora a disposizione per eventuali ulteriori richieste. Coloro che sono interessati alla raccolta dei funghi devono presentare apposita istanza (il modello è a disposizione presso l’ente) corredata dalla fotocopia del documento di riconoscimento, due foto ed una marca da bollo da 14,62 euro. Inoltre, dopo aver superato l’esame abilitativo verrà effettuato un versamento del contributo di cui all’articolo 4, comma 9 della legge regionale di 30 euro sul conto corrente n. 10313823 intestato alla Tesoreria della Comunità Montana Alto Tammaro. È utile ricordare che il tesserino è vidimato annualmente, a partire dall’anno solare successivo al rilascio. La richiesta di vidimazione annuale è accompagnata dalla ricevuta di versamento di 30 euro; il versamento deve essere effettuato entro e non oltre il 31 gennaio dell’anno solare cui si riferisce. La mancata vidimazione annuale del tesserino determina la cessazione della validità del tesserino stesso, con conseguente inidoneità del titolare alla raccolta dei funghi. C’è da dire però che tutti coloro che hanno ricevuto il tesserino per la raccolta dei funghi hanno dovuto fare i conti con una stagione avara di funghi anche e soprattutto a causa del caldo eccessivo e delle scarse piogge.

giovedì, settembre 25, 2008

Iervolino: Parole di apprezzamento sulla candidatura all’Oscar di Gomorra «È una scelta vincente»



Dietrofront di Rosa Russo Iervolino su «Gomorra». Ieri il sindaco di Napoli ha speso parole di apprezzamento sulla scelta di candidare il film di Matteo Garrone agli Oscar ma appena qualche settimana fa non aveva risparmiato rilievi critici nei confronti dell’effetto prodotto dal best-seller dello scrittore Roberto Saviano. «Il film che Matteo Garrone ha tratto dal libro “Gomorra”, di Roberto Saviano, apre uno spaccato di forte realismo sul giro d’affari e di potere che la camorra detiene in determinati territori - sostiene oggi il primo cittadino - È una denuncia che colpisce duro, ma di straordinaria efficacia comunicativa, e rappresenta quindi un’arma potente di lotta contro questa organizzazione criminale. Sono sicura che la scelta di candidarlo agli Oscar, che onora un giovane e coraggioso scrittore della nostra terra, si rivelerà vincente e auguro al film di raccogliere a Los Angeles ampi consensi» conclude. In passato, invece, più volte la Iervolino, cercando di mettere in luce anche gli aspetti positivi della città, ha ripetuto che «non c’è solo “Gomorra” a Scampia, non solo scene di disperazione e negatività. Gomorra dà un’immagine unilaterale del quartiere». L’ultima occasione è stata offerta, l’11 giugno scorso, dalla presentazione del libro inchiesta «Dalla periferia del welfare al centro della solidarietà» di Fabio Corbisiero e Elisabetta Perone, ricercatori della facoltà di Sociologia. In quella circostanza il sindaco ha sostenuto che Scampia non è solo quartiere dormitorio o rione-bancomat di droga e soldi sporchi per la camorra. Ma è anche, ha detto, il luogo dove si concentrano gli sforzi formativi dei volontari, in una ricerca continua di solidarietà partecipata che punta a creare possibilità di inserimento sociale. Infine ha ricordato l’incidenza del terzo settore: Napoli è un territorio ricco di capitale sociale, che andrebbe organizzato e finanziato in una visione di insieme per rendere costanti e armonici gli sforzi formativi.

RETINOPERA: AD ASSISI (26-28 SETTEMBRE) SEMINARIO SU BENE COMUNE E POVERTÀ

"Oggi siamo di fronte ad una grande opportunità come mondo cattolico. Importanti trasformazioni sociali sono in corso e si parla di capitalismo che deve ridefinirsi: basti pensare alla crisi finanziaria di questi giorni, oppure a quella ambientale, oppure alla recente emergenza-cibo. Evidentemente c'è bisogno di nuove coordinate sia su scala nazionale, sia internazionale": lo ha detto al Sir Franco Pasquali, coordinatore nazionale di Retinopera, la realtà che aggrega 18 associazioni e movimenti tra i quali Azione Cattolica, Acli, Agesci, Coldiretti, Focsiv, Comunità di Sant'Egidio, Confcooperative, Fondazione per la Sussidiarietà, Movimento dei Focolari, che ha promosso ad Assisi un seminario su "Bene comune, povertà emergenti e ricchezze negate" (Sacro Convento, 26-28 settembre). Secondo Pasquali "la situazione odierna offre una grande opportunità a quanti sono portatori di valori che guardano al futuro, come sono quelli della Dottrina sociale della Chiesa". Ai lavori del seminario interverranno, tra gli altri, mons. Giuseppe Betori, Giuseppe De Rita, mons. Giampaolo Crepaldi, e i docenti universitari Juan Esteban Belderrain (univ. di La Plata), Adriano Fabris, Aldo Bonomi. L'intervista sarà on-line su www.agensir.it nella giornata odierna.

Il CTA coglie la sfida del cambiamento climatico e lancia un programma di turismo sostenibile


Vitale (CTA - Centro Turistico ACLI): prendiamo sul serio la sfida: il clima e l'ambiente saranno la chiave dei nostri viaggi.

E' dal 1980 che l'OMT (Organizzazione Mondiale del Turismo) promuove il 27 settembre di ogni anno la “Giornata Mondiale del Turismo” in occasione della quale pone degli interrogativi su un tema riguardante un aspetto problematico del fenomeno turistico.
Il tema dell'edizione 2008, è
"Il turismo affronta la sfida del cambiamento climatico"
"IL CTA ha indicato quale prima risposta l'etica della responsabilità da interiorizzare - afferma il presidente nazionale CTA Pino Vitale. - Ci rivolgiamo al turista sociale e solidale, all'homo viator (come lo definisce chiaramente la Chiesa Italiana) che vuole vivere l'esperienza del turismo non come fuga o semplice evasione, ma con tutto il suo significato di ricerca, incontro, dialogo tra popoli e culture”.
I cambiamenti climatici rappresentano oggi una delle più grandi sfide che l'uomo è chiamato ad affrontare e il CTA, in occasione della Giornata Mondiale del Turismo lancia un suo programma di turismo sostenibile. " Venti viaggi attenti alla natura e al clima proposti a tutto il Paese dai nostri centri turistici presenti sulla penisola - conclude Pino Vitale – attraverso i quali ci adopereremo per far maturare l’impegno per questa nuova consapevolezza"

PROSTITUZIONE - Così il mercato del sesso diventa "itinerante"

PROSTITUZIONE - Così il mercato del sesso diventa "itinerante"

Il sindaco di Roma Alemanno commenta i dati della Questura: ''La prostituzione si sposta fuori città, dobbiamo insistere con costanza e tenacia''. Finora più di 400 interventi delle forze dell'ordine dopo l'ordinanza anti-lucciole. E sul ddl Carfagna: ''Mi aspetto che esca una strategia complessiva, anche per il sostegno alle vittime dello sfruttamento''.

- Gli operatori sociali romani denunciano. Le donne hanno paura e le unità di strada fanno più fatica a contattarle, dice Carla Valeri di Magliana 80: le più spaventate le nigeriane, con cui è ormai quasi impossibile stabilire un contatto.

- L'insidia dell'indoor. L'associazione Parsec: la prostituzione è diventata itinerante. Chi è sfruttata, con questa ordinanza vive peggio: se la prostituzione diventa indoor per le donne ci saranno meno possibilità di accedere ai servizi. E le 19 associazioni che avevano aspramente criticato il ddl Carfagna pensano a un vademecum in più lingue da distribuire sulle strade delle città interessate dalle ordinanze dei sindaci. vai>>

PROSTITUZIONE - Boom di nigeriane, cresce il rischio tratta

Oltre 2.400 sbarchi al femminile sulle coste italiane nel 2008 (contro i 650 dello stesso periodo del 2007). Tra le immigrate irregolari primeggiano le nigeriane (1.128 fino al 15 settembre contro le 166 nel 2007). Un dato che fa scattare l'allarme tratta secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni. vai>>

mercoledì, settembre 24, 2008

Cinema, Gomorra designato per Oscar Saviano: "Raccontare è resistere"


Gomorra, il film di Matteo Garrone, è stato designato oggi dall'Anica per rappresentare l'Italia agli Oscar.
Tratto dall'omonimo best seller di Roberto Saviano, ha già vinto il Grand Prix al festival di Cannes. Bisognerà ora attendere il 22 gennaio per sapere se Gomorra è riuscito ad entrare nella rosa delle nomination per l'Oscar straniero che sarà assegnato il 22 febbraio a Los Angeles.

"Sono contento di questa designazione. In America capiranno che raccontare non è diffamare, ma resistere". Così Roberto Saviano ha reagito alla designazione di Gomorra.

"La notizia di oggi mi fa ovviamente grande piacere, ancora di più sapere che è stata all'unanimità. La soddisfazione di questo momento - ha detto il regista, Matteo Garrone - voglio condividerla con tutti: il cinema è un'arte collettiva e come tale va intesa in occasioni piacevoli come questa. Mi piace ricordare il gioco di squadra di Gomorra, da Roberto Saviano agli attori, ai produttori, all'ultimo della troupe".

Dal 18 settembre a 5 ottobre si svolgerà a Cusano Mutri la popolare “Sagra dei funghi”.


Dal 18 settembre a 5 ottobre si svolgerà a Cusano Mutri la popolare “Sagra dei funghi”. La prestigiosa manifestazione giunge quest’anno alla sua trentesima edizione, con uno smalto sempre più vivo e rinnovato per divertire e soddisfare, come sempre e più di sempre, le migliaia di visitatori che si presentano puntuali e numerosi ad un appuntamento divenuto ormai irrinunciabile per gli amanti della natura, dell’enogastronomia, della musica e delle tipicità locali. Sin dall’arrivo nella centralissima Piazza Orticelli, ove sono situati gli stand gastronomici, non si può non essere attratti e rapiti dal delizioso profumo dei funghi porcini che esala dalle cucine in cui ferve la preparazione di piatti squisiti ed assai rinomati come tagliatelle, risotti, gnocchi, lasagne, polenta, carni e tanti altri contorni a base di funghi porcini, vera prelibatezza del sottobosco dei monti che circondano la vallata di Cusano. Dopo aver in tal modo deliziato il palato, si prospetta per grandi e piccini il momento opportuno per una tranquilla passeggiata naturalistica alle Forre di Lavelle, dove lo scorrere delle acque ha dato luogo ad interessanti fenomeni carsici, oppure per salire in sella ai cavalli e percorrere i sentieri più caratteristici lungo il fiume Titerno, oppure, ancora per intraprendere una distensiva passeggiata lungo il sentiero del Monte Calvario, per giungere sul sagrato della omonima chiesetta ed ammirare un panorama assai gradevole. La natura più selvaggia e l’avvenuta più entusiasmante sono però le protagoniste del percorso- avventura nelle Gole di Caccaviola, un sito naturalistico unico al mondo per bellezza e limpidezza, che si snoda in un canyon dove il tempo sembra essersi fermato ed il silenzio è rotto solo dal gorgoglio dell’acqua e dal canto degli uccelli. Altra proposta, parimenti interessante, è il sentiero del Salto dell’Orso: si parte dall’area sagra in fuoristrada per percorrere una strada panoramica mozzafiato e si prosegue infine a piedi, tra campi e boschi, per ammirare, da una terrazza posta a mezza altezza, una straordinaria cascata naturale di trenta metri. Un interessante viaggio nella vita sotterranea attende gli escursionisti della miniera di bauxite di Fosso Calvarusio: muniti di caschi e stivali, si percorreranno i tortuosi cunicoli dove fino ai primissimi anni del Novecento lavoravano i minatori. E se ancora non ci si sentisse soddisfatti, si potrà salire sui quad per attraversare nascosti sentieri sterrati, sia di giorno che di notte, lasciandosi condurre da guide esperte del territorio montano o lanciarsi con il parapendio dal Monte Civita di Cusano, che funge da sfondo al lato sud ovest del borgo, e planare al centro della valle godendo di un panorama spettacolare. Al rientro da queste “immersioni” nella natura più pura ed affascinante attendono la visita del centro storico, con le antiche chiese, le scalinate e le piazzette in pietra, la visita al Museo Civico del Territorio, con una sezione dedicata alla geopaleontologia ed una alla civiltà contadina, ed all’ex-Convento dei Padri Agostiniani, adibito a palazzo delle esposizioni, dove ammirare le mostre fotografiche e di pittura, sempre nuove ed originali, e, infine, la mostra mercato dei prodotti tipici e dell’artigianato locale, dove è possibile trovare ogni sorta di golosità, prodotti da forno, salumi, formaggi, confetture, verdure e ortaggi sott’olio e sott’aceto, vini, liquori, artigianato del legno e della pietra, manufatti in vimini e tante altre curiosità. Al fine di rendere ancora più piacevole l’intrattenimento, non mancheranno nelle varie piazze musica e spettacoli, anche itineranti: pizziche e tammurriate per gli amanti della musica popolare, ritmi esotici per i patiti dei balli latino-americani, piano bar, animazione radiofonica, banda musicale, majorette, passatempo per i più piccoli. Dal 18 settembre al 5 ottobre Cusano Mutri si accinge ad accogliere ancora una volta, con un entusiasmo sempre crescente, i visitatori che vorranno onorare ed apprezzare le tradizioni gastronomiche, artigianali ed artistiche che vivono nella “Perla del Parco del Matese”.

"Quattro Chef per un Emporio". C'erano anche Le pesche coltivate da Acli Terra sui terreni confiscati alla camorra

Le pesche coltivate da Acli Terra sui terreni confiscati alla camorra in Campania sono state offerte alla Caritas Romana in occasione di :

I grandi chef cucinano per gli ospiti della Caritas

"Quattro Chef per un Emporio": una cena di gala presso il centro di accoglienza per senza dimora "Santa Giacinta" a Ponte Casilino (Roma) per sostenere l'Emporio della carità.

Heinz Beck, Antonello Colonna, Filippo La Mantia, Angelo Troiani – quattro tra i "Top Chef" della Capitale – hanno preparato i loro piatti per gli ospiti della Caritas e per 150 sostenitori dell'organizzazione. La serata presentata da Maria Giovanna Elmi ha visto la partecipazione del direttore della Caritas Mons. Guerino di Tora e del Sindaco della Capitale Alemanno.

"Un altro segno della capacità produttiva e della finalità sociale della conduzione dei terreni confiscati alla criminalità organizzata gestiti da ACLI Terra- ha dichiarato Pasquale Orlando, presidente delle ACLI di Napoli e commissario ACLI Terra Bn titolare dei beni- continueremo sulla strada della legalità e della trasparenza costruendo opportunità di lavoro, sviluppo e bene comune"

Fattorie Sociali: si sperimentano in Campania.

La Regione Campania istituisce il Registro delle Fattorie Sociali
Il Decreto Dirigenziale n. 145, del 28 aprile 2008, che detta le linee attuative del Registro Regionale delle Fattorie sociali, è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania n. 21 del 26 maggio 2008.
La Regione Campania, con un provvedimento proposto dall'Assessorato alle Politiche Sociali d'intesa con l'Assessorato all'Agricoltura e alle Attività Produttive, ha istituto il Registro delle Fattorie Sociali.
«Con questo provvedimento – ha dichiarato l'Assessore alle Politiche Sociali Alfonsina De Felice – investiamo, prima Regione in Italia, nella sperimentazione di modelli innovativi nel campo dell'inclusione sociale. Per «fattoria sociale» noi intendiamo l'impresa no profit condotta con etica di responsabilità verso la comunità e verso l'ambiente, che utilizza fattori di produzione locali e svolge attività agricola e zootecnica. Per sostenere questo modello di inclusione sociale abbiamo già investito 400mila euro».
La ‘Fattoria sociale’ collabora con le istituzioni pubbliche e con gli altri organismi del terzo settore in modo integrato, attivando sul territorio reti di relazioni, creando mercati di beni relazionali, aumentando la dotazione di capitale sociale e offrendo risposte a bisogni sociali latenti o che i servizi tradizionali non sono in grado di soddisfare. Quando è possibile, inoltre, riutilizza i beni sottratti alle organizzazioni criminali e quindi promuove quale ulteriore valore aggiunto la cultura della legalità.
Il Decreto Dirigenziale n. 145, del 28 aprile 2008, che detta le linee attuative del Registro Regionale delle Fattorie sociali, è in fase di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania.

«Con l’istituzione del Registro - ha commentato l'Assessore all'Agricoltura e alle Attività Produttive Andrea Cozzolino - regolamentiamo e potenziamo ulteriormente le attività realizzate dalle Fattorie Sociali. Noi le vogliamo protagoniste di azioni di sistema fortemente innovative e di interesse strategico, come la promozione dell'inclusione sociale nelle aree di intervento del sistema integrato dei servizi sociali della Campania, la diffusione della cultura della legalità e la promozione dello sviluppo sostenibile in agricoltura. L’obiettivo dell’impresa non può e non deve essere solo quello di creare reddito, ma anche e soprattutto quello di dare opportunità ai nostri giovani, di dare loro un lavoro. Un concetto, questo, che è valido a maggior ragione in un territorio come il nostro, in cui lo sviluppo economico deve essere necessariamente accompagnato da una crescita nel livello di coesione sociale».

martedì, settembre 23, 2008

Latte cinese: MELAMINA, SEQUESTRI A FIRENZE E A MILANO

I Nas sequestrano latte, yogurt e biscotti. Ma le analisi di laboratorio sono ancora in corso.

Latte adulterato “made in China”. A Firenze e Milano scattano già i primi sequestri. Nessun pericolo accertato, al momento, perché ancora sono in corso le analisi in laboratorio. Il bilancio, per ora, è di un centinaio di confezioni di latte e yogurt provenienti dalla Cina e trovati in due negozi nella capitale lombarda, e circa 6 quintali e mezzo di biscotti, sempre provenienti dalla Cina, sequestrati a Firenze.
La notizia è stata resa nota dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. “I carabinieri dei Nas che hanno provveduto ai sequestri”, ha spiegato nel corso della conferenza stampa in corso al ministero del Welfare, “continueranno ad effettueranno controlli a tappeto di tutte le merci ed i negozi che distribuiscono prodotti cinesi ed etnici”.

Il tipo di rischio in Italia

Allarme in Cina, la Nestlé che ritira un suo latte a Hong Kong. Si corrono rischi e quali in Italia? Claudia Mazzetti, dirigente medico all’ufficio di alimenti e nutrizione del Dipartimento di Sanità pubblica nell’azienda Usl di Bologna, ci racconta che sono arrivate richieste di controlli dalla Comunità europea.“In Italia non c’è alcun pericolo per quanto riguarda le importazioni di latte dalla Cina attraverso i canali ufficiali. Quello che invece ci è stato chiesto dall’Unione europea è di intensificare i controlli attraverso i canali "clandestini".
Quindi il latte in polvere potrebbe arrivare illegalmente in Italia?
“Il rischio ci può essere. E noi eseguiremo accertamenti, come richiesto, tanto sugli scaffali quanto nei magazzini delle ditte che potrebbero avere come fornitori aziende cinesi, e prodotti quindi, realizzati con latte in polvere adulterato”.

La Cia apprezza l'intervento Ue

Anche la Cia (Confederazione italiana agricoltori) apprezza il giro di vite dell'Ue sui controlli all'import di prodotti provenienti dalla Cina, ma che coinvolgono anche una multinazione europea come la Nestlé.
Per la Cia, in Italia non è previsto alcun rischio, perché il nostro paese non importa latte né prodotti derivati dalla Cina. Ma non bisogna abbassare la guardia in tema di sicurezza alimentare, in un momento in cui è quanto mai opportuna “una rete di tutela più rigida alle frontiere europee”.
Anche in Italia, continua la Cia, bisogna continuare a vigilare e ad intensificare i controlli per contrastare qualsiasi importazione clandestina di prodotti nocivi, e sottolinea l'importanza dell'indicazione d'origine in etichetta, in modo da tutelare consumatori e produttori.

Anche per Coldiretti meglio controllare

Anche Coldiretti ritiene positivo il giro di vite sui controlli all'importazioni cinesi annunciato dalla Ue in seguito allo scandalo del latte contaminato dalla melamina va esteso. Anzi il rigore va esteso a tutti i prodotti alimentari importati dal gigante asiatico.
Coldiretti sottolineare che, anche se dal 2002 l'Ue ha chiuso le frontiere alle importazioni di latte e prodotti lattieri originari dalla Cina, il gigante asiatico è il paese che ha ricevuto dall'Unione Europea il maggior numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perchè contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge.

Triplicate le importazioni di pomodoro

L'Italia non importa latte e suoi derivati dalla Cina, ma nel 2007 - sottolinea la Coldiretti - sono quasi triplicate le importazioni di pomodoro concentrato per un quantitativo che equivale a circa un quarto dell'intera produzione di pomodoro coltivata in Italia. Di fronte all'estendersi dell'allarme sui rischi dei prodotti cinesi occorre immediatamente prevedere l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti per favorire i controlli, permettere l'immediato ritiro dal mercato dei prodotti eventualmente pericolosi e garantire così la sicurezza dei cittadini

La sottosegretaria Martini convoca i Nas

La sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, intanto ha convocato per domani alle 12,30 presso la se del del ministero un vertice con il Direttore generale della sicurezza degli alimenti e nutrizione del sinistero, Silvio Borrello e il Comandante dei carabinieri del Nas, generale Saverio Cotticelli. Scopo dell'incontro, informa una nota del ministero, è “definire una strategia comune volta a potenziare i controlli transfrontalieri al fine di scongiurare il rischio di introduzione nel nostro paese di prodotti vietati e ridurre a zero la possibilità di rischio per la salute pubblica”. Ottima iniziativa, ma chi controlla la Nestlé?

San Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione) 23 settembre


Pietrelcina, Benevento, 25 maggio 1887 - San Giovanni Rotondo, Foggia, 23 settembre 1968

Francesco Forgione nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Il 20 settembre 1918 il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Muore il 23 settembre 1968, a 81 anni. Dichiarato venerabile nel 1997 e beatificato nel 1999, è canonizzato nel 2002.

Etimologia: Pio = devoto, religioso, pietoso (signif. Intuitivo)

Martirologio Romano: San Pio da Pietrelcina (Francesco) Forgione, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, che nel convento di San Giovanni Rotondo in Puglia si impegnò molto nella direzione spirituale dei fedeli e nella riconciliazione dei penitenti ed ebbe tanta provvidente cura verso i bisognosi e i poveri da concludere in questo giorno il suo pellegrinaggio terreno pienamente configurato a Cristo crocifisso.

Quando muore, il 23 settembre 1968, a 81 anni, le stimmate scompaiono dal suo corpo e, davanti alle circa centomila persone venute da ogni dove ai suoi funerali, ha inizio quel processo di santificazione che ben prima che la Chiesa lo elevasse alla gloria degli altari lo colloca nella devozione dei fedeli di tutto il mondo come uno dei santi più amati dell’ultimo secolo.
Francesco Forgione era nato a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. I suoi genitori, Grazio e Giuseppa, erano poveri contadini, ma assai devoti: in famiglia il rosario si pregava ogni sera in casa tutti insieme, in un clima di grande e filiale fiducia in Dio e nella Madonna. Il soprannaturale irrompe assai presto nella vita del futuro santo: fin da bambino egli riceveva visite frequenti di Gesù e Maria, vedeva demoni e angeli, ma poiché pensava che tutti avessero queste facoltà non ne faceva parola con nessuno. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Vuole partire missionario per terre lontane, ma Dio ha su di lui altri disegni, specialissimi.
I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.
Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali.
Il 20 settembre 1918, infatti, il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.
Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.
“Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà,la pazienza, il silenzio,la purezza,la carità.“Vorrei avere una voce così forte – diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.
Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano. Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva Padre Pio – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”.
Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri; si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale. Perché tanta devozione per questo san Francesco del sud?
Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così:“Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi - è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore”.

lunedì, settembre 22, 2008

I grandi chef cucinano per gli ospiti della Caritas

I grandi chef cucinano per gli ospiti della Caritas

“Quattro Chef per un Emporio”: una cena di gala presso il centro di accoglienza per senza dimora “Santa Giacinta” a Ponte Casilino per sostenere l’Emporio della carità.

Heinz Beck, Antonello Colonna, Filippo La Mantia, Angelo Troiani – quattro tra i “Top Chef” della Capitale – prepareranno i loro piatti per gli ospiti della Caritas e per 150 sostenitori dell’organizzazione.

23 settembre 2008 presso il Centro accoglienza “Santa Giacinta” a Ponte Casilino (via Casilina Vecchia 19). Conferenza stampa ore 18.30 - cena ore 20.30 (solo inviti)

I quattro “Top Chef” di Roma, Heinz Beck, Antonello Colonna, Filippo La Mantia, Angelo Troiani, prepareranno le loro specialità per gli ospiti della casa di accoglienza per senza dimora “Santa Giacinta” della Caritas di Roma e per 150 invitati che, con il loro contributo, sostengono l’Emporio della solidarietà.

La serata “Quattro Chef per un Emporio”, che si svolgerà martedì 23 settembre, è organizzata dalla Caritas diocesana di Roma in collaborazione con l’Associazione Amici della Caritas, il giornalista enogastronomo Luigi Cremona, la società di organizzazione eventi Witaly e con il patrocinio del Comune di Roma.

Alla serata interverranno il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il direttore della Caritas di Roma, mons. Guerino Di Tora. Il ricavato della manifestazione andrà a sostenere l’Emporio della solidarietà, il supermercato “gratuito” per le famiglie indigenti.

Gli chef prepareranno i piatti con ingredienti semplici, in larga parte coincidenti e rispondenti a quanto reperibile nell’Emporio. Si inizierà con la pasticceria salata della sezione giovani della F.I.C. Federazione Italiana Cuochi, accompagnata dalle bollicine dell’azienda Ferrari Spumante. Per l’antipasto Filippo La Mantia proporrà la “caponatina di melanzane con cioccolato medicano”, portando in tavola i profumi della Sicilia dove è cresciuto, abbinata ai vini dei Feudi di San Gregorio. Il primo di Antonello Colonna, si rifà ai sapori della cucina romana evoluta, “cappello di maialino e finocchiella con lacca di mostarda in zuppa di topinambur e croccante di arachidi” accompagnato dai vini di Montresor. Angelo Troiani del Convivio cucinerà il secondo: “la coscia di pollo speziata nel barattolo con funghi, patate e verdure” con i vini del Borro della famiglia Ferragamo. Heinz Beck della Pergola chiuderà con un irresistibile dolce, una “mousse al caffè con cilindro al rum e gelato al latte ridotto” con i grandi vini dolci siciliani di Donnafugata e le frivolezze finali sempre opera dei giovani cuochi della F.I.C.

Per la serata l’AIS Roma, Associazione Italiana Sommelier, metterà a disposizione alcuni sommelier che aiuteranno gli ospiti nella degustazione dei vini mentre gli studenti dell’Istituto Professionale Servizi Alberghieri di Roma collaboreranno nel servizio in sala. La cena-evento sarà presentata dalla conduttrice Maria Giovanna Elmi accompagnata da Luigi Cremona, noto giornalista del settore, premio Luigi Veronelli 2008 e premio Bibenda 2007.

Ci saranno anche le pesche coltivate da Acli Terra sui terreni confiscati alla camorra .

STRAGE CASTELVOLTURNO: ORLANDO (ACLI), “DALLA SOLITUDINE LA REAZIONE VIOLENTA”

STRAGE CASTELVOLTURNO: ORLANDO (ACLI), “DALLA SOLITUDINE LA REAZIONE VIOLENTA”
“A Castelvolturno nell’agguato i malavitosi hanno sparato nel mucchio a persone di colore per colpire gli africani: possiamo dire che siamo di fronte ad una strage anche di carattere razzista che è stata pericolosamente sottovalutata dalla popolazione e dai politici”. A dichiararlo è Pasquale Orlando, presidente delle Acli di Napoli, che oggi si recherà a Castelvolturno per portare la sua solidarietà. “Se non fosse andato immediatamente sul posto l’arcivescovo di Capua, mons. Bruno Schettino, avremmo avuto il senso di una solitudine totale delle persone che hanno subito l’attacco allucinante della camorra e sarebbe stata la base per arrivare a delle banlieu all’italiana anche in queste zone”, già degradate dove spaccio di droga, prostituzione, migliaia di immigrati clandestini, povertà sono problemi quotidiani. La reazione degli immigrati, sicuramente violenta, “si può anche capire”, a giudizio di Orlando: “Dopo una situazione di sfruttamento quotidiano e di attacco così brutale si accentua la solitudine di queste persone e la protesta ne è una conseguenza”. Da questa vicenda “viene più forte una richiesta di legalità, di controllo del territorio e di vera integrazione”. A essere vicini agli immigrati, che “hanno diritto a una maggiore protezione”, sono stati finora, conclude Orlando, “la Chiesa e il volontariato”.

Videointervista a China Keitetsi



Nella sua intervista China racconta con semplicità, naturalezza e sentimento il suo sofferto passato di coraggio e di violenza da bambina soldato.

Il suo sguardo esprime una notevole forza d’animo e dalle sue parole traspaiono la speranza nel futuro e la volontà di non arrendersi mai al ricordo di un’infanzia negata.

Il tutto è sintetizzabile in “Il passato è passato. E il futuro è cominciato!”.

Una testimonianza preziosa nel far luce sul tema dei bambini soldato, che si stima oggi siano nel mondo più di 300.000.
Attraverso la sua esperienza di vita China ci invita tutti a “lottare: alzare la voce e chiedere giustizia”, perché “la guerra continua e ci sono ancora bambini che piangono”.

Aiutiamo China in questa sua battaglia: ascolta la sua intervista e condividi con noi le tue emozioni e le tue sensazioni.
Solo così, citando Gandhi, saremo “il cambiamento che vorremmo vedere avvenire nel mondo”.

China Keitetsi

China Keitetsi nasce in Uganda nel 1976.
All'età di nove anni fu portata via dalla sua famiglia d'origine per essere condotta in un campo di reclutamento del National Resistance Army. Qui le fu dato un fucile e ordinato di uccidere.


Durante gli anni nell'esercito fu costretta a subire diversi maltrattamenti che l'hanno cambiata per sempre. La terribile condizione di questa bambina soldato terminò nel 1999 quando, con l'aiuto delle Nazioni Unite, riuscì a scappare e a rifugiarsi in Sudafrica.

China Keitetsi oggi vive tra la Danimarca e il Ruanda ed è impegnata con tutta se stessa per difendere ed aiutare i bambini la cui infanzia è stata violata.


domenica, settembre 21, 2008

Federalismo fiscale visto da sud.

di Amedeo Lepore

Uno dei principali temi del momento è rappresentato dal “federalismo fiscale”, che, tuttavia, rischia di diventare l’ambito per iniziative di carattere del tutto diverso, a tratti ideologico, o per l’affermazione di principi lontani da nuove e chiare regole, volte a garantire l’autonomia finanziaria di entrata e di spesa alle istituzioni territoriali, attraverso “tributi ed entrate propri”, in sintonia con i principi costituzionali, oltre che con le norme di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, e attraverso “compartecipazioni al gettito di tributi erariali”, riferibili al territorio. Il Presidente della Repubblica, parlando a Venezia in questi giorni, ha sostenuto “l’esigenza di un rinnovato, consapevole ancoraggio alla Costituzione”, tanto più forte, quanto più si corra il pericolo di un indebolimento della coesione nazionale e del tessuto ideale e civile del Paese. La necessità oggettiva di una riforma, per dar vita al sistema progettato con l’articolo 119 della Costituzione, secondo il Capo dello Stato, può realizzarsi senza mettere in discussione “l’unità e indivisibilità della Repubblica”, considerata come “valore storico e principio regolatore fondamentale, di certo non negoziabile”, combattendo i particolarismi e le chiusure delle aree più avanzate, in nome del principio di solidarietà, e chiamando il Mezzogiorno ad una “prova di responsabilità” per l’impiego economico e la resa qualitativa dei finanziamenti pubblici, sia nazionali che europei. D’altro canto, Massimo D’Alema, presentando a Napoli un’iniziativa di collaborazione meridionalista tra “Italianieuropei” e “Mezzogiorno Europa”, ha posto in evidenza la necessità di non confondere il livello delle prestazioni connesse ad un diritto di cittadinanza, come quello derivante dal pagamento delle imposte, con un’esigenza diversa, di tipo territoriale, che non può sovrastare l’uguaglianza delle prerogative di tutti gli italiani. Un nuovo patto fiscale, si dovrebbe significare, mentre la pratica concreta sembra muoversi nella direzione di una progressiva, per quanto “morbida”, azione di disgregazione dello Stato. Tuttavia, per evitare ogni inutile discussione sul carattere retrò o meno di una posizione aperta ad un vero federalismo, responsabile, efficace ed equo, ma nettamente contraria ad una distorsione dei meccanismi fondativi del sistema repubblicano e democratico, occorre entrare - come si dice - nel merito. Il disegno di legge delega sul “federalismo fiscale”, approvato in via preliminare dal Governo, per ora non è altro che un grande contenitore di tematiche, quanto mai varie e generali, che dovranno essere sottoposte ad un attento esame delle istituzioni e delle forze sociali, in un arco di tempo non brevissimo. Tuttavia, vi sono alcuni punti che richiedono un’immediata chiarificazione o, meglio, una profonda revisione. Innanzitutto, preoccupa l’assenza di ogni riferimento quantitativo per il calcolo dei costi standard, che sostituiscono - a giusta ragione - la spesa storica, al fine della valutazione delle risorse necessarie per coprire, integralmente, l’erogazione dei servizi legati all’istruzione, alla sanità, all’assistenza e, in parte, quelli connessi ai trasporti locali. Questa indicazione concreta non può essere rinviata all’adozione dei successivi decreti legislativi da parte del Governo, ma deve essere oggetto di un esame connesso all’impianto stesso della riforma; inoltre, andrebbero individuati con nettezza e omogeneità i parametri di riferimento regionale e gli obiettivi di servizio a base del calcolo delle spese standard, in modo da non creare disparità tra gli utenti dei servizi erogati al Nord e quelli delle altre aree del Paese. Un secondo punto di analisi critica riguarda la spesa non riconducibile ai livelli essenziali delle prestazioni, che, sulla base dell’attuale proposta - in questo caso, con una forte incongruenza, non si fa più ricorso ai costi standard, ma si torna a quelli storici -, comporterebbe un trasferimento secco di risorse dal Sud al Nord pari a circa un 30% del totale. Altre notevoli contraddizioni riguardano: l’interpretazione del meccanismo perequativo, che non può assolutamente rappresentare un insieme di regole secondo cui le regioni ricche finanziano le povere; i livelli di “intesa” tra lo Stato e le istituzioni territoriali e, in particolare, il ruolo della “Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale”; l’effettuazione degli interventi speciali di cui al quinto comma dell’articolo 119, che potrebbero essere puramente aggiuntivi e -udite, udite! - centralizzati. Su diversi di questi temi sarà possibile tornare con maggiore approfondimento e compiutezza. Tuttavia, su una questione, che non riguarda esclusivamente il testo del disegno di legge, ma una scelta politica di carattere strategico, va compiuta una riflessione fondamentale. Come ha osservato il Presidente della Repubblica: “In Italia, deve porsi in particolare un forte accento sul rapporto tra un più coerente disegno evolutivo in senso autonomistico e federalistico dell’ordinamento della Repubblica, e il superamento di quel persistente, e perfino aggravato, divario tra Nord e Sud che denuncia la storica incompiutezza dell’unificazione nazionale”. Infatti, come si fa ad affrontare il tema dello sviluppo del Paese, del suo recupero di efficienza e competitività a livello internazionale, facendo finta che il “dualismo italiano” non esista più? La necessità di una politica di carattere nazionale, che si ponga concretamente l’obiettivo di affrontare uno dei principali nodi strutturali dell’economia e della società italiana, individuando le modalità per assicurare uno sviluppo produttivo e reali condizioni di mercato nel Mezzogiorno, non è la riproposizione di una vecchia forma di meridionalismo. Molto più seriamente, è l’unico terreno su cui un nuovo protagonismo, una piena assunzione di responsabilità da parte dei meridionali, una capacità “rivoluzionaria” di smantellare dal basso il sistema degli sprechi e dell’assistenza parassitaria, possono incontrarsi con un’azione condivisa di riforma delle istituzioni e di promozione di una moderna economia competitiva da parte dello Stato.

Amedeo Lepore

Afroitaliani: squilli di rivolta per la dignità. di Gennaro Carotenuto



Don’t you know they’re talking about a revolution

It sounds like a whisper
Tracy Chapman

Per due volte in pochi giorni, a Castelvolturno e a Milano, degli afroitaliani sono stati ammazzati da italiani. Non è la prima volta e a due passi da Castelvolturno, a Villa Literno, fu assassinato nel 1989 Jerry Esslan Masslo, il primo omicidio razzista in Italia. Ma la novità è che per due volte in poche ore i negri d’Italia sono scesi in piazza, hanno protestato e hanno causato incidenti.

Poca roba in realtà, qualche cassonetto bruciato e qualche auto sfasciata nel casertano, ancora meno a Milano. Ma per due volte in poche ore hanno gridato che in questa Italia oppressiva prima ancora di essere repressiva, che pretende di farli sentire diversi, inferiori, ospiti indesiderati in ogni secondo della loro vita, che pretende di sfruttarli sul lavoro e quando pagano l’affitto, ma poi li pretende invisibili, e che non smette di discriminarli e criminalizzarli neanche quando vengono ammazzati dagli italiani, loro vogliono solo essere cittadini e non vogliono più abbassare la testa.

A Castelvolturno la rabbia dei negri era dovuta ad un massacro di camorra, il più grave causato dalla criminalità organizzata italiana da anni, con quello di Duisburg nel 2007. Dopo la strage, oltre a dover piangere i loro morti, avevano dovuto prendere atto che tutti erano stati già condannati per direttissima dai media italiani: tutti delinquenti, tutti spacciatori. I negri, anche quel 99% che si spezza la schiena da sole a sole nei campi di pomodori per pochi spiccioli, sono tutti delinquenti.

Per i media (ma quando li processeremo davvero?) non c’è stato mai dubbio: è stato un regolamento di conti. Come se la camorra fosse un giudice infallibile, come se essere ammazzati dalla camorra equivalesse ad una sentenza definitiva di condanna, come se le raffiche di AK dei casalesi confermassero quello che gli italiani pensano da sempre: che tutti i negri sono delinquenti e che se ne devono andare.

Tutto indica invece che i casalesi hanno sparato nel mucchio, un negro vale l’altro per gli italiani e quindi un negro vale l’altro anche per i casalesi. Ci stupiamo? Ma se il clan camorristico dei casalesi ha davvero sparato nel mucchio, per dare una lezione ai negri, uccidendo il giusto per il peccatore, allora quella di Castelvorturno non è (solo) una strage di camorra: è la prima strage di razzismo in Italia. Sei negri ammazzati in quanto tali perché se ne vadano tutti, come quando i neonazisti tedeschi danno fuoco agli ostelli.

E il paradosso è che quei ragazzi neri di Castelvolturno che bruciano cassonetti per chiedere giustizia, per gridare l’innocenza dei loro amici, lo fanno anche per sostituirsi agli italiani che hanno rinunciato ad esigere rispetto e giustizia. Non vogliono i negri i cittadini di Castelvolturno ma abbassano la testa di fronte al camorrista. Come successe con gli ebrei, se la prendono con il negro, il male che ritengono esogeno, perché non hanno la forza di prendersela con quello endogeno, la camorra. E allora sono i negri, i delinquenti, i clandestini, a chiedere più Stato. Si fanno domande semplici, ma sono quelle che gli italiani non sanno più farsi: dov’è lo Stato a Castelvolturno? Perché lo Stato lascia il territorio nelle mani della camorra? Perchè non abbiamo diritti? Quale percorso di integrazione ci offre l’Italia? A chi conviene farci rimanere clandestini? Perché dobbiamo lavorare, vivere e morire così?

A Milano, per uno dei più efferati omicidi da decenni, un ragazzino afroitaliano con la pelle nera massacrato a sprangate da due commercianti, il processo è simile. Era un ladruncolo Abba, aveva rubato dei biscotti dicono gli assassini, come se fosse un’attenuante. Era un ladruncolo, aveva rubato dei biscotti, ripetono come pappagalli i giornali e i tigì senza professionalità, né etica, né decoro, né vergogna.

E devi perdere tempo a spiegare che quella è solo la versione degli assassini e devi perdere tempo a spiegare che i giornali sono falsi, tendenziosi, infamanti e pericolosi a dare la versione degli assassini come oro colato. E devi perdere tempo a spiegare che mentre dei biscotti rubati non vi è conferma ed è sempre più solo la versione degli assassini, le telecamere confermano la metodicità della barbarie: decine di metodiche sprangate fino a lasciare esanime quel ragazzino dalla pelle nera. Altro che rissa, altro che biscotti, altro che un solo colpo partito alla cieca, come hanno cercato di farci credere: quello di Abba è stato un metodico omicidio di bianchi accecati dall’odio razziale.

E deve proprio ribollirti il sangue a 18 anni se ti ammazzano un amico a sprangate e poi cercano pure di farlo passare per un delinquente. Delinquente come tutti i negri. Tornino a casa loro. E allora eccoli quei negri milanesi, italiani di seconda generazione, afroitaliani ovvero cittadini ma di serie B, come quelli della banlieu francese. “Bianchi bastardi” gridano per la prima volta, ma soprattutto gridano “italiani ignoranti” ed è un flash in faccia che ci fotografa come paese. E quel flash ci fotografa con gli occhi rossi; di odio. Italiani ignoranti, sempre più instupiditi dalla propaganda della paura e dell’odio, obbligati a cercarsi un nemico al quale dare la colpa di una vita e di un paese grigio e arretrato. “Italiani ignoranti”, lo gridano con l’accento milanese. Gridano che sono italiani come noi ma che sono esasperati di essere guardati male ogni volta che scendono in strada, ogni volta che vanno a fare la spesa e si vedono sospettati come ladri, ogni volta che vogliono andare a divertirsi e vengono trattati come abusivi.

Anche gli afroitaliani milanesi vogliono solo che vengano rispettati i loro diritti. Come gli immigrati di Castelvolturno vogliono solo essere trattati come cittadini. In quei cassonetti bruciati e in quel “italiani ignoranti”, in questo scendere in piazza che per la prima volta si fa aggressivo, c’è anche una presa di coscienza classica. Hanno capito che nulla gli sarà concesso, che tutto dovrà essere conquistato con la lotta, come nulla è stato concesso e tutto conquistato in 180 anni di storia del movimento operaio. Gli afroitaliani hanno capito che devono conquistarsi il loro posto di cittadini e sono disposti a lottare. Hanno capito che è la battaglia di civiltà più importante, e hanno capito quello che gli italiani hanno dimenticato: che solo in un paese che progredisce e che si apre e non in uno che regredisce e si chiude, c’è futuro.

Sono gli afroitaliani, e se fossero anche la parte sana di questo paese?