COME VOTARE AL REFERENDUM DEL 25 GIUGNO?
La nostra Costituzione nel suo sessantesimo compleanno ha subìto l’attacco più subdolo della sua storia. Un attacco che è stato però sventato, per il momento, da cittadini singoli e organizzati che insieme hanno detto no alla riforma voluta dal governo Berlusconi raccogliendo le firme necessarie per chiedere il referendum abrogativo. Per la prima volta i cittadini si sono fatti promotori di una consultazione sulla Carta fondamentale della nostra Repubblica. D’altra parte fare della Costituzione un prodotto di uno solo dei due poli è tradire l’idea stessa di Costituzione.
Come sappiamo molte associazioni non si sono limitate ad esprimere un giudizio negativo su questa riforma ma si sono impegnate, insieme alle forze sindacali e politiche, per raccogliere le firme per indire il referendum e dire “No”. La raccolta di firme ha visto una volontà convinta dei cittadini di riappropriarsi della loro Carta Costituzionale. Il referendum del 25 giugno segnerà dunque una tappa importante nella vita della nostra democrazia. Proprio da questa mobilitazione dobbiamo partire e fare la nostra parte orientando i cittadini rispetto al prossimo referendum, facendo capire le ragioni per cui è necessario cancellare questa riforma. Dobbiamo lavorare per rendere possibile una nuova stagione costituente che coinvolga non solo le forze politiche ma anche quelle della società civile. Abbiamo bisogno di rifondare le ragioni originarie della nostra democrazia, nella condivisione delle scelte, dei valori e dei principi che sono alla base della nostra convivenza.
La posta in gioco è alta e l’esito del referendum non lascerà inalterati gli equilibri politici del nostro Paese. E’ prevedibile che soprattutto la Lega sarà costretta a riesaminare la propria linea politica.
La riforma costituzionale, voluta e votata lo scorso 16 novembre dalle forze della Casa della Libertà, ha uno spettro ampio: è composta da 53 articoli che modificano ben 49 degli 80 articoli di cui è composta la seconda parte della Costituzione incidendo in ciascuno dei 6 titoli; le modifiche riguardano il bicameralismo, il procedimento legislativo, la forma di governo, il sistema delle autonomie, le istituzioni di garanzia. La revisione, che formalmente riguarda la seconda parte della Costituzione, in realtà va a toccare anche i diritti disciplinati nella prima parte. L’alterazione profonda degli equilibri istituzionali tra governo, parlamento, istituzioni intermedie e organi di controllo incide di fatto sulla esigibilità dei diritti e dei principi contenuti nella prima parte.
Nel merito della riforma critichiamo innanzitutto lo sbilanciamento dei poteri nelle mani del Primo Ministro che diviene di fatto inamovibile anche da parte della sua stessa maggioranza. Una sorta di polizza a vita del premier aggravata dalla mancanza degli opportuni contropoteri (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale e autorità amministrative indipendenti).
Giudichiamo inoltre le norme approvate contraddittorie e pasticciate, con particolare riferimento al Senato, la cosiddetta Camera delle Regioni, per il quale la riforma ha costruito un procedimento legislativo così complesso e barocco da mettere in seria discussione il suo funzionamento.
Stesso pasticcio per la cosiddetta “devolution” che da una parte sembra fondata sulla competizione tra Regioni, piuttosto che sulla loro collaborazione; dall’altra configura per molti aspetti un ritorno al vecchio modello centralistico. L’attribuzione alle Regioni delle competenze esclusive in materia di sanità, scuola e polizia amministrativa locale indebolisce l’unità dei grandi sistemi nazionali, aggravando ulteriormente le disparità fra le varie parti del Paese.
Non sono contrario per principio a mutamenti della Costituzione, ma le Istituzioni vanno certamente riformate non stravolte!
Non può essere buona una riforma nata e approvata con spirito di rivalsa e di contrapposizione quando invece l’Italia avrebbe bisogno di unità nei simboli, nei sentimenti nazionali e ancor di più nelle regole costituzionali.
La strada da percorrere dopo il referendum sarà quella di promuovere una “Convenzione costituente”, nella quale coinvolgere, oltre che le due Camere, le Regioni, le autonomie locali e le forze sociali più rappresentative.
A partire dall'esperienza associativa vissuta nelle ACLI e da quella amministrativa a Napoli e Castellammare di Stabia utilizzo questo spazio per affrontare i temi del dialogo tra le generazioni, del lavoro, della formazione, del welfare, della partecipazione e della loro necessaria innovazione.
martedì, maggio 30, 2006
lunedì, maggio 29, 2006
Rosetta Sindaco di Napoli

Risultati elettorali a Napoli
Luigi Sito (Lista Comunista) 0,3%
Salvatore Lauro (Con Lauro per Napoli) 0,6%
Marco Rossi Doria (Rossi Doria Sindaco) 2,9%
Mario Esposito (Partito d'Azione Comunista e altri) 0,4%
Angelo Tramontano (Liberaldemocratici e altri) 0,3%
Franco Malvano (Cdl) 38,9%
Rosa Russo Iervolino (centrosinistra) 56,8%
Il centrodestra ha voluto scommettere sulla ruota di Napoli e ha perso".
domenica, maggio 28, 2006
l'elmo di merlino
ricordate i cavalieri antichi, quelli di Cervantes, il don Chisciotte?
I cavalieri si battevano, perinde ac cadaver, per difendere vedove ed orfani, per la giustizia, senza chiedere nulla in cambio se non l'onore o al massimo l'improbabile sorriso di una dulcinea (non dolcenera).
In particolare il nostro cavaliere si batteva per ritrovare l'elmo di Merlino. Trovatolo se lo mise in testa.
Che cos'era l'elmo di Merlino? Per lui, per il cavaliere, era un oggetto taumaturgico, capace di togliere ogni male, capace di renderlo invincibile e quindi forte per la sua nobile missione. Per gli altri, per i prosaici, quasi per tutti, era solo una ciotola da barbiere che luccicavva patetica al sole sulla testa dell'illuso hidalgo.
Così è la politica: capace di promuovere impegni senza contraccambio, passioni senza calcolo ma anche di produrre grandi illusioni.
Vogliamo buttare via la passione del cavaliere e con lui la gratuità di un impegno vero e giusto?
No! ma non dobbiamo combattere per l'elmo di Merlino bensì, citando De Gregori e non Cervantes, per il piatto di grano: autentica scelta di lavoro e giustizia. L'italia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano!
I cavalieri si battevano, perinde ac cadaver, per difendere vedove ed orfani, per la giustizia, senza chiedere nulla in cambio se non l'onore o al massimo l'improbabile sorriso di una dulcinea (non dolcenera).
In particolare il nostro cavaliere si batteva per ritrovare l'elmo di Merlino. Trovatolo se lo mise in testa.
Che cos'era l'elmo di Merlino? Per lui, per il cavaliere, era un oggetto taumaturgico, capace di togliere ogni male, capace di renderlo invincibile e quindi forte per la sua nobile missione. Per gli altri, per i prosaici, quasi per tutti, era solo una ciotola da barbiere che luccicavva patetica al sole sulla testa dell'illuso hidalgo.
Così è la politica: capace di promuovere impegni senza contraccambio, passioni senza calcolo ma anche di produrre grandi illusioni.
Vogliamo buttare via la passione del cavaliere e con lui la gratuità di un impegno vero e giusto?
No! ma non dobbiamo combattere per l'elmo di Merlino bensì, citando De Gregori e non Cervantes, per il piatto di grano: autentica scelta di lavoro e giustizia. L'italia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano!
POZZUOLI: RIONE TERRA: I FRUTTI NUOVI DI UNA PIANTA ANTICA
Dall'approdo di San Paolo all'odierna celebrazione dell'VIII Sinodo diocesano
PARTECIPAZIONE GRATUITA
Corso di formazione organizzato
dall'Associazione Nemea Onlus
Programma:
Martedì 6 giugno - Sala Laurentiana (Villaggio del Fanciullo) (ore 16.00 - 19.30)
- Lo sviluppo storico della diocesi di Pozzuoli attraverso alcuni esempi della storia medioevale e moderna.
- Il Museo diocesano e l'azione di salvaguardia del patrimonio storico e artistico locale nell'ambito del progetto culturale della CEI. Visita alla sala museale allestita nell'Episcopio.
Martedì 13 giugno - Chiesa di San Raffaele (ore 16.00 - 19.30)
- Gli Itinerari religiosi paolini. Il "gioiello" barocco della chiesa di San Raffaele.
- Sviluppo del territorio: note sulla storia del Rione Terra.
Sabato 24 giugno - Chiesa del Corpo di Cristo sul Rione Terra (ore 16.00 - 19.30)
- La nozione di bene culturale e di bene culturale ecclesiastico.
- Storia, arte e restauro della Chiesa del Corpo di Cristo sul Rione Terra
Sabato 1 luglio - Episcopio sul Rione Terra (ore 9.30 - 17.30)
- La Basilica Cattedrale e il rione Terra tra passato e futuro. L'abbandono, il saccheggio e il restauro.
- Proposte per una corretta fruizione del patrimonio dei beni culturali di interesse religioso esistente nel territorio diocesano. Confronto con esperienze attuate in altre regioni italiane: Ars et Fides di Firenze.
- I pittori del seicento presenti nella cattedrale: Giovanni Lanfranco, Massimo Stanzione, Artemisia Gentileschi, Cesare Fracanzano, Andrea Vaccaro, Agostino Beltrano.
· Un primo appuntamento con i corsisti prevede la visita domenica 4 giugno (alle ore 10) alla mostra "Tempio-Duomo di Pozzuoli. Progettazione e restauro", allestita nel Palazzo Migliaresi sul rione Terra per celebrare il cinquantenario di attività dell'Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno e Turismo di Pozzuoli (la mostra sarà aperta fino al 4 giugno nei giorni di sabato e domenica, dalle ore 9 alle ore 18, con ingresso gratuito).
· La partecipazione al corso è gratuita. Con i corsisti si concorderanno visite al patrimonio archeologico ed alle chiese puteolane. Ai partecipanti sarà rilasciato un attestato di partecipazione.
Per iscrizioni: segreteria corso c/o Centro Studi per il Volontariato - Via N. Fasano, 9 a Pozzuoli - tel. 0818530626 (Adele Delicato e Stefania Simeoli: lunedì e giovedì ore 16-19; martedì, mercoledì e venerdì ore 10-13) - assnemea@hotmail.com
PARTECIPAZIONE GRATUITA
Corso di formazione organizzato
dall'Associazione Nemea Onlus
Programma:
Martedì 6 giugno - Sala Laurentiana (Villaggio del Fanciullo) (ore 16.00 - 19.30)
- Lo sviluppo storico della diocesi di Pozzuoli attraverso alcuni esempi della storia medioevale e moderna.
- Il Museo diocesano e l'azione di salvaguardia del patrimonio storico e artistico locale nell'ambito del progetto culturale della CEI. Visita alla sala museale allestita nell'Episcopio.
Martedì 13 giugno - Chiesa di San Raffaele (ore 16.00 - 19.30)
- Gli Itinerari religiosi paolini. Il "gioiello" barocco della chiesa di San Raffaele.
- Sviluppo del territorio: note sulla storia del Rione Terra.
Sabato 24 giugno - Chiesa del Corpo di Cristo sul Rione Terra (ore 16.00 - 19.30)
- La nozione di bene culturale e di bene culturale ecclesiastico.
- Storia, arte e restauro della Chiesa del Corpo di Cristo sul Rione Terra
Sabato 1 luglio - Episcopio sul Rione Terra (ore 9.30 - 17.30)
- La Basilica Cattedrale e il rione Terra tra passato e futuro. L'abbandono, il saccheggio e il restauro.
- Proposte per una corretta fruizione del patrimonio dei beni culturali di interesse religioso esistente nel territorio diocesano. Confronto con esperienze attuate in altre regioni italiane: Ars et Fides di Firenze.
- I pittori del seicento presenti nella cattedrale: Giovanni Lanfranco, Massimo Stanzione, Artemisia Gentileschi, Cesare Fracanzano, Andrea Vaccaro, Agostino Beltrano.
· Un primo appuntamento con i corsisti prevede la visita domenica 4 giugno (alle ore 10) alla mostra "Tempio-Duomo di Pozzuoli. Progettazione e restauro", allestita nel Palazzo Migliaresi sul rione Terra per celebrare il cinquantenario di attività dell'Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno e Turismo di Pozzuoli (la mostra sarà aperta fino al 4 giugno nei giorni di sabato e domenica, dalle ore 9 alle ore 18, con ingresso gratuito).
· La partecipazione al corso è gratuita. Con i corsisti si concorderanno visite al patrimonio archeologico ed alle chiese puteolane. Ai partecipanti sarà rilasciato un attestato di partecipazione.
Per iscrizioni: segreteria corso c/o Centro Studi per il Volontariato - Via N. Fasano, 9 a Pozzuoli - tel. 0818530626 (Adele Delicato e Stefania Simeoli: lunedì e giovedì ore 16-19; martedì, mercoledì e venerdì ore 10-13) - assnemea@hotmail.com
venerdì, maggio 26, 2006
Successo per la Iervolino: Un voto utile per Napoli

Cari amici,
mancano poche ore e la campagna elettorale si chiuderà e dalle urne uscirà la compagine che governerà Napoli; sono sicura che i napoletani ci confermeranno la fiducia per i prossimi anni, riannodando un patto mai venuto meno.
In questi giorni nei tantissimi incontri che ho avuto, ho provato a spiegare il programma della Napoli che Vogliamo costruire, che troverete sul Sito, ma anche a ricordare il tanto lavoro fatto.
Nel valutare il quinquennio 2001 – 2006, non va mai dimenticato che sono stati anni difficili, caratterizzati da una delle più dure crisi economiche che ha colpito l’Europa e in particolare il nostro paese, dal dopoguerra ad oggi. A Napoli abbiamo retto, nonostante un governo non amico e siamo stati capaci di andare avanti, di poter presentare un bilancio, che occhi non preconcetti non possono che apprezzare. Lo potete leggere sul sito, Vi prego fatelo.
In questi anni abbiamo rifatto il motore istituzionale della città e costruito solide fondamenta nel campo delle infrastrutture materiali ed immateriali. E nel fare abbiamo sicuramente commesso errori e mancanze, sottovalutato problemi o sopravvalutato le nostre possibilità. Oggi abbiamo un quadro chiaro di cosa correggere, dei tanti progetti da completare, delle nuove sfide da lanciare.
Rosa Iervolino Russo
Alle origini della laicità
Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale
- Sezione San Luigi -
Istituto di storia del cristianesimo
«Il viandante, dunque non si lasci influenzare da ciò, ma, poiché è
intelligente, distingua sempre, usando le proprie Facoltà, le cose interne
dalle esterne, le certe dalle incerte, le divine dalle umane»
Alle origini della laicità
Introduce:
Carlo Greco, PFTIM sez. s. Luigi
Intervengono:
Emilia D'Antuono, Università "Federico II"
Giuseppina De Simone, PFTIM sez. s. Luigi
Antonio Trupiano, PFTIM sez. s. Luigi
Conclusioni:
Saturnino Muratore, PFTIM sez. s. Luigi e curatore del volume di E. Herbert
di Cherbury, La religione del laico, L'Epos, Palermo 2006
lunedì 29 maggio 2006
ore 17,30
aula 3
- Sezione San Luigi -
Istituto di storia del cristianesimo
«Il viandante, dunque non si lasci influenzare da ciò, ma, poiché è
intelligente, distingua sempre, usando le proprie Facoltà, le cose interne
dalle esterne, le certe dalle incerte, le divine dalle umane»
Alle origini della laicità
Introduce:
Carlo Greco, PFTIM sez. s. Luigi
Intervengono:
Emilia D'Antuono, Università "Federico II"
Giuseppina De Simone, PFTIM sez. s. Luigi
Antonio Trupiano, PFTIM sez. s. Luigi
Conclusioni:
Saturnino Muratore, PFTIM sez. s. Luigi e curatore del volume di E. Herbert
di Cherbury, La religione del laico, L'Epos, Palermo 2006
lunedì 29 maggio 2006
ore 17,30
aula 3
giovedì, maggio 25, 2006
Pozzuoli: “Sviluppo Locale e Partecipazione”
Rete per il Nuovo Municipio di Pozzuoli
&
Agenzia Locale di Sviluppo dei Comuni di Napoli Nord-Est "Città del Fare"
invitano la CITTADINANZA a partecipare all’INCONTRO PUBBLICO
Dalla Colombia ai Campi Flegrei.....
“Sviluppo Locale e Partecipazione”
Introducono
Antonio Damiano - Coordinatore RNM Pozzuoli
Osvaldo Cammarota - Amministratore Delegato Agenzia “Città del Fare”
Modera
Simona Talamo
Interventi
Ra?l Delgado Guerrero (Sindaco di San Juan de Pasto, Colombia)
Adriana Oviedo Lozada (Direttrice amministrativa San Juan de Pasto, Colombia)
che hanno sperimentato il BILANCIO PARTECIPATO nella loro città.
Partecipano: I.D’Aimmo (Assessore Provinciale alla Pace e alla Cooperazione internazionale); F.Escalona (Presidente Parco Campi Flegrei- Coordinatore GAC Campi Flegrei); E.Donise (Senatore DS); G.Di Stefano (Operatore Onu per lo Sviluppo locale); S.Garofalo (Ass. Le Ali di Dedalo); A.Granato (Consigliere Comunale DS Quarto); G.Gioioso (Formez); G.Gesso (Giovani Comunisti); M.Mascoli (CGIL- FIOM Campania); R.Mattera (Ass. CampiFlegreiatavola); I.Dama (Amnesty International Campania); G.Ferrillo (GAS “Terra del Fuoco”); C.Lucignano (Regione Campania - Progetto Mediatori di Pace); S.Castaldo (Bottega Dolci Qualità); V.Caracciolo (Uguali&Diversi ONLUS);
Lunedì 29 maggio 2006, ore 18,00
Terme Puteolane
Corso Umberto I, 195 (Pozzuoli)
&
Agenzia Locale di Sviluppo dei Comuni di Napoli Nord-Est "Città del Fare"
invitano la CITTADINANZA a partecipare all’INCONTRO PUBBLICO
Dalla Colombia ai Campi Flegrei.....
“Sviluppo Locale e Partecipazione”
Introducono
Antonio Damiano - Coordinatore RNM Pozzuoli
Osvaldo Cammarota - Amministratore Delegato Agenzia “Città del Fare”
Modera
Simona Talamo
Interventi
Ra?l Delgado Guerrero (Sindaco di San Juan de Pasto, Colombia)
Adriana Oviedo Lozada (Direttrice amministrativa San Juan de Pasto, Colombia)
che hanno sperimentato il BILANCIO PARTECIPATO nella loro città.
Partecipano: I.D’Aimmo (Assessore Provinciale alla Pace e alla Cooperazione internazionale); F.Escalona (Presidente Parco Campi Flegrei- Coordinatore GAC Campi Flegrei); E.Donise (Senatore DS); G.Di Stefano (Operatore Onu per lo Sviluppo locale); S.Garofalo (Ass. Le Ali di Dedalo); A.Granato (Consigliere Comunale DS Quarto); G.Gioioso (Formez); G.Gesso (Giovani Comunisti); M.Mascoli (CGIL- FIOM Campania); R.Mattera (Ass. CampiFlegreiatavola); I.Dama (Amnesty International Campania); G.Ferrillo (GAS “Terra del Fuoco”); C.Lucignano (Regione Campania - Progetto Mediatori di Pace); S.Castaldo (Bottega Dolci Qualità); V.Caracciolo (Uguali&Diversi ONLUS);
Lunedì 29 maggio 2006, ore 18,00
Terme Puteolane
Corso Umberto I, 195 (Pozzuoli)
mercoledì, maggio 24, 2006
martedì, maggio 23, 2006
ACLI S.Giorgio: GIORNATA CONTRO TUTTE LE MAFIE

"La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine.
Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni"
(Giovanni Falcone)
Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani
Circolo “G. Lazzati” - San Giorgio a Cremano
aclisangiorgio@libero.it
GIORNATA CONTRO TUTTE LE MAFIE
“Per non dimenticare…tutti i morti di mafia”.
Nel quattordicesimo anniversario della stage di Capaci dove trovarono la morte il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini delle sua scorta; la città vuole ricordare tutti i morti innocenti di mafia e camorra.
La manifestazione sarà così articolata:
- Lettura a due voci della “Cantata dei bambini morti di mafia” di Luciano Violante.
- Presentazione del libro “Camorra – dal Crimine organizzato alla riorganizzazione dei crimini” di Alfredo Grado.
Dibattito con:
Pasquale Orlando - Presidente Provinciale ACLI – Napoli
Nando Riccardi - Sindaco – Città di San Giorgio a Cremano
Fulvio Battista Coordinatore insegnanti istituti di pena Napoli e Provincia
Alfredo Grado - Docente di criminologia – Direttore IMESF
moderato da Antonio Di Maria – Presidente ACLI – San Giorgio a C.
Martedì 23 maggio 2006 ore 18,00
Libreria Vesuvio - Villa Bruno
via Cavalli di Bronzo – S. Giorgio a Cremano
Si ringrazia per la collaborazione la Vesuvio Libri
Le Acli festeggiano Bobba con il Sindaco Iervolino

Successo per la doppia iniziativa delle ACLI napoletane e della Lega Consumatori.
le Acli di napoli hanno promosso due iniziative con il neosenatore Luigi Bobba, già presidente delle Acli nazionali, ed il Sindaco Rosa Russo Iervolino. Ieri presso l'Hotel Plaza in piazza Principe Umberto, Bobba e la Iervolino, introdotti dal presidente provinciale delle Acli Pasquale Orlando, hanno discusso sul tema "Cattolici e Politica: un patto nuovo." La manifestazione è stata preceduta da un incontro promosso dalla Lega Consumatori Acli di Napoli sul tema "La liberalizzazione dei servizi e la tutela del consumatore", che ha visto la presenza, oltrechè del Sindaco Jervolino, anche di Maurizio Nunziante, membro della segreteria nazionale della Lega, di Rosario Giudice, imprenditore, di Gennaro Biondi, presidente dell'Asìa e della presidente regionale delle ACLI Eleonora Cavallaro. Presenti centinaia di responsabili cittadini dell'associazione.
Una discussione seria sui temi della cittadinanza responsabile e la qualità della vita delle persone. Gli incontri sono stati anche l'occasione per festeggiare il neo senatore Luigi Bobba già presidente nazionale delle ACLI. Bobba e Orlando hanno riconfermato la stima ed il sostegno al Sindaco Iervolino chiarissima espressione dell'associazionismo e dell'impegno civile, protagonista di tante battaglie comuni.
venerdì, maggio 19, 2006
Lotta alla povertà: primo intervento di Bobba al Senato.

C‘è un elemento cardine nel programma del centro-sinistra e nelle dichiarazioni dell’On. Prodi: lo sviluppo del Paese deve vedere insieme competitività e coesione sociale, crescita economica e diritti delle persone. C’è un nesso inscindibile tra diritti umani,diritti del lavoro e diritti sociali che si basa su un’idea di libertà non solo come attributo individuale ma come impegno sociale.
In questo contesto si evidenziano tre priorità programmatiche che debbono caratterizzare l’azione di governo: tagliare alla radice le cause dell’esclusione sociale; dare un profilo europeo alle politiche familiari; realizzare un welfare municipale e comunitario.
Un Paese non può dirsi veramente civile quando un numero tutt’altro che irrilevante di famiglie -più del 10,6%- vive sotto la cosiddetta soglia di povertà relativa e quando il tasso di disuguaglianza tra i redditi disponibili è il più alto dei paesi sviluppati.
(tutto il testo cliccando il titolo)
giovedì, maggio 18, 2006
mercoledì, maggio 17, 2006
Gennaro Matino a San Giorgio
“ANGELO PER UN GIORNO” DI GENNARO MATINO
ALLA LIBRERIA VESUVIOLIBRI - VILLA BRUNO.
Mercoledì 17 Maggio, alle ore 18.00, presso la Libreria “Vesuvio Libri - Villa Bruno” di San Giorgio a Cremano, via Cavalli di Bronzo 24/26, Don Gennaro Matino, presenterà il suo libro, edito da Feltrinelli.
“Angelo per un giorno”
Nell’aldilà sognato dal protagonista di questo racconto non si sta con le mani in mano. Si lavora anche lì, ma senza alienazione. Al protagonista, è dato di vedere tutto in sogno, con grande chiarezza e partecipazione. Ecco allora la successione d’incontri: con il ciabattino Francesco, che ripara le scarpe di quelli che stanno per entrare nel regno dei cieli e nelle scarpe ne legge l’avventura terrena o con Dharma, il bambino sapiente che gli permette l’incontro con un sé fanciullo e poi adolescente e poi ancora giovane uomo o con il signor Arsenio che staziona nei cieli per riparare gli aquiloni sfuggiti di mano ai bambini.
Il paradiso di Matino è la grande officina in cui si cerca di dar forma e spessore a un nuovo mondo, a un’unica grande famiglia dove ognuno, pur ritrovando le proprie radici, i propri cari, i propri affetti, saprà vivere ogni differenza come una ricchezza che conduce l’umanità alla sua pienezza originaria.
ALLA LIBRERIA VESUVIOLIBRI - VILLA BRUNO.
Mercoledì 17 Maggio, alle ore 18.00, presso la Libreria “Vesuvio Libri - Villa Bruno” di San Giorgio a Cremano, via Cavalli di Bronzo 24/26, Don Gennaro Matino, presenterà il suo libro, edito da Feltrinelli.
“Angelo per un giorno”
Nell’aldilà sognato dal protagonista di questo racconto non si sta con le mani in mano. Si lavora anche lì, ma senza alienazione. Al protagonista, è dato di vedere tutto in sogno, con grande chiarezza e partecipazione. Ecco allora la successione d’incontri: con il ciabattino Francesco, che ripara le scarpe di quelli che stanno per entrare nel regno dei cieli e nelle scarpe ne legge l’avventura terrena o con Dharma, il bambino sapiente che gli permette l’incontro con un sé fanciullo e poi adolescente e poi ancora giovane uomo o con il signor Arsenio che staziona nei cieli per riparare gli aquiloni sfuggiti di mano ai bambini.
Il paradiso di Matino è la grande officina in cui si cerca di dar forma e spessore a un nuovo mondo, a un’unica grande famiglia dove ognuno, pur ritrovando le proprie radici, i propri cari, i propri affetti, saprà vivere ogni differenza come una ricchezza che conduce l’umanità alla sua pienezza originaria.
lunedì, maggio 15, 2006
4º CAMMINO DI RICONCILIAZIONE E PACE"IL GRIDO DELL'AFRICA"BENEVENTO-PIETRELCINA 20 MAGGIO 2006

"Mai più guerre", "La povertà non è un destino", "I poveri non possono aspettare": sono questi gli appelli che abbiamo lanciato per convocare nel 2003, nel 2004 e nel 2005 il Cammino diRiconciliazione e Pace.Vogliamo rinnovare la nostra responsabilità nell'essere a fianco di coloro che soffrono a causa della giustizia e affermare, ancora una volta, che "non c'è pace senza giustizia".Per questo ricordiamo la responsabilità dei "grandi" della Terra che, nei Vertici di New York sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (settembre 2005) e di Hong Kong sul commercio mondiale (dicembre 2005), hanno scelto - ancora una volta - di privilegiare gli interessi dei Paesi più ricchi e di lasciare inascoltato "il grido dei poveri e degli oppressi" che sorge da tutto il Sud del mondo e soprattutto dall'Africa.Vogliamo ripetere ancora una volta,con i fratelli e le sorelle d'Africa,che in quel continente
la povertà è la causa principale della fame.
è negato il diritto all'istruzione.
a mortalità infantile aumenta. a causa di malattie prevenibili, della diffusione dell'HIV/AIDS e dei conflitti.
è negato il diritto alla sanità.
sono negate le cure per HIV/AIDS.,
è negato il diritto all'acqua potabileMa vogliamo anche dire chel'Africa non è solola sua fame e la sua miseria!La sua gente, le sue culture, la sua naturaci dicono chel'Africa è vita!È anche la nostra vita!
Firma l'appello
per ulteriori informazioni sul percorso e le modalità clicca il titolo
sabato, maggio 13, 2006
Charity party alla Fondazione Mondragone
Napoli 13 maggio 2006. Sarà una serata all’insegna del vintage quella che si svolgerà domani 14 maggio dalle 17 alle 20 con un "Charity Party" alla Fondazione Mondragone (Piazzetta Mondragone 18 Napoli). L’evento di beneficenza vedrà protagoniste aziende della moda e collezionisti che metteranno in vendita i propri vestiti per la raccolta fondi che servirà al potenziamento del “Museo tessile e dell’abbigliamento Elena Aldobrandini”.
Per informazioni 3931144665
Per informazioni 3931144665
Per la Festa della Mamma
TESTIMONIANZE. CINDY SHEEHAN: PER LA FESTA DELLA MAMMA
[Riingraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59@libero.it) peraverci messo a disposizione nella sua traduzione la seguente lettera diCindy Sheehan dell'11 maggio 2006. Cindy Sheehan ha perso il figlio Caseynella guerra in Iraq; per tutto il mese di agosto e' stata accampata aCrawford, fuori dal ranch in cui George Bush stava trascorrendo le vacanze,con l'intenzione di parlargli per chiedergli conto della morte di suofiglio; intorno alla sua figura e alla sua testimonianza si e' risvegliatonegli Stati Uniti un ampio movimento contro la guerra; e' stato recentementepubblicato il suo libro Not One More Mother's Child (Non un altro figlio dimadre), disponibile nel sito www.koabooks.com]
Mia cara amica,la prossima domenica segnera' la terza Festa della Mamma che io passo privadel mio figlio maggiore. Casey fu ucciso in Iraq giusto cinque settimaneprima di questa ricorrenza, nel 2004. Da allora, ogni giorno e'un'incredibile esperienza di dolore e di nostalgia: per Casey e per il suoperduto futuro. I giorni speciali, come le vacanze e i compleanni, sembranodiventare sempre piu' duri. Casey non mi chiamera' piu' al telefono peraugurarmi una felice Festa della Mamma. Non ricevero' piu' da lui buffibigliettini di auguri. Non avro' mai una nuora o dei nipotini, da Casey.George e Laura Bush probabilmente celebreranno la Festa della Mamma con leloro figlie, nella sicurezza e nella felicita' che danno lo stare insieme.Jenna e Barbara non verranno mai messe in pericolo dalle politiche rapaci edistruttive del loro padre, politiche che hanno precipitano troppe di noimadri, in tutto il mondo, in una spirale di sofferenza e di vuoto.Quest'anno, per la Festa della Mamma, io mi uniro' a Codepink e ad altremadri provenienti da tutto il paese in una veglia di 24 ore di fronte allaCasa Bianca, che comincera' sabato 13 maggio alle 3 del pomeriggio.Chiederemo la fine dell'occupazione in Iraq, prima che vengono prodottealtre Cindy e altri Casey. Noi madri e figlie e figli di tutto il mondochiederemo anche che il nostro governo non invada l'Iran, e non distrugga lepossibilita' che ancora abbiamo di vivere in un mondo di pace. Con noi cisara' l'attrice Susan Sarandon e molte altre madri che hanno il coraggiodella pace, e stanno lavorando per gli stessi scopi.George Bush non si e' mai incontrato con me per rispondere fu quale fosse lanobile causa grazie alla quale Casey, oltre 2.400 giovani americani emigliaia di innocenti civili iracheni sono morti.Combattere la "guerra al terrorismo" con una guerra di terrorismo perarricchire la macchina della guerra non e' una nobile causa. La pace lo e'.Per favore, unitevi a noi per rendere realta' il nostro sogno di questanobile causa. Se potete, venite a Washington, oppure partecipate ad unadelle attivita' locali. Sostenete il nostro impegno mandando una rosa ofacendo una donazione (tutte le informazioni sulle rose inviate alle madriirachene, le veglie in altre citta', ecc. possono essere trovate suwww.democracyinaction.org).E lavorate con noi nei mesi che verranno, a costruire un movimento di madried altri abbastanza potente da fermare questa guerra, e la prossima.
[Riingraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59@libero.it) peraverci messo a disposizione nella sua traduzione la seguente lettera diCindy Sheehan dell'11 maggio 2006. Cindy Sheehan ha perso il figlio Caseynella guerra in Iraq; per tutto il mese di agosto e' stata accampata aCrawford, fuori dal ranch in cui George Bush stava trascorrendo le vacanze,con l'intenzione di parlargli per chiedergli conto della morte di suofiglio; intorno alla sua figura e alla sua testimonianza si e' risvegliatonegli Stati Uniti un ampio movimento contro la guerra; e' stato recentementepubblicato il suo libro Not One More Mother's Child (Non un altro figlio dimadre), disponibile nel sito www.koabooks.com]
Mia cara amica,la prossima domenica segnera' la terza Festa della Mamma che io passo privadel mio figlio maggiore. Casey fu ucciso in Iraq giusto cinque settimaneprima di questa ricorrenza, nel 2004. Da allora, ogni giorno e'un'incredibile esperienza di dolore e di nostalgia: per Casey e per il suoperduto futuro. I giorni speciali, come le vacanze e i compleanni, sembranodiventare sempre piu' duri. Casey non mi chiamera' piu' al telefono peraugurarmi una felice Festa della Mamma. Non ricevero' piu' da lui buffibigliettini di auguri. Non avro' mai una nuora o dei nipotini, da Casey.George e Laura Bush probabilmente celebreranno la Festa della Mamma con leloro figlie, nella sicurezza e nella felicita' che danno lo stare insieme.Jenna e Barbara non verranno mai messe in pericolo dalle politiche rapaci edistruttive del loro padre, politiche che hanno precipitano troppe di noimadri, in tutto il mondo, in una spirale di sofferenza e di vuoto.Quest'anno, per la Festa della Mamma, io mi uniro' a Codepink e ad altremadri provenienti da tutto il paese in una veglia di 24 ore di fronte allaCasa Bianca, che comincera' sabato 13 maggio alle 3 del pomeriggio.Chiederemo la fine dell'occupazione in Iraq, prima che vengono prodottealtre Cindy e altri Casey. Noi madri e figlie e figli di tutto il mondochiederemo anche che il nostro governo non invada l'Iran, e non distrugga lepossibilita' che ancora abbiamo di vivere in un mondo di pace. Con noi cisara' l'attrice Susan Sarandon e molte altre madri che hanno il coraggiodella pace, e stanno lavorando per gli stessi scopi.George Bush non si e' mai incontrato con me per rispondere fu quale fosse lanobile causa grazie alla quale Casey, oltre 2.400 giovani americani emigliaia di innocenti civili iracheni sono morti.Combattere la "guerra al terrorismo" con una guerra di terrorismo perarricchire la macchina della guerra non e' una nobile causa. La pace lo e'.Per favore, unitevi a noi per rendere realta' il nostro sogno di questanobile causa. Se potete, venite a Washington, oppure partecipate ad unadelle attivita' locali. Sostenete il nostro impegno mandando una rosa ofacendo una donazione (tutte le informazioni sulle rose inviate alle madriirachene, le veglie in altre citta', ecc. possono essere trovate suwww.democracyinaction.org).E lavorate con noi nei mesi che verranno, a costruire un movimento di madried altri abbastanza potente da fermare questa guerra, e la prossima.
venerdì, maggio 12, 2006
Totoministri: e voi chi mettereste al Welfare?
Il non profit sembra preoccupato del destino riservato al Ministero del Welfare. Tu, chi ci metteresti? Vota online!
per saperne di più clicca il titolo!
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mercoledì, maggio 10, 2006
NAPOLITANO: ACLI, UN PRESIDENTE 'EUROPEISTA' SUL SOLCO DI CIAMPI
NAPOLITANO: ACLI, UN PRESIDENTE 'EUROPEISTA' SUL SOLCO DI CIAMPI
Olivero: Rammarico per la decisione della Cdl di non sostenere la sua candidatura. (ASCA) - Roma, 10 mag - Le Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani) esprimono le loro ''vive felicitazioni'' per l'elezione a Presidente della Repubblica del senatore a vita Giorgio Napolitano, ''una figura di alto profilo culturale e istituzionale, con una forte vocazione europeista sul solco tracciato da Carlo Azeglio Ciampi''. Le Acli ricordano in particolare il lungo impegno comune nel Consiglio Italiano del Movimento Europeo (Cime), di cui Giorgio Napolitano e' presidente da piu' di 10 anni. ''Siamo certi che sapra' essere il presidente di tutti gli italiani'' afferma il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero. ''La sua cultura politica riformista, l'intelligenza critica e il rigore morale ne fanno senza dubbio un garante di tutti gli italiani e di tutte le forze politiche, cosi' come lo e' stato il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, cui va oggi tutta la nostra gratitudine e il nostro affetto''. ''Per questo motivo -aggiunge Olivero- non possiamo non esprime il nostro rammarico per la decisione presa dalla Casa delle Liberta' di non sostenere la candidatura di Giorgio Napolitano, nonostante i 'buoni consigli' di molti autorevoli esponenti dello stesso schieramento del Centro-destra''. ''Il nostro augurio al Presidente Napolitano -conclude Olivero- e' che sappia come Ciampi scaldare i cuori degli italiani, invitando e aiutando il Paese a guardare con fiducia al proprio futuro''. min/min
Analoghe felicitazioni dalle Acli partenopee che salutano in particolare la naturale attenzione del Presidente Napolitano per il mezzogiorno.
Olivero: Rammarico per la decisione della Cdl di non sostenere la sua candidatura. (ASCA) - Roma, 10 mag - Le Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani) esprimono le loro ''vive felicitazioni'' per l'elezione a Presidente della Repubblica del senatore a vita Giorgio Napolitano, ''una figura di alto profilo culturale e istituzionale, con una forte vocazione europeista sul solco tracciato da Carlo Azeglio Ciampi''. Le Acli ricordano in particolare il lungo impegno comune nel Consiglio Italiano del Movimento Europeo (Cime), di cui Giorgio Napolitano e' presidente da piu' di 10 anni. ''Siamo certi che sapra' essere il presidente di tutti gli italiani'' afferma il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero. ''La sua cultura politica riformista, l'intelligenza critica e il rigore morale ne fanno senza dubbio un garante di tutti gli italiani e di tutte le forze politiche, cosi' come lo e' stato il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi, cui va oggi tutta la nostra gratitudine e il nostro affetto''. ''Per questo motivo -aggiunge Olivero- non possiamo non esprime il nostro rammarico per la decisione presa dalla Casa delle Liberta' di non sostenere la candidatura di Giorgio Napolitano, nonostante i 'buoni consigli' di molti autorevoli esponenti dello stesso schieramento del Centro-destra''. ''Il nostro augurio al Presidente Napolitano -conclude Olivero- e' che sappia come Ciampi scaldare i cuori degli italiani, invitando e aiutando il Paese a guardare con fiducia al proprio futuro''. min/min
Analoghe felicitazioni dalle Acli partenopee che salutano in particolare la naturale attenzione del Presidente Napolitano per il mezzogiorno.
martedì, maggio 09, 2006
Campi Flegrei: Malazè - il gusto dell'azzurro.
"Malazè - il gusto dell'azzurro" da martedì 9 a domenica 14 maggio.Pozzuoli ed i Campi Flegrei in generale non hanno ancora sviluppato appieno le loro potenzialità enogastronomiche e vivono da questo punto di vista una sorta di marginalità, nonostante l'elevato numero di attività legate all' enogastronomia e la posizione strategica, sia ambientale che turistica. In questo senso valorizzare e diffondere una cultura del mangiare e del bere bene, proponendo una cucina del territorio, impegnata nella riscoperta delle vecchie ricette tipiche locali e della valorizzazione di un'attività centenaria , come quella della pesca, può rappresentare uno stimolo per lo sviluppo socio economico del nostro territorio.Tutelare e valorizzare le tradizioni enogastronomiche locali. Questo è il fine principale della manifestazione "Malazè - il gusto dell'azzurro", che resta anche uno degli scopi primari dell' Associazione Culturale Enogastronomica "Campi Flegrei a Tavola", ideatrice ed organizzativa della stessa.Solo recentemente, a fronte di una globalizzazione che fa paura, si sente il bisogno di attaccarsi alle nostre radici, ai nostri prodotti che hanno il sapore della nostra terra e di quell' aria buona dalla quale non vorremmo allontanarci mai. Un bisogno che si traduce anche nella necessità di incontrare quei pochi anziani pescatori rimasti a conoscenza delle nostre antiche tradizioni culinarie, fatte di prodotti e tecniche di elaborazione dei piatti. "Malazè"- Il gusto dell'azzurro- punta a farsi motore di diffusione di queste tradizioni tra le giovani generazioni, perché loro possano a loro volta tramandarle ai loro figli e perché possano riscoprire sempre di più i sapori di un territorio nel quale la passione e la tradizione di una cucina buona e sana, hanno radici profonde.La Realizzazione della manifestazione denominata " Malazè - Il gusto dell'azzurro - si propone,altresì, di utilizzare la gastronomia tipica locale come veicolo in grado di richiamare visitatori, in un periodo dell'anno in cui la presenza turistica nei Campi Flegrei è quasi assente, nonostante le buone condizioni climatiche, e valorizzare e rivitalizzare il settore della pesca che affonda le sue radici nella storia più antica.Per tutta la settimana si punterà alla valorizzazione dei piatti legati al pesce azzurro, nei ristoranti e trattorie, aderenti alla manifestazione , verranno serviti menù degustazione appositamente studiati che seguono le tradizioni gastronomiche locali; in modo da stimolare nei frequentatori la loro curiosità verso questo prodotto, considerato dai più pesce povero. In quest' ottica tutti i ristoranti, trattorie, che aderiranno all'iniziativa ( attiva per l'intera durata della manifestazione ) oltre ai piatti tipici "offriranno" una brochure nella quale saranno descritti i pregi e le qualità nutrizionali del pesce azzurro.Questi sono, in sintesi, gli elementi portanti di "Malazè" - il gusto dell' azzurro - Il termine "Malazè" è un' espressione dialettale dei pescatori puteolani per indicare il magazzino, maleodorante, dove questi tenevano gli attrezzi usati per la pesca, e veniva usato molto spesso anche come luogo dove mangiare e qualche volta anche dormire. Noi crediamo che il successo di questa iniziativa possa aprire la strada a una più ampia consapevolezza circa le potenzialità non completamente espresse di Pozzuoli e dei Campi Flegrei, dove la bontà del clima, la vicinanza al mare, la storia, la bellezza dei luoghi, la gastronomia, i vini, la rigogliosa vegetazione creano un mix esclusivo in grado di competere con i luoghi più ameni della nostra penisola.Per la realizzazione dell'evento l' Associazione Culturale Enogastronomica " Campi Flegrei a Tavola" intende sfruttare i canali più adatti in base all' attività specifica:Per il patrocinio: Regione Campania, Assessorati Turismo - Agricoltura e Attività Produttive, l'E.R.S.A.C., Comune di Pozzuoli, l' E.P.T. di Napoli, l' Azienda Cura Soggiorno e Turismo di Pozzuoli, Parco Regionale dei Campi Flegrei, Federcoopesca, AGCI, Legapesca e Fondazione Italiana "Leonardo Giambrone" per la guarigione dalla thalassemia.Per la parte enogastronomica la collaborazione: dell' Istituto per i Servizi della Ristorazione e Alberghieri "Petronio" di Pozzuoli, delle attività di ristorazione dell'area flegrea, del Consorzio di Tutela dei Vini Campi Flegrei,di Slow Food condotta dei Campi Flegrei, delle Strade del Vino Campi Flegrei;Per le visite alla città sommersa il Centro Sub Campi Flegrei;Per i laboratori, i percorsi, le visite didattiche, e le mostre riguardanti la pesca e i pescatori: l'Associazione Campi Flegrei Terzo Settore,l' l'Associazione Aporema , La Coop. Sociale Città dell'Essere, l'Associazione Lux in Fabula, l'Associazione quicampiflegrei la Cooperativa Pescatori San Marco ,la Pro loco di Pozzuoli, l'8° Circolo didattico di Licola-Pozzuoli, il 2° Circolo didattico di Monteruscello - Pozzuoli;Per la consulenza in materia di pesca e pesca turismo l' associazione di categoria Federcoopesca;Per la segreteria organizzativa e l'ufficio comunicazione la Cooperativa Sociale Città Dell'Essere.Infine, ma non per ultimo, tutte quelle persone e associazione presenti sul territorio che vorranno condividere con noi questo bellissimo viaggio nel mondo della pesca ;Le associazioni che a vario titolo saranno coinvolte nell'evento metteranno a disposizione dei visitatori numerosi momenti di intrattenimento ludico e culturale.Entrando nei dettagli, la manifestazione si snoda per tutta la settimana dal 9 al 14 maggio 2006:Per leggere il programma completowww.malaze.itPer informazioni: Segreteria organizzativa Coop. Sociale Cittàdell'Essere Tel. 081.853.14.17 Fax 081. 303.20.84 www.malaze.itinfo@malaze.it
lunedì, maggio 08, 2006
Appunti di viaggio dal CTA di Potenza: SULLA STRADA DEI RE CON LAWRENCE D’ARABIA
(un pò lungo ma tanto intrigante) grazie all'autore.
Amman grande capitale del Medioriente, un milione e cinquecentomila abitanti, forti radici nell’Islam e tante aperture alla nuova urbanistica occidentale.
Città interessante per le strutture moderne del suo centro direzionale e finanziario di prim’ordine che pure conservano elementi della tradizione. Palazzi alti e meno alti, sempre bianchi e tutti con la facciata rivolta verso La Mecca.
Un cantiere in attività, segno di una capacità commerciale ed economica in contrasto con il resto della città antica, la Medina, dove le case tutte bianche, sempre bianche, fatte con la pietra delle vicine miniere di Re Salomone, lasciano spazio ai molti minareti svettanti verso il cielo a segnare un’attenzione di fede e l’osservanza per le tradizionali preghiere.
Il Muezzin si affaccia cinque volte al giorno e la sua voce, per noi sempre suggestiva, ricorda ai fedeli che “Allah -u- Akbar” Allah è grande.
Imponente e suggestiva è la moschea di Hussein, tutta bianca con le cupole verdi, voluta da Re Hussein, illuminato e lungimirante sovrano molto amato dal suo popolo.
La casa di Allah è aperta a tutti. Al musulmano che ogni venerdì va per ascoltare il sermone dell’imam, per pregare e per riposarsi, per trovare un po’ di fresco alla calura dell’estate. È aperta anche alle donne, purchè in orari non frequentati dagli uomini. Anche a chi non è di fede islamica, purchè sia obbediente alla raccomandazione di entrare scalzo e coperto. Più rigore è richiesto alle donne occidentali con l’obbligo di indossare un kaftano nero, lungo fino ai piedi e con un cappuccio calato fino agli occhi.
All’esterno, le fontane per le piccole e le grandi abluzioni stanno a rinnovare il rito della purificazione, nato mille e mille anni fa quando occorreva educare il viandante proveniente dai lunghissimi viaggi nel deserto a togliersi di dosso polvere, sabbia, sporcizia e impurità prima di entrare nella casa di Allah e incontrare altri fedeli. E’ l’educazione alla vita civile e ai precetti religiosi, contenuta nel Corano: punto di incontro della legge civile e della legge religiosa.
Il ventre molle della città ti prende per il suo fascino mediorientale: il souk pieno di luci e colori, bancarelle di spezie, di mercanzie di ogni genere esposte in apparente disordine e capaci di indicare che lì è la merce da comprare, lì è il medioriente.
Lo percorri timoroso di incontri preoccupanti, dimostrando in questo tutto il pregiudizio occidentale e dimenticando che ogni mondo è paese, che ogni città di sera presenta i suoi rischi e i suoi pericoli. Invece l’attenzione, la cordialità e la capacità ospitale di questa gente ti sorprendono ad ogni passo. Percepisci finanche gli odori e gli umori della gente che invita a contrattare “souvenir souvenir”, guardandoti con curiosità, ma con rispetto, e dicendoti che è ormai tempo che ad Amman tornino gli italiani, perché negli ultimi tempi sono venuti solo gli spagnoli.
La curiosità tutta occidentale ti porta a voler capire come vesta la donna giordana: la incontri con il chador, con il kaftano nero e lungo fino ai piedi e che lascia scoperte solo le mani e gli occhi, ma anche con jeans e aderenti camicette, portate con disinvoltura, che danno la misura di una crescente emancipazione femminile.
In quanto agli uomini, i colori della kefia indicano che esiste una distinzione tra gli arabi: giordani, palestinesi, sauditi. Quella bianca e rossa è dei giordani, quella bianca e nera (oh!…Arafat) è dei palestinesi, quella tutta bianca è dei sauditi. Sono distinzioni che coincidono anche con l’appartenenza alle differenti classi sociali: la più umile resta, da sempre, quella palestinese, una volta numerosa in questo paese prima del tragico settembre nero.
E le idee? Quelle restano ancora vestite dai fondamenti dell’islamismo e lentamente, ma gradualmente, si aprono alla modernità.
L’itinerario è Monte Nebo, il Wadi Mujib, Madaba, la leggendaria e mitica Petra, Aquaba, il Wadi Rum.
Ya Allah! (andiamo!) E’ un paese affascinante la Giordania!
Il Wadi Mujib è la valle dove ha inizio il deserto: contrafforti montuosi, una terra incredibilmente arida ma suggestiva. La leggenda vuole che questa sia la valle dove il diavolo tentò Gesù.
Dune di sabbia rossa, vallate aspre e, in fondo, l’Arabia Saudita, il deserto, La Mecca. E’ da lì che spira il Ghibli, il vento del deserto. In arabo La Mecca si dice Gibily da ciò il nome del vento che soffia impetuoso in questa valle dove a perdita d’occhio non trovi traccia umana.
E’ una suggestione unica! Capisci, allora, come il nulla possa anche affascinarti.
E’ un paese che dà forte emozioni, come Petra: il sogno scavato nella roccia.
La città nabatea scavata nella roccia arenaria tanto friabile da poter essere scalfita con un dito. E’ per questo che duemila anni fa, qui, è stato possibile creare opere di straordinaria fattura: procedendo nello scavo dall’alto verso il basso sono stati costruiti templi, palazzi, colonne e capitelli, statue con straordinaria capacità di raffigurazione.
Ne è scaturita una città misteriosa, tenuta nascosta per mille anni al forestiero e scoperta, casualmente, solo cento anni fa da un europeo che aveva sentito parlare di questa mitica città di cui tutti sapevano ma che nessuno diceva. Che non sia nata propri qui l’Araba Fenice, che tutti sanno dov’è ma che nessuno dice?!
Per trovarla imparò l’arabo, studiò i costumi e le abitudini dei beduini, per anni si confuse tra loro e un giorno si avviò con una carovana, beduino tra i beduini percorrendo la strada che un tempo era la via dell’incenso. Fortuna volle che la carovana passasse per Petra e così poté scoprire questa meraviglia degli occhi.
Una città che era condivisa dai vivi e dai morti, tombe per il culto dei morti ma anche case per la vita quotidiana, palazzi, facciate splendidamente ornate. I romani poi vi sovrapposero le loro architetture: il foro, il teatro costruito su quello nabateo.
Città dei nabatei, posta non lontano dal mare dove arrivava la via dell’incenso e delle spezie, arricchitasi con gli esosi pedaggi pretesi dalle carovane di passaggio, fino alla sua decadenza nell’anno 104 d.c..
E’ indescrivibile l’emozione che si prova arrivando da una gola strettissima e profonda, il Sik, scavata dall’acqua e dal vento tra pareti di roccia arenaria dai cento colori.
Dopo aver camminato per un chilometro in questa fenditura stretta da pareti altissime, all’improvviso, intravedi i tratti del Tempio del Tesoro, forse il più bello.
Più vai avanti più la vena si apre e più scopri la bellezza e lo splendore di questo tempio dai colori rosa, rosso, ocra, arancio, secondo le tonalità che la luce del giorno decide di donargli: il tempio si erge su uno scalone e si slancia con poderose colonne e architravi, capitelli raffinati e magnificamente conservati nel tempo.
Resti senza parole e, senza esagerare, con la pelle d’oca. Ti riprendi dall’emozione cercando l’ombra di un costone e, allora, realizzi che Indiana Jones non poteva che venire qui “alla ricerca dell’Arca perduta”.
E’ un’emozione che vorresti ripetere. Più volte torni a percorrere questa gola e a rivedere l’apparire del Tempio del Tesoro: ma non è mai come la prima volta.
E’ un tempio che appare. Petra è una città che ha proprio la magia dell’apparire improvvisamente, in uno scenario di montagne tanto aspre e fitte che non riesci a scorgere le valli e i canyon, i Wadi, che esse pure contengono. Da lontano vedi solo monti e, in cima a uno di questi, un punto di un bianco illuminante: la tomba di Aronne!
Hibrahim, padre di tutte le guide, si lascia andare ad una appassionata descrizione del rito del matrimonio “le mariage”.
Parla dell’abitudine di presentare la sposa in giovanissima età alla famiglia dello sposo; di tutti gli accorgimenti per riuscire a capire se la sposa sia bella o brutta, avvenente o presentabile; di tutte le astuzie per scoprire se lo sposo possegga un patrimonio sufficiente a mantenere la famiglia che ne verrà.
Usanze e abitudini che, per molti tratti, richiamano quelle in uso fino a poco tempo fa – e in qualche caso ancora oggi – in alcuni paesi del nostro entroterra.
E’ appassionato Hibrahim, si diverte e fa divertire.
Sei fortunato se ti capita di poter assistere ad un matrimonio in un albergo della città. Gli sposi, elegantissimi, circondati da una gran folla di amici e parenti, vengono accompagnati fin sulla porta della loro stanza, al suono di flauti e tamburi e con quel battito ritmico delle mani che ho visto fare solo dagli arabi e dagli spagnoli-andalusi.
Da un altopiano scopri la bellissima valle di Shebak sovrastata da montagne lontane e vicine, solcate da profondi calanchi con ai piedi dune dai colori che vanno dal rosa al verde e al giallo. Somiglia moltissimo alla valle del fiume Cavone, ai calanchi di Aliano e Alianello, in Basilicata. E’ identica: montagne segnate da profondi calanchi, di un biancore giallastro che si produce in sfumature varie e diverse. Sembra davvero la valle del Terzo Cavone nel materano. Bellissima!
L’occhio si riempie di questa fantasmagoria, si lascia prendere dalla bellezza del posto e non riesci a distoglierlo.
La strada è la mitica Strada dei Re, la strada del deserto, che si diparte da Aquaba e arriva fino ad Amman e a Baghdad.
Percorsa da grandi tir pieni di mercanzie, da autocisterne che hanno portato il petrolio ad Aquaba, provenendo da Baghdad e aggirando così l’embargo ancora esistente nell’Iraq.
Parallela alla strada, la leggendaria ferrovia di Lawrence d’Arabia che da Damasco attraversa la Siria, tocca Amman e arriva al porto di Aquaba.
AD AQUABA!!! Era questo il grido di Lawrence d’Arabia quando, dopo l’assalto finalmente vittorioso al treno blindato dei turchi, si mise alla testa delle tribù arabe che era riuscito a mettere insieme – cosa unica e straordinaria – e puntò sul grosso dell’esercito turco, acquartierato nel porto di Aquaba, per sgominarlo definitivamente e scacciare l’odiato invasore.
AD AQUABA!!! Sembra di sentirlo ancora nel vento quel grido.
Sembra di rivedere il famoso film in cui Lawrence,con la jalabia e la kefia bianche dell’arabo saudita, in groppa ad un cammello e alla testa di vocianti schiere di beduini, marcia verso Aquaba. Sembra di rivedere il volto di Peter O’Toole – protagonista del film – pensoso per ciò che avrebbe potuto fare per il Commonwealth e che invece aveva fatto per le tribù arabe, preoccupato per la difficile decisione di puntare su Aquaba.
Il suo sogno era di portare gli arabi a fondare una nazione panaraba, ma questo restò solo un sogno.
Arabia, Kuwait, Iran, Iraq, Palestina, Giordania, Siria, Libano, Egitto parlano la medesima lingua araba, hanno la stessa cultura, e la medesima religione, identici usi e costumi, ma restano fortemente divisi fino a farsi guerra, come è gia successo tra Iran e Iraq, Giordani e Palestinesi, Iraq e Kuwait.
Hibrahim non parla molto di Aquaba e della storia di Lawrence d’Arabia, Sir Thomas Edward.
In verità è una storia tutta occidentale e un mito tutto europeo. Gli arabi vedono Lawrence come un estraneo e, ancora oggi, non comprendono per quale motivo e al servizio di quale interesse avesse posto la sua opera e la sua politica.
E’ ritenuto dagli arabi una spia dei turchi, proprio così, un agente segreto che coltivava interessi non favorevoli al mondo arabo, ma a quello occidentale. Ieri era sicuramente amato da pochi, oggi conosce l’indifferenza dei più.
Ya Allah, verso Aquaba.
Scorgi in lontananza, sotto montagne e spuntoni rocciosi contornati da dune di sabbia rossiccia, sparse, le tende nere dei beduini.
Recuperi nella memoria la sacralità della tenda, tutta la storia di Mosè, l’esodo della sua gente dall’Egitto, il passaggio del Mar Rosso e il viaggio per queste terre verso il monte Nebo, di fronte a Gerusalemme, detta in arabo Al Quds.
La tenda dei beduini, la casa di sempre! L’arabo non riesce a distaccarsi dalla sua tenda. Oggi non è raro vedere nella stessa città, accanto alla casa moderna in muratura, che il beduino è riuscito a costruirsi, anche la tradizionale tenda. L’arabo preferisce vivere lì i suoi momenti conviviali, gli incontri con i suoi amici e le feste familiari.
E’ fortissimo il contrasto fra il cielo fortemente azzurro, i colori di queste montagne, il blu intenso del Mar Rosso e la città di Aquaba tutta chiara e moderna. Più su c’è Eilat, israeliana, confinante con Aquaba. Chiude il golfo Taba, egiziana, con alle spalle il Sinai, le sue montagne e il suo deserto.
Aquaba è l’unico sbocco al mare che possiede la Giordania.
Qui Israele custodisce e controlla attentamente la sua porta sul Mar Rosso. Qui l’Egitto ha rivendicato, insieme al territorio del Sinai, la sua competenza territoriale sul Mar Rosso. E’ qui che i Sauditi dell’Arabia hanno mantenuto il loro passaggio per avvicinarsi al Mediterraneo.
Siamo nella terra di Re Edom, detto il rosso.
E’ qui che iniziò il viaggio di Mosè, dopo aver attraversato il Mar Rosso per arrivare in Palestina, la terra promessa.
Qui Mosè incontrò Edom che con un potente esercito gli impedì di passare. E allora Mosè, con gli uomini stanchi del lungo viaggio, aggirò l’ostacolo e proseguì verso nord, verso il monte Nebo e la terra promessa. Questo accadeva migliaia di anni fa qui, nella terra di Edom, che in arabo significa rosso e che ha dato il nome a questo mare: “mare di Edom, mar Rosso”.
Una piacevolissima sosta ad Aquaba serve a ristorarti con un buon bagno nel Mar Rosso, in uno stabilimento balneare di tutto rispetto, pulito, piacevole e organizzato. Un’ottima orata del Mar Rosso con varie salsine arabe – salsa di ceci, di melanzane, yogurt - e molta insalata verde, con un ottimo bicchiere di birra giordana, rigorosamente analcolica perché nei locali pubblici non si servono alcolici, e dopo riprendi a percorrere la Strada dei Re per deviare poi verso il Wadi Rum.
Il primo luogo importante che si trova oltre queste montagne è il Wadi Rum che per secoli ha costituito l’unico varco verso l’Arabia Saudita.
Lì attendono i beduini con le land rover per farti scorazzare sulle piste del deserto.
Ritrovi lo splendido paesaggio fatto da montagne di arenaria rossa, dalle dune che anticipano il deserto più assoluto dell’Arabia.
E’ difficile descrivere le sensazioni che produce il Wadi Rum, la Valle della Luna.
Nei miei numerosi viaggi difficilmente la natura è riuscita a darmi sensazioni ed emozioni come queste.
Vengono in mente le parole di Lawrence d’Arabia davanti a questi luoghi:”la nostra carovana si rese conto della propria piccolezza e diventò taciturna, timorosa e vergognosa di ostentare la propria meschinità alla presenza della meraviglia dei monti”.
La musica del film Lawrance d’Arabia introduce bene al Wadi Rum.
Si presenta con una roccia estesa e imponente, circondata da dune, solcata nei fianchi da calanchi che formano sette pilastri: una costruzione fatta dall’erosione del vento e della pioggia e che gli arabi chiamano i Sette Pilastri della Saggezza, per ricordare agli uomini che solo la grande saggezza della natura può aver concepito una costruzione così magnifica. Da qui il titolo del libro scritto da Lawrance d’Arabia.
Resti senza parole a fotografare e osservare, a pensare questo magnifico paesaggio che assomiglia solo alla Monument Valley, nello Utah.
Certo quella è più famosa per tutta la letteratura e i films che vi sono stati girati, ma questa è più naturale, di una bellezza selvaggia che ti prende e ti toglie le parole.
Oltre è il deserto, magnifico e straordinario, un tempo ricco di acqua, con la sabbia che si tinge di colori diversi, il rosso e l’ocra e l’indaco e il giallo dai riflessi verdi.
Percorri questa valle a bordo di scassate toyota che i beduini, padroni del deserto, guidano con estrema perizia e con grande incoscienza. Piste che solo loro conoscono, che tu non vedi e sicuramente farebbero insabbiare un autista come noi facendogli finire lì la sua marcia nel deserto. Guidano con perizia, ma i sobbalzi sono atroci su queste toyota. Il rischio per i maschietti è di uscirne con tonalità da voci bianche. Tutti con la jalabia e la kefia, comunque con un tratto arabo, sono felici di attraversare una valle che è un ingegno della natura.
Il mare di sabbia, le dune contornate da straordinarie montagne tinte dal sole, l’artista di sempre, con tonalità e colori differenti.
Ti avvicini ad un accampamento tendato di beduini ed intuisci, già da lontano, il loro modo di vivere.
Accanto alla tenda una canaletta porta l’acqua che un beduino è riuscito a trovare bucando la roccia. Sì, bucando la roccia! Proprio qui vicino, al Wadi Musa, Mosè fece zampillare l’acqua bucando la roccia con il bastone.
Piste rosse una volta battute da carovane che andavano lontano, portando mercanzie, spezie e quant’altro potesse essere necessario da scambiare con altri popoli. E con le spezie si scambiavano anche le idee.
Il deserto è una grande utilità, per chi lo conosce. Solo per chi lo conosce, però! E’ una via che serve ad abbreviare, e chi lo conosce sa di poter raggiungere la meta attraversandolo ed evitando così giri interminabili. Il deserto, per chi lo conosce, è utile a non farsi trovare e a viverci libero di spostarsi da un posto all’altro.
E’ proprio vero che esercita un fascino unico, incredibile: il fascino del nulla. Tu sai che lì c’è il nulla, ma sai anche che a percorrerlo riesci, comunque, a trovare ciò che cerchi, sia esso un luogo lontano come Timbuctu o una tenda beduina. Sai che puoi attraversarlo ed arrivare nel luogo che vuoi: forse un luogo dello spirito!
Tornano alla mente i mille films e la sterminata letteratura.
Ti ricordi, allora, che nella tua cultura prima di diventare un turista sei stato esploratore, missionario, antropologo, avventuriero, …colonizzatore.
Appare quello che sembra un quadro classico: sotto l’ombra di una roccia, l’unico albero di pistacchio che si incontra in tutto il tragitto e, vicino, il cammello, il cammelliere le sue capre.
Sui piedi sabbia rossa. Hibrahim spiega l’uso che ne fanno i beduini cospargendosi il viso di sabbia impastata con l’acqua: è un belletto. Truccarsi, farsi belli con ciò che la natura di questi luoghi può offrire: la sabbia, il sole e le rare e preziose vene d’acqua.
Dopo aver visto dei graffiti nella roccia, che riportano alla notte dei tempi, quando gli uomini segnavano con la scrittura il loro paesaggio, ti accorgi che il sole comincia ad abbassarsi sulle montagne e ti prepari ad un’ora dolce e misteriosa: il tramonto.
Ti arrampichi – incredibilmente senza fatica – su una roccia e attendi che il sole si nasconda dietro ai monti.
Sembra che il sole si sposi con queste montagne, scendendo lentamente e cangiando in sfumature diverse, mentre i raggi creano uno scenario straordinario che sollecita grandi pensieri. E’ il punto di incontro tra natura allo stato puro e pensiero: nostalgie, sentimenti, immagini, emozioni.
Impossibile staccarsi da questa roccia con un tramonto così: e’ bellissimo!
Ti genera dolcezza, ti fa sentire in pace con il mondo e ti porta lontano nel tempo. Staccarsi è impossibile, andar via non è facile. Vorresti fermare il tempo, sospenderlo.
Hibrahim intona la preghiera del Muezzin: è un lamento deciso, forte, che esprime le lodi ad Allah.
Allah -u- Akbar, Allah è grande. Ed è davvero grande il buon Dio che ha creato tanta meraviglia.
Filippo Pugliese
Amman grande capitale del Medioriente, un milione e cinquecentomila abitanti, forti radici nell’Islam e tante aperture alla nuova urbanistica occidentale.
Città interessante per le strutture moderne del suo centro direzionale e finanziario di prim’ordine che pure conservano elementi della tradizione. Palazzi alti e meno alti, sempre bianchi e tutti con la facciata rivolta verso La Mecca.
Un cantiere in attività, segno di una capacità commerciale ed economica in contrasto con il resto della città antica, la Medina, dove le case tutte bianche, sempre bianche, fatte con la pietra delle vicine miniere di Re Salomone, lasciano spazio ai molti minareti svettanti verso il cielo a segnare un’attenzione di fede e l’osservanza per le tradizionali preghiere.
Il Muezzin si affaccia cinque volte al giorno e la sua voce, per noi sempre suggestiva, ricorda ai fedeli che “Allah -u- Akbar” Allah è grande.
Imponente e suggestiva è la moschea di Hussein, tutta bianca con le cupole verdi, voluta da Re Hussein, illuminato e lungimirante sovrano molto amato dal suo popolo.
La casa di Allah è aperta a tutti. Al musulmano che ogni venerdì va per ascoltare il sermone dell’imam, per pregare e per riposarsi, per trovare un po’ di fresco alla calura dell’estate. È aperta anche alle donne, purchè in orari non frequentati dagli uomini. Anche a chi non è di fede islamica, purchè sia obbediente alla raccomandazione di entrare scalzo e coperto. Più rigore è richiesto alle donne occidentali con l’obbligo di indossare un kaftano nero, lungo fino ai piedi e con un cappuccio calato fino agli occhi.
All’esterno, le fontane per le piccole e le grandi abluzioni stanno a rinnovare il rito della purificazione, nato mille e mille anni fa quando occorreva educare il viandante proveniente dai lunghissimi viaggi nel deserto a togliersi di dosso polvere, sabbia, sporcizia e impurità prima di entrare nella casa di Allah e incontrare altri fedeli. E’ l’educazione alla vita civile e ai precetti religiosi, contenuta nel Corano: punto di incontro della legge civile e della legge religiosa.
Il ventre molle della città ti prende per il suo fascino mediorientale: il souk pieno di luci e colori, bancarelle di spezie, di mercanzie di ogni genere esposte in apparente disordine e capaci di indicare che lì è la merce da comprare, lì è il medioriente.
Lo percorri timoroso di incontri preoccupanti, dimostrando in questo tutto il pregiudizio occidentale e dimenticando che ogni mondo è paese, che ogni città di sera presenta i suoi rischi e i suoi pericoli. Invece l’attenzione, la cordialità e la capacità ospitale di questa gente ti sorprendono ad ogni passo. Percepisci finanche gli odori e gli umori della gente che invita a contrattare “souvenir souvenir”, guardandoti con curiosità, ma con rispetto, e dicendoti che è ormai tempo che ad Amman tornino gli italiani, perché negli ultimi tempi sono venuti solo gli spagnoli.
La curiosità tutta occidentale ti porta a voler capire come vesta la donna giordana: la incontri con il chador, con il kaftano nero e lungo fino ai piedi e che lascia scoperte solo le mani e gli occhi, ma anche con jeans e aderenti camicette, portate con disinvoltura, che danno la misura di una crescente emancipazione femminile.
In quanto agli uomini, i colori della kefia indicano che esiste una distinzione tra gli arabi: giordani, palestinesi, sauditi. Quella bianca e rossa è dei giordani, quella bianca e nera (oh!…Arafat) è dei palestinesi, quella tutta bianca è dei sauditi. Sono distinzioni che coincidono anche con l’appartenenza alle differenti classi sociali: la più umile resta, da sempre, quella palestinese, una volta numerosa in questo paese prima del tragico settembre nero.
E le idee? Quelle restano ancora vestite dai fondamenti dell’islamismo e lentamente, ma gradualmente, si aprono alla modernità.
L’itinerario è Monte Nebo, il Wadi Mujib, Madaba, la leggendaria e mitica Petra, Aquaba, il Wadi Rum.
Ya Allah! (andiamo!) E’ un paese affascinante la Giordania!
Il Wadi Mujib è la valle dove ha inizio il deserto: contrafforti montuosi, una terra incredibilmente arida ma suggestiva. La leggenda vuole che questa sia la valle dove il diavolo tentò Gesù.
Dune di sabbia rossa, vallate aspre e, in fondo, l’Arabia Saudita, il deserto, La Mecca. E’ da lì che spira il Ghibli, il vento del deserto. In arabo La Mecca si dice Gibily da ciò il nome del vento che soffia impetuoso in questa valle dove a perdita d’occhio non trovi traccia umana.
E’ una suggestione unica! Capisci, allora, come il nulla possa anche affascinarti.
E’ un paese che dà forte emozioni, come Petra: il sogno scavato nella roccia.
La città nabatea scavata nella roccia arenaria tanto friabile da poter essere scalfita con un dito. E’ per questo che duemila anni fa, qui, è stato possibile creare opere di straordinaria fattura: procedendo nello scavo dall’alto verso il basso sono stati costruiti templi, palazzi, colonne e capitelli, statue con straordinaria capacità di raffigurazione.
Ne è scaturita una città misteriosa, tenuta nascosta per mille anni al forestiero e scoperta, casualmente, solo cento anni fa da un europeo che aveva sentito parlare di questa mitica città di cui tutti sapevano ma che nessuno diceva. Che non sia nata propri qui l’Araba Fenice, che tutti sanno dov’è ma che nessuno dice?!
Per trovarla imparò l’arabo, studiò i costumi e le abitudini dei beduini, per anni si confuse tra loro e un giorno si avviò con una carovana, beduino tra i beduini percorrendo la strada che un tempo era la via dell’incenso. Fortuna volle che la carovana passasse per Petra e così poté scoprire questa meraviglia degli occhi.
Una città che era condivisa dai vivi e dai morti, tombe per il culto dei morti ma anche case per la vita quotidiana, palazzi, facciate splendidamente ornate. I romani poi vi sovrapposero le loro architetture: il foro, il teatro costruito su quello nabateo.
Città dei nabatei, posta non lontano dal mare dove arrivava la via dell’incenso e delle spezie, arricchitasi con gli esosi pedaggi pretesi dalle carovane di passaggio, fino alla sua decadenza nell’anno 104 d.c..
E’ indescrivibile l’emozione che si prova arrivando da una gola strettissima e profonda, il Sik, scavata dall’acqua e dal vento tra pareti di roccia arenaria dai cento colori.
Dopo aver camminato per un chilometro in questa fenditura stretta da pareti altissime, all’improvviso, intravedi i tratti del Tempio del Tesoro, forse il più bello.
Più vai avanti più la vena si apre e più scopri la bellezza e lo splendore di questo tempio dai colori rosa, rosso, ocra, arancio, secondo le tonalità che la luce del giorno decide di donargli: il tempio si erge su uno scalone e si slancia con poderose colonne e architravi, capitelli raffinati e magnificamente conservati nel tempo.
Resti senza parole e, senza esagerare, con la pelle d’oca. Ti riprendi dall’emozione cercando l’ombra di un costone e, allora, realizzi che Indiana Jones non poteva che venire qui “alla ricerca dell’Arca perduta”.
E’ un’emozione che vorresti ripetere. Più volte torni a percorrere questa gola e a rivedere l’apparire del Tempio del Tesoro: ma non è mai come la prima volta.
E’ un tempio che appare. Petra è una città che ha proprio la magia dell’apparire improvvisamente, in uno scenario di montagne tanto aspre e fitte che non riesci a scorgere le valli e i canyon, i Wadi, che esse pure contengono. Da lontano vedi solo monti e, in cima a uno di questi, un punto di un bianco illuminante: la tomba di Aronne!
Hibrahim, padre di tutte le guide, si lascia andare ad una appassionata descrizione del rito del matrimonio “le mariage”.
Parla dell’abitudine di presentare la sposa in giovanissima età alla famiglia dello sposo; di tutti gli accorgimenti per riuscire a capire se la sposa sia bella o brutta, avvenente o presentabile; di tutte le astuzie per scoprire se lo sposo possegga un patrimonio sufficiente a mantenere la famiglia che ne verrà.
Usanze e abitudini che, per molti tratti, richiamano quelle in uso fino a poco tempo fa – e in qualche caso ancora oggi – in alcuni paesi del nostro entroterra.
E’ appassionato Hibrahim, si diverte e fa divertire.
Sei fortunato se ti capita di poter assistere ad un matrimonio in un albergo della città. Gli sposi, elegantissimi, circondati da una gran folla di amici e parenti, vengono accompagnati fin sulla porta della loro stanza, al suono di flauti e tamburi e con quel battito ritmico delle mani che ho visto fare solo dagli arabi e dagli spagnoli-andalusi.
Da un altopiano scopri la bellissima valle di Shebak sovrastata da montagne lontane e vicine, solcate da profondi calanchi con ai piedi dune dai colori che vanno dal rosa al verde e al giallo. Somiglia moltissimo alla valle del fiume Cavone, ai calanchi di Aliano e Alianello, in Basilicata. E’ identica: montagne segnate da profondi calanchi, di un biancore giallastro che si produce in sfumature varie e diverse. Sembra davvero la valle del Terzo Cavone nel materano. Bellissima!
L’occhio si riempie di questa fantasmagoria, si lascia prendere dalla bellezza del posto e non riesci a distoglierlo.
La strada è la mitica Strada dei Re, la strada del deserto, che si diparte da Aquaba e arriva fino ad Amman e a Baghdad.
Percorsa da grandi tir pieni di mercanzie, da autocisterne che hanno portato il petrolio ad Aquaba, provenendo da Baghdad e aggirando così l’embargo ancora esistente nell’Iraq.
Parallela alla strada, la leggendaria ferrovia di Lawrence d’Arabia che da Damasco attraversa la Siria, tocca Amman e arriva al porto di Aquaba.
AD AQUABA!!! Era questo il grido di Lawrence d’Arabia quando, dopo l’assalto finalmente vittorioso al treno blindato dei turchi, si mise alla testa delle tribù arabe che era riuscito a mettere insieme – cosa unica e straordinaria – e puntò sul grosso dell’esercito turco, acquartierato nel porto di Aquaba, per sgominarlo definitivamente e scacciare l’odiato invasore.
AD AQUABA!!! Sembra di sentirlo ancora nel vento quel grido.
Sembra di rivedere il famoso film in cui Lawrence,con la jalabia e la kefia bianche dell’arabo saudita, in groppa ad un cammello e alla testa di vocianti schiere di beduini, marcia verso Aquaba. Sembra di rivedere il volto di Peter O’Toole – protagonista del film – pensoso per ciò che avrebbe potuto fare per il Commonwealth e che invece aveva fatto per le tribù arabe, preoccupato per la difficile decisione di puntare su Aquaba.
Il suo sogno era di portare gli arabi a fondare una nazione panaraba, ma questo restò solo un sogno.
Arabia, Kuwait, Iran, Iraq, Palestina, Giordania, Siria, Libano, Egitto parlano la medesima lingua araba, hanno la stessa cultura, e la medesima religione, identici usi e costumi, ma restano fortemente divisi fino a farsi guerra, come è gia successo tra Iran e Iraq, Giordani e Palestinesi, Iraq e Kuwait.
Hibrahim non parla molto di Aquaba e della storia di Lawrence d’Arabia, Sir Thomas Edward.
In verità è una storia tutta occidentale e un mito tutto europeo. Gli arabi vedono Lawrence come un estraneo e, ancora oggi, non comprendono per quale motivo e al servizio di quale interesse avesse posto la sua opera e la sua politica.
E’ ritenuto dagli arabi una spia dei turchi, proprio così, un agente segreto che coltivava interessi non favorevoli al mondo arabo, ma a quello occidentale. Ieri era sicuramente amato da pochi, oggi conosce l’indifferenza dei più.
Ya Allah, verso Aquaba.
Scorgi in lontananza, sotto montagne e spuntoni rocciosi contornati da dune di sabbia rossiccia, sparse, le tende nere dei beduini.
Recuperi nella memoria la sacralità della tenda, tutta la storia di Mosè, l’esodo della sua gente dall’Egitto, il passaggio del Mar Rosso e il viaggio per queste terre verso il monte Nebo, di fronte a Gerusalemme, detta in arabo Al Quds.
La tenda dei beduini, la casa di sempre! L’arabo non riesce a distaccarsi dalla sua tenda. Oggi non è raro vedere nella stessa città, accanto alla casa moderna in muratura, che il beduino è riuscito a costruirsi, anche la tradizionale tenda. L’arabo preferisce vivere lì i suoi momenti conviviali, gli incontri con i suoi amici e le feste familiari.
E’ fortissimo il contrasto fra il cielo fortemente azzurro, i colori di queste montagne, il blu intenso del Mar Rosso e la città di Aquaba tutta chiara e moderna. Più su c’è Eilat, israeliana, confinante con Aquaba. Chiude il golfo Taba, egiziana, con alle spalle il Sinai, le sue montagne e il suo deserto.
Aquaba è l’unico sbocco al mare che possiede la Giordania.
Qui Israele custodisce e controlla attentamente la sua porta sul Mar Rosso. Qui l’Egitto ha rivendicato, insieme al territorio del Sinai, la sua competenza territoriale sul Mar Rosso. E’ qui che i Sauditi dell’Arabia hanno mantenuto il loro passaggio per avvicinarsi al Mediterraneo.
Siamo nella terra di Re Edom, detto il rosso.
E’ qui che iniziò il viaggio di Mosè, dopo aver attraversato il Mar Rosso per arrivare in Palestina, la terra promessa.
Qui Mosè incontrò Edom che con un potente esercito gli impedì di passare. E allora Mosè, con gli uomini stanchi del lungo viaggio, aggirò l’ostacolo e proseguì verso nord, verso il monte Nebo e la terra promessa. Questo accadeva migliaia di anni fa qui, nella terra di Edom, che in arabo significa rosso e che ha dato il nome a questo mare: “mare di Edom, mar Rosso”.
Una piacevolissima sosta ad Aquaba serve a ristorarti con un buon bagno nel Mar Rosso, in uno stabilimento balneare di tutto rispetto, pulito, piacevole e organizzato. Un’ottima orata del Mar Rosso con varie salsine arabe – salsa di ceci, di melanzane, yogurt - e molta insalata verde, con un ottimo bicchiere di birra giordana, rigorosamente analcolica perché nei locali pubblici non si servono alcolici, e dopo riprendi a percorrere la Strada dei Re per deviare poi verso il Wadi Rum.
Il primo luogo importante che si trova oltre queste montagne è il Wadi Rum che per secoli ha costituito l’unico varco verso l’Arabia Saudita.
Lì attendono i beduini con le land rover per farti scorazzare sulle piste del deserto.
Ritrovi lo splendido paesaggio fatto da montagne di arenaria rossa, dalle dune che anticipano il deserto più assoluto dell’Arabia.
E’ difficile descrivere le sensazioni che produce il Wadi Rum, la Valle della Luna.
Nei miei numerosi viaggi difficilmente la natura è riuscita a darmi sensazioni ed emozioni come queste.
Vengono in mente le parole di Lawrence d’Arabia davanti a questi luoghi:”la nostra carovana si rese conto della propria piccolezza e diventò taciturna, timorosa e vergognosa di ostentare la propria meschinità alla presenza della meraviglia dei monti”.
La musica del film Lawrance d’Arabia introduce bene al Wadi Rum.
Si presenta con una roccia estesa e imponente, circondata da dune, solcata nei fianchi da calanchi che formano sette pilastri: una costruzione fatta dall’erosione del vento e della pioggia e che gli arabi chiamano i Sette Pilastri della Saggezza, per ricordare agli uomini che solo la grande saggezza della natura può aver concepito una costruzione così magnifica. Da qui il titolo del libro scritto da Lawrance d’Arabia.
Resti senza parole a fotografare e osservare, a pensare questo magnifico paesaggio che assomiglia solo alla Monument Valley, nello Utah.
Certo quella è più famosa per tutta la letteratura e i films che vi sono stati girati, ma questa è più naturale, di una bellezza selvaggia che ti prende e ti toglie le parole.
Oltre è il deserto, magnifico e straordinario, un tempo ricco di acqua, con la sabbia che si tinge di colori diversi, il rosso e l’ocra e l’indaco e il giallo dai riflessi verdi.
Percorri questa valle a bordo di scassate toyota che i beduini, padroni del deserto, guidano con estrema perizia e con grande incoscienza. Piste che solo loro conoscono, che tu non vedi e sicuramente farebbero insabbiare un autista come noi facendogli finire lì la sua marcia nel deserto. Guidano con perizia, ma i sobbalzi sono atroci su queste toyota. Il rischio per i maschietti è di uscirne con tonalità da voci bianche. Tutti con la jalabia e la kefia, comunque con un tratto arabo, sono felici di attraversare una valle che è un ingegno della natura.
Il mare di sabbia, le dune contornate da straordinarie montagne tinte dal sole, l’artista di sempre, con tonalità e colori differenti.
Ti avvicini ad un accampamento tendato di beduini ed intuisci, già da lontano, il loro modo di vivere.
Accanto alla tenda una canaletta porta l’acqua che un beduino è riuscito a trovare bucando la roccia. Sì, bucando la roccia! Proprio qui vicino, al Wadi Musa, Mosè fece zampillare l’acqua bucando la roccia con il bastone.
Piste rosse una volta battute da carovane che andavano lontano, portando mercanzie, spezie e quant’altro potesse essere necessario da scambiare con altri popoli. E con le spezie si scambiavano anche le idee.
Il deserto è una grande utilità, per chi lo conosce. Solo per chi lo conosce, però! E’ una via che serve ad abbreviare, e chi lo conosce sa di poter raggiungere la meta attraversandolo ed evitando così giri interminabili. Il deserto, per chi lo conosce, è utile a non farsi trovare e a viverci libero di spostarsi da un posto all’altro.
E’ proprio vero che esercita un fascino unico, incredibile: il fascino del nulla. Tu sai che lì c’è il nulla, ma sai anche che a percorrerlo riesci, comunque, a trovare ciò che cerchi, sia esso un luogo lontano come Timbuctu o una tenda beduina. Sai che puoi attraversarlo ed arrivare nel luogo che vuoi: forse un luogo dello spirito!
Tornano alla mente i mille films e la sterminata letteratura.
Ti ricordi, allora, che nella tua cultura prima di diventare un turista sei stato esploratore, missionario, antropologo, avventuriero, …colonizzatore.
Appare quello che sembra un quadro classico: sotto l’ombra di una roccia, l’unico albero di pistacchio che si incontra in tutto il tragitto e, vicino, il cammello, il cammelliere le sue capre.
Sui piedi sabbia rossa. Hibrahim spiega l’uso che ne fanno i beduini cospargendosi il viso di sabbia impastata con l’acqua: è un belletto. Truccarsi, farsi belli con ciò che la natura di questi luoghi può offrire: la sabbia, il sole e le rare e preziose vene d’acqua.
Dopo aver visto dei graffiti nella roccia, che riportano alla notte dei tempi, quando gli uomini segnavano con la scrittura il loro paesaggio, ti accorgi che il sole comincia ad abbassarsi sulle montagne e ti prepari ad un’ora dolce e misteriosa: il tramonto.
Ti arrampichi – incredibilmente senza fatica – su una roccia e attendi che il sole si nasconda dietro ai monti.
Sembra che il sole si sposi con queste montagne, scendendo lentamente e cangiando in sfumature diverse, mentre i raggi creano uno scenario straordinario che sollecita grandi pensieri. E’ il punto di incontro tra natura allo stato puro e pensiero: nostalgie, sentimenti, immagini, emozioni.
Impossibile staccarsi da questa roccia con un tramonto così: e’ bellissimo!
Ti genera dolcezza, ti fa sentire in pace con il mondo e ti porta lontano nel tempo. Staccarsi è impossibile, andar via non è facile. Vorresti fermare il tempo, sospenderlo.
Hibrahim intona la preghiera del Muezzin: è un lamento deciso, forte, che esprime le lodi ad Allah.
Allah -u- Akbar, Allah è grande. Ed è davvero grande il buon Dio che ha creato tanta meraviglia.
Filippo Pugliese
domenica, maggio 07, 2006
Patronati-Pisanu: firmato protocollo d'intesa su immigrazione
Alle Acli tutto pronto per rendere operativo l'accordo che semplifica le procedure in materia di rinnovo dei permessi di soggiorno
A conclusione di un percorso avviato oltre due mesi fa, si sono incontrati a Roma - da tutte le sedi italiane - gli oltre cento direttori provinciali e regionali del Patronato Acli per raccogliere le ultime indicazioni utili a dare il via al Protocollo d'Intesa siglato con il Ministero dell'Interno insieme agli altri patronati e ora reso operativo dalla firma del ministro Pisanu.
La due giorni di incontri e di formazione si è aperta con il seminario “Immigrazione: sfida tra azione di servizio e impegno associativo”, al quale - a sottolineare l'impegno forte di tutta l'associazione e la volontà già attiva di rilanciare l'iniziativa a partire dall'accordo raggiunto - parteciperanno i massimi dirigenti delle Acli e del Patronato, a partire dal presidente delle Acli Andrea Olivero e il Vicepresidente delegato del Patronato, Michele Consiglio, insieme a Luca Pacini, responsabile dell'Ufficio Immigrazione e diritto d'asilo dell'Anci e ad un rappresentante della Direzione centrale per l'Immigrazione e la Polizia di frontiera.
L'accordo - il cui avvio è previsto dal Ministero dell'Interno per il 22 maggio prossimo - consentirà agli immigrati che dovranno rinnovare il permesso di soggiorno, o che vorranno richiedere la carta di soggiorno, di rivolgersi ai patronati per essere assistiti nella compilazione della richiesta.
Pur mantenendo una certa complessità, l'iter procedurale previsto a carico dei patronati permetterà di eliminare le estenuanti code presso gli uffici stranieri delle questure e di ridurre i tempi medi di espletamento delle procedure di rilascio dei titoli, anche se resta rammarico per i costi che l'immigrato dovrà sostenere per la spedizione della pratica presso le Poste Italiane.
“Attraverso questo accordo” - dichiara Michele Consiglio, vicepresidente delegato del Patronato ACLI - “viene ad essere superata quella considerazione dell'immigrato come questione di ordine pubblico che, oltre a costituire pregiudizio, ha creato una situazione di grave empasse amministrativa. Da domani, saranno infatti i Comuni a gestire la richiesta e il rilascio dei permessi. Dopo l'intesa con i patronati, la firma di un apposito protocollo con l'ANCI, segnerà finalmente l'inizio della razionalizzazione dei procedimenti relativi alla posizione legale dello straniero in Italia, in attesa che siano assegnate alle amministrazioni locali le competenze per il rilascio ed il rinnovo dei permessi di soggiorno, come avviene già in molti Paesi europei”.
La situazione meridionale è stata affrontata con un preciso intervento dal direttore provinciale del Patronato Acli di Napoli Pasquale De Dilectis.
A conclusione di un percorso avviato oltre due mesi fa, si sono incontrati a Roma - da tutte le sedi italiane - gli oltre cento direttori provinciali e regionali del Patronato Acli per raccogliere le ultime indicazioni utili a dare il via al Protocollo d'Intesa siglato con il Ministero dell'Interno insieme agli altri patronati e ora reso operativo dalla firma del ministro Pisanu.
La due giorni di incontri e di formazione si è aperta con il seminario “Immigrazione: sfida tra azione di servizio e impegno associativo”, al quale - a sottolineare l'impegno forte di tutta l'associazione e la volontà già attiva di rilanciare l'iniziativa a partire dall'accordo raggiunto - parteciperanno i massimi dirigenti delle Acli e del Patronato, a partire dal presidente delle Acli Andrea Olivero e il Vicepresidente delegato del Patronato, Michele Consiglio, insieme a Luca Pacini, responsabile dell'Ufficio Immigrazione e diritto d'asilo dell'Anci e ad un rappresentante della Direzione centrale per l'Immigrazione e la Polizia di frontiera.
L'accordo - il cui avvio è previsto dal Ministero dell'Interno per il 22 maggio prossimo - consentirà agli immigrati che dovranno rinnovare il permesso di soggiorno, o che vorranno richiedere la carta di soggiorno, di rivolgersi ai patronati per essere assistiti nella compilazione della richiesta.
Pur mantenendo una certa complessità, l'iter procedurale previsto a carico dei patronati permetterà di eliminare le estenuanti code presso gli uffici stranieri delle questure e di ridurre i tempi medi di espletamento delle procedure di rilascio dei titoli, anche se resta rammarico per i costi che l'immigrato dovrà sostenere per la spedizione della pratica presso le Poste Italiane.
“Attraverso questo accordo” - dichiara Michele Consiglio, vicepresidente delegato del Patronato ACLI - “viene ad essere superata quella considerazione dell'immigrato come questione di ordine pubblico che, oltre a costituire pregiudizio, ha creato una situazione di grave empasse amministrativa. Da domani, saranno infatti i Comuni a gestire la richiesta e il rilascio dei permessi. Dopo l'intesa con i patronati, la firma di un apposito protocollo con l'ANCI, segnerà finalmente l'inizio della razionalizzazione dei procedimenti relativi alla posizione legale dello straniero in Italia, in attesa che siano assegnate alle amministrazioni locali le competenze per il rilascio ed il rinnovo dei permessi di soggiorno, come avviene già in molti Paesi europei”.
La situazione meridionale è stata affrontata con un preciso intervento dal direttore provinciale del Patronato Acli di Napoli Pasquale De Dilectis.
giovedì, maggio 04, 2006
PROCIDA: “Sentieri di speranza nel mondo del lavoro”
Convegno: “Sentieri di speranza nel mondo del lavoro”
5-6 Maggio 2006
PROGRAMMA
Venerdì 5 Maggio ore 17.00 presso l’Hotel “La Tonnara” a Marina Chiaiolella:
Apertura del Convegno con l’intervento di Mons. Michele Ambrosino.
Saluto del Sindaco: Cap. Lubrano Lavadera Gerardo
Interverranno
Don Antonio Mastantuono – Assistente Nazionale Movimento Lavoratori Azione Cattolica
“Il Cristiano di fronte al lavoro – La Dottrina sociale della Chiesa”
Pasquale Orlando – Presidente Provinciale ACLI
“I mutamenti che attraversano il mondo del lavoro: lavoro/i – flessibilità – disoccupazione ”
Modera gli interventi il Prof. Domenico Ambrosino
Visita alla mostra: “IL lavoro a Procida”
Sabato 6 Maggio ore 10.00 presso l’Hotel “La Tonnara” a Marina Chiaiolella
“Il Lavoro nell’isola: pesca – settore marittimo – turismo”
Brevi interventi: Dott. Nicola Pellecchia ADIRI Pesca Procida
Cap. Vincenzo Ambrosino Agente Marittimo
Dott. Vincenzo Capezzuto Assessore al lavoro e politiche sociali.
“Speranze nel mondo del lavoro”
interverranno
Dott. CORRADO GABRIELE - Assessore al Lavoro e Promozione professionale della Regione Campania.
Dott.ssa Giovanna MARTANO -Assessore al Turismo della Provincia di Napoli.
Prof. Massimo MARRELLI - Professore Ordinario di Scienze delle Finanze – Facoltà di Economia. Università “Federico II” di Napoli.
Moderatore Prof. Domenico Ambrosino, segue dibattito.
Ore 19.00 Presso il “LIDO DI PROCIDA”
Presentazione della 1a Edizione del Premio letterario “San Giuseppe e il mondo del lavoro”
Presentano la Prof. ssa Francesca Borgogna ed il Prof. Pasquale Lubrano.
Breve lettura delle opere e premiazione degli Autori.
Interventi musicali a cura delle “ Pleiadichorus “
Saluto finale di Don Marco Meglio.
A conclusione della serata visita alla mostra “ Il lavoro a Procida”
Degustazione di piatti tipici.
5-6 Maggio 2006
PROGRAMMA
Venerdì 5 Maggio ore 17.00 presso l’Hotel “La Tonnara” a Marina Chiaiolella:
Apertura del Convegno con l’intervento di Mons. Michele Ambrosino.
Saluto del Sindaco: Cap. Lubrano Lavadera Gerardo
Interverranno
Don Antonio Mastantuono – Assistente Nazionale Movimento Lavoratori Azione Cattolica
“Il Cristiano di fronte al lavoro – La Dottrina sociale della Chiesa”
Pasquale Orlando – Presidente Provinciale ACLI
“I mutamenti che attraversano il mondo del lavoro: lavoro/i – flessibilità – disoccupazione ”
Modera gli interventi il Prof. Domenico Ambrosino
Visita alla mostra: “IL lavoro a Procida”
Sabato 6 Maggio ore 10.00 presso l’Hotel “La Tonnara” a Marina Chiaiolella
“Il Lavoro nell’isola: pesca – settore marittimo – turismo”
Brevi interventi: Dott. Nicola Pellecchia ADIRI Pesca Procida
Cap. Vincenzo Ambrosino Agente Marittimo
Dott. Vincenzo Capezzuto Assessore al lavoro e politiche sociali.
“Speranze nel mondo del lavoro”
interverranno
Dott. CORRADO GABRIELE - Assessore al Lavoro e Promozione professionale della Regione Campania.
Dott.ssa Giovanna MARTANO -Assessore al Turismo della Provincia di Napoli.
Prof. Massimo MARRELLI - Professore Ordinario di Scienze delle Finanze – Facoltà di Economia. Università “Federico II” di Napoli.
Moderatore Prof. Domenico Ambrosino, segue dibattito.
Ore 19.00 Presso il “LIDO DI PROCIDA”
Presentazione della 1a Edizione del Premio letterario “San Giuseppe e il mondo del lavoro”
Presentano la Prof. ssa Francesca Borgogna ed il Prof. Pasquale Lubrano.
Breve lettura delle opere e premiazione degli Autori.
Interventi musicali a cura delle “ Pleiadichorus “
Saluto finale di Don Marco Meglio.
A conclusione della serata visita alla mostra “ Il lavoro a Procida”
Degustazione di piatti tipici.
S.Giorgio a Cremano: Concorso SACRARTE Cerimonia di premiazione
ACLI Circolo “G. Lazzati” S. Giorgio a Cremano
Lions Club “Napoli Lamount Young”
Patrocino morale del Comune di San Giorgio a Cremano
Patrocino morale della Pro Loco Comune di San Giorgio a Cremano
Concorso
SACRARTE
Cerimonia di premiazione
Interverranno:
Bruno Cesario – parlamentare
Ferdinando Riccardi – Sindaco S. Giorgio a Cremano
Pasquale Orlando – Presidente Provinciale Acli Napoli
Laruffa Domenico – Governatore Distretto Lions 108 YA
Arcangelo Punzo – presidente della Pro Loco Comune di san Giorgio a Cr.
Luigi Punzo – Presidente forum delle Associazioni
Antonio Di Maria – Presidente del Circolo Acli “G. Lazzati” S. Giorgio a Cr.
Roberto Giuliano - Presidente Lions Club “Napoli Lamount Young”
Interverranno i membri della giuria del concorso
Moderano:
arch. Tiziana D’Aniello – arch. Giovanni Di Sarno
della segreteria organizzativa del Concorso
S. Giorgio a Cremano Villa Buno via cavalli di bronzo
6 Maggio 2006 ore 18.00
Durante la serata si terrà il concerto della mezzo soprano Annamaria Sciarretta
del coro del Teatro S. Carlo di Napoli
Si ringraziano per la collaborazione.
Forum delle Associazioni S. Giorgio a Cremano
SACRARTE 2006 - Concorso Nazionale di arti visive
di Camilla Castaldo e Tiziana D’Aniello – Lions Napoli Lamont Young
Antonio Di Maria e Giovanni Di Sarno– Acli “G. Lazzati” S. Giorgio a Cremano
di cosa si tratta....
Il giorno 23 aprile 2006 Villa Vannucchi in San Giorgio a Cremano è stata lo scenario per l’inaugurazione della mostra – concorso, denominata SACRARTE, bandita dal Circolo ACLI “G. Lazzati” di San Giorgio a Cremano e il Lions Napoli Lamont Young . La manifestazione rientra nel programma dei festeggiamenti per il Santo patrono patrocinati dal Comune e dalla Pro Loco di San Giorgio a Cremano. In questo momento storico siamo abituati a pensare alla Sacralità come qualcosa di estraneo e lontano dalla quotidianità o come qualcosa di estremo; l’intento del Comitato organizzatore, in linea con lo spirito delle associazioni, è stato quello di favorire ed incentivare il dialogo fra tutte le ideologie e rispolverare un tema che credevamo tutti desueto. Da qui il desiderio di porre l’interrogativo ad artisti emergenti dando loro la possibilità di esprimersi e confrontarsi con il tema dell’ “arte sacra” aperta ad ogni credo e/o filosofia di pensiero.
La presenza delle 52 opere giunte, l’interesse suscitato nelle Istituzioni e l’affluenza dei visitatori alla mostra ci hanno dimostrato quanto, su un così complesso tema, ci sia veramente la volontà di comunicare. Le opere presentate sono frutto del lavoro di artisti italiani e stranieri e sono eseguite con diverse tecniche: da quelle tradizionali dell’ acquerello a quelle più innovative della digital art; questo rende la mostra estremamente stimolante e ricca di creatività. Al secondo piano della splendida villa vesuviana, recentemente restaurata, inizia il percorso di scoperta delle opere. La limitatezza dei fondi a disposizione per l’allestimento non si è poi rivelata del tutto dannosa; la volontà degli organizzatori è stata quella di lasciare che le opere fossero le vere protagoniste accompagnate da un allestimento minimalista nelle forme e nel concetto. Essendoci una forte diversità non solo di tecnica – pitture, sculture, installazioni – ma sono soprattutto di messaggio comunicato, il concept alla base dell’allestimento è stato quello di utilizzare materiali semplici che, combinati tra loro, divengono il filo conduttore del percorso espositivo: sale, carta, rafia e legno. “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini” dice San Matteo nel suo Vangelo (5-13), così il sale, posto ad accompagnare il visitatore, arricchire la terra e tutti coloro che interagiscono con le opere in mostra, attraverso l’arte ed il messaggio espressi dalle opere. I membri della giuria, Prof.ssa Giusy Mennillo, Prof. Gabriele Castaldo, dott. Vincenzo Grano, Padre Eduardo Parlato e il Sindaco del Comune di San Giorgio a Cremano dott. Ferdinando Riccardi, , hanno sposato appieno lo spirito con cui è stata promossa l’attività ed hanno “donato” il loro tempo e la loro professionalità a favore dell’iniziativa. Il primo premio è andato ad Alessandro Battista con l’opera “Pastore” – pastello su cartoncino 35x50 – il secondo a Gianluca Martucci con l’opera “San Giorgio” – olio su tela 80x60 - ed il terzo premio a Maurizio Cinque con “Luce dell’angelo” – terracotta e resina. L’opera di Antonella Ricciardi ha vinto la menzione “Lions Napoli Lamont Young” mentre Marco Simeone ha vinto la menzione “Circolo ACLI G. Lazzati”, infine Chiara Tarantino ha vinto la menzione della “Città di San Giorgio” . Tra le opere in mostra anche una fuori concorso dello scultore Luciano Campitelli dal titolo “Studio della forma” che ha riscosso un notevole successo. Il pubblico presente alla mostra, che si protrarrà fino al 1 maggio, si è mostrato particolarmente favorevole all’iniziativa apprezzando, tra le altre, l’installazione di Gianni Cinquegrana e le opere di Amedeo Sanzone e di Vittoria Donadio. E’ proprio questo piacevole e forse inaspettata partecipazione di pubblico e di opere che ha spinto le associazioni a prevedere per il prossimo anno una seconda edizione del concorso. L’aspetto sicuramente piacevole ed il successo vero della mostra – concorso è che artisti, sia professionisti che emergenti, abbiano espresso una loro riflessione, attraverso la propria personalissima arte, su questa tematica dimostrando che esiste ancora uno spazio per questa al di là di espressioni legate alla tradizione devozionale. E’ ancora da segnalare la presenza di artisti di nazionalità differenti (bulgara, giapponese), di differenti credi religiosi o atei che, in un tempo in cui le fedi sono strumento di divisione, dimostrano come nel nome della cultura sia possibile il dialogo.
Lions Club “Napoli Lamount Young”
Patrocino morale del Comune di San Giorgio a Cremano
Patrocino morale della Pro Loco Comune di San Giorgio a Cremano
Concorso
SACRARTE
Cerimonia di premiazione
Interverranno:
Bruno Cesario – parlamentare
Ferdinando Riccardi – Sindaco S. Giorgio a Cremano
Pasquale Orlando – Presidente Provinciale Acli Napoli
Laruffa Domenico – Governatore Distretto Lions 108 YA
Arcangelo Punzo – presidente della Pro Loco Comune di san Giorgio a Cr.
Luigi Punzo – Presidente forum delle Associazioni
Antonio Di Maria – Presidente del Circolo Acli “G. Lazzati” S. Giorgio a Cr.
Roberto Giuliano - Presidente Lions Club “Napoli Lamount Young”
Interverranno i membri della giuria del concorso
Moderano:
arch. Tiziana D’Aniello – arch. Giovanni Di Sarno
della segreteria organizzativa del Concorso
S. Giorgio a Cremano Villa Buno via cavalli di bronzo
6 Maggio 2006 ore 18.00
Durante la serata si terrà il concerto della mezzo soprano Annamaria Sciarretta
del coro del Teatro S. Carlo di Napoli
Si ringraziano per la collaborazione.
Forum delle Associazioni S. Giorgio a Cremano
SACRARTE 2006 - Concorso Nazionale di arti visive
di Camilla Castaldo e Tiziana D’Aniello – Lions Napoli Lamont Young
Antonio Di Maria e Giovanni Di Sarno– Acli “G. Lazzati” S. Giorgio a Cremano
di cosa si tratta....
Il giorno 23 aprile 2006 Villa Vannucchi in San Giorgio a Cremano è stata lo scenario per l’inaugurazione della mostra – concorso, denominata SACRARTE, bandita dal Circolo ACLI “G. Lazzati” di San Giorgio a Cremano e il Lions Napoli Lamont Young . La manifestazione rientra nel programma dei festeggiamenti per il Santo patrono patrocinati dal Comune e dalla Pro Loco di San Giorgio a Cremano. In questo momento storico siamo abituati a pensare alla Sacralità come qualcosa di estraneo e lontano dalla quotidianità o come qualcosa di estremo; l’intento del Comitato organizzatore, in linea con lo spirito delle associazioni, è stato quello di favorire ed incentivare il dialogo fra tutte le ideologie e rispolverare un tema che credevamo tutti desueto. Da qui il desiderio di porre l’interrogativo ad artisti emergenti dando loro la possibilità di esprimersi e confrontarsi con il tema dell’ “arte sacra” aperta ad ogni credo e/o filosofia di pensiero.
La presenza delle 52 opere giunte, l’interesse suscitato nelle Istituzioni e l’affluenza dei visitatori alla mostra ci hanno dimostrato quanto, su un così complesso tema, ci sia veramente la volontà di comunicare. Le opere presentate sono frutto del lavoro di artisti italiani e stranieri e sono eseguite con diverse tecniche: da quelle tradizionali dell’ acquerello a quelle più innovative della digital art; questo rende la mostra estremamente stimolante e ricca di creatività. Al secondo piano della splendida villa vesuviana, recentemente restaurata, inizia il percorso di scoperta delle opere. La limitatezza dei fondi a disposizione per l’allestimento non si è poi rivelata del tutto dannosa; la volontà degli organizzatori è stata quella di lasciare che le opere fossero le vere protagoniste accompagnate da un allestimento minimalista nelle forme e nel concetto. Essendoci una forte diversità non solo di tecnica – pitture, sculture, installazioni – ma sono soprattutto di messaggio comunicato, il concept alla base dell’allestimento è stato quello di utilizzare materiali semplici che, combinati tra loro, divengono il filo conduttore del percorso espositivo: sale, carta, rafia e legno. “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini” dice San Matteo nel suo Vangelo (5-13), così il sale, posto ad accompagnare il visitatore, arricchire la terra e tutti coloro che interagiscono con le opere in mostra, attraverso l’arte ed il messaggio espressi dalle opere. I membri della giuria, Prof.ssa Giusy Mennillo, Prof. Gabriele Castaldo, dott. Vincenzo Grano, Padre Eduardo Parlato e il Sindaco del Comune di San Giorgio a Cremano dott. Ferdinando Riccardi, , hanno sposato appieno lo spirito con cui è stata promossa l’attività ed hanno “donato” il loro tempo e la loro professionalità a favore dell’iniziativa. Il primo premio è andato ad Alessandro Battista con l’opera “Pastore” – pastello su cartoncino 35x50 – il secondo a Gianluca Martucci con l’opera “San Giorgio” – olio su tela 80x60 - ed il terzo premio a Maurizio Cinque con “Luce dell’angelo” – terracotta e resina. L’opera di Antonella Ricciardi ha vinto la menzione “Lions Napoli Lamont Young” mentre Marco Simeone ha vinto la menzione “Circolo ACLI G. Lazzati”, infine Chiara Tarantino ha vinto la menzione della “Città di San Giorgio” . Tra le opere in mostra anche una fuori concorso dello scultore Luciano Campitelli dal titolo “Studio della forma” che ha riscosso un notevole successo. Il pubblico presente alla mostra, che si protrarrà fino al 1 maggio, si è mostrato particolarmente favorevole all’iniziativa apprezzando, tra le altre, l’installazione di Gianni Cinquegrana e le opere di Amedeo Sanzone e di Vittoria Donadio. E’ proprio questo piacevole e forse inaspettata partecipazione di pubblico e di opere che ha spinto le associazioni a prevedere per il prossimo anno una seconda edizione del concorso. L’aspetto sicuramente piacevole ed il successo vero della mostra – concorso è che artisti, sia professionisti che emergenti, abbiano espresso una loro riflessione, attraverso la propria personalissima arte, su questa tematica dimostrando che esiste ancora uno spazio per questa al di là di espressioni legate alla tradizione devozionale. E’ ancora da segnalare la presenza di artisti di nazionalità differenti (bulgara, giapponese), di differenti credi religiosi o atei che, in un tempo in cui le fedi sono strumento di divisione, dimostrano come nel nome della cultura sia possibile il dialogo.
CTA Potenza: Salviamo la Costituzione!
Si discute, si ascolta, si ragiona e ci si confronta al Centro Turistico Acli di Potenza non solo sui temi del viaggio e del turismo culturale e responsabile, sugli itinerari da conoscere e inventare, ma anche sui temi della politica, della cultura e del cambiamento sociale.
Si discute non in modo virtuale, come può accadere, per esempio davanti ad una trasmissione televisiva, ma con tanto di interlocutore vero ed esperto, di pubblico reale e partecipante che pone domande e riceve risposte in un ambiente informale che facilita la conversazione e accende l’attenzione.
L’ultima volta si è discusso sulla riforma costituzionale, tema complesso e impegnativo, difficilmente proponibile per un dibattito in un momento in cui la politica elettorale comprensibilmente dilaga ovunque.
Bene, se non ne discutono i partiti ne discutano le associazioni. Voglia il cielo che sia diffusamente così, sarebbe la via giusta per dare vigore alla politica e agli stessi partiti attraverso un circuito virtuoso di comunicazione tra loro e le associazioni.
È toccato ad Ennio Ielpo tenere il dibattito sulla Costituzione italiana, la sua storia, i suoi principi e il suo spirito, introdotto da Filippo Pugliese, presidente del Centro Turistico Acli e tra i promotori a Potenza del Comitato per il Referendum contro la modifica della Costituzione.
Proprio nei giorni in cui la suprema Corte di Cassazione ha validato più di un milione di firme raccolte in tutta l’Italia per il referendum, già richiesto da trecentocinquanta parlamentari e da sedici Consigli Regionali, e si prepara ad emettere il decreto di ammissibilità del Referendum, l’iniziativa del Centro Turistico Acli fa ripartire a Potenza il dibattito sulla questione che nei prossimi mesi riempirà l’agenda politica dei partiti e non solo.
Ennio Ielpo, che a Potenza è stato docente di Storia e Filosofia per molte decine di studenti, ha delineato il percorso storico ed ideale che portò i costituenti a definire la Carta Costituzionale e che ha alimentato i sessanta anni della vita democratica del Paese.
L’avvio del dibattito è stato orientato e perentorio con il riferimento alle parole pronunciate in Parlamento dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro, il 16 novembre 2005, in occasione delle votazioni per l’approvazione della legge di modifica della Costituzione “Ho sperato che non si arrivasse a questo voto, ma la volontà di approvare una riforma purchessia ha prevalso. Di fronte al voto della sola maggioranza di governo ripenso ai 556 eletti il 2 giugno1946 e all’approvazione della Costituzione del dicembre 1947 con solo 62 no. I dati parlano da soli”.
È partito da lontano il professore Ielpo. Dal 2 giugno 1946, giorno del Referendum su repubblica o monarchia. Allora iniziarono i lavori della Assemblea Costituente e terminarono il 22 dicembre1947 con l’approvazione definitiva della Carta Costituzionale che entrò in vigore il 1 gennaio 1948. Ha parlato diffusamente del lavoro lungo, difficile e continuo che vide impegnati i costituenti in un confronto anche aspro fra le varie parti politiche emerse dal Comitato di Liberazione Nazionale, ma sempre orientato a preservare l’unità nazionale al di sopra di ogni altra questione di carattere ideologico o programmatico. Ha spiegato come la Commissione dei 75 costituenti si organizzò in tre sotto-commissioni con compiti diversi: la prima sui rapporti politici, la seconda sull’organizzazione dello Stato, la terza sui principi e i valori. Ha raccontato bene come in quei lavori si affermarono le forti personalità politiche di La Pira, Dossetti, Moro portatori dei valori del cristianesimo sociale e della dottrina sociale della chiesa; i contributi alti di De Gasperi, Togliatti e Calamandrei.
Nel descrivere i valori e i principi della Costituzione ha citato Aldo Moro “ Non possiamo prescindere da quello che è stato il fascismo nel nostro paese: un movimento storico che nella sua negatività ha travolto la coscienza e le istituzioni. Non possiamo dimenticare quello che è stato, perché questa costituzione oggi emerge da quella resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme nel fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria e ora ci troviamo insieme per l’affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale. Guai a noi, se per una malintesa preoccupazione di serbare pura la nostra Costituzione da una infiltrazione di motivi partigiani, dimenticassimo questa sostanza comune che ci unisce”.
Ha fatto volare alto il professore, quando ha ricordato le parole di Piero Calamandrei nei discorso rivolto agli studenti del Liceo Parini di Milano “Se voi volete andare in pellegrinaggio dove è nata la nostra Costituzione andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la liberà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
Appassionate e autorevoli citazioni che hanno avuto il gradimento e suscitato il piacere dei partecipanti e hanno reso attenta la riflessione.
L’ultima citazione fatta dal professore Ielpo è riferita alla drammatica situazione sociale del dopoguerra. In quel tempo erano tantissimi i problemi da avviare a soluzione, l’esigenza di creare lavoro era l’impegno primario delle forze politiche. In quella situazione era sicuramente difficile far accettare ai costituenti l’idea che la Carta Costituzionale dovesse avere anche valore programmatico, per indicare al futuro legislatore ordinario la strada da percorrere nella realizzazione delle future riforme. Fu allora che Togliatti, per convincere i costituenti che questa era la strada giusta da tracciare, citò i versi di Dante, Canto XXII del Purgatorio, “…Come quei che va di notte, che porta il lume dietro, a sè non giova ma dopo sè fa le persone dotte”.
Idee che hanno fatto la storia della Repubblica e sulle quali si è costruita la Carta Costituzionale che, nei suoi articoli, “allinea sullo stesso piano giuridico, cioè con uguale formalità e dignità, principi inerenti alla natura e alla dignità della persona umana e norme costitutive della organizzazione politica”.
La riforma approvata recentemente modifica anche i principi e i valori della Costituzione fino ad eroderla nelle fondamenta. Ma qui il dibattito è aperto ed è rimandato alla scadenza referendaria
Filippo Pugliese Presidenza Nazionale Centro Turistico Acli
Si discute non in modo virtuale, come può accadere, per esempio davanti ad una trasmissione televisiva, ma con tanto di interlocutore vero ed esperto, di pubblico reale e partecipante che pone domande e riceve risposte in un ambiente informale che facilita la conversazione e accende l’attenzione.
L’ultima volta si è discusso sulla riforma costituzionale, tema complesso e impegnativo, difficilmente proponibile per un dibattito in un momento in cui la politica elettorale comprensibilmente dilaga ovunque.
Bene, se non ne discutono i partiti ne discutano le associazioni. Voglia il cielo che sia diffusamente così, sarebbe la via giusta per dare vigore alla politica e agli stessi partiti attraverso un circuito virtuoso di comunicazione tra loro e le associazioni.
È toccato ad Ennio Ielpo tenere il dibattito sulla Costituzione italiana, la sua storia, i suoi principi e il suo spirito, introdotto da Filippo Pugliese, presidente del Centro Turistico Acli e tra i promotori a Potenza del Comitato per il Referendum contro la modifica della Costituzione.
Proprio nei giorni in cui la suprema Corte di Cassazione ha validato più di un milione di firme raccolte in tutta l’Italia per il referendum, già richiesto da trecentocinquanta parlamentari e da sedici Consigli Regionali, e si prepara ad emettere il decreto di ammissibilità del Referendum, l’iniziativa del Centro Turistico Acli fa ripartire a Potenza il dibattito sulla questione che nei prossimi mesi riempirà l’agenda politica dei partiti e non solo.
Ennio Ielpo, che a Potenza è stato docente di Storia e Filosofia per molte decine di studenti, ha delineato il percorso storico ed ideale che portò i costituenti a definire la Carta Costituzionale e che ha alimentato i sessanta anni della vita democratica del Paese.
L’avvio del dibattito è stato orientato e perentorio con il riferimento alle parole pronunciate in Parlamento dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro, il 16 novembre 2005, in occasione delle votazioni per l’approvazione della legge di modifica della Costituzione “Ho sperato che non si arrivasse a questo voto, ma la volontà di approvare una riforma purchessia ha prevalso. Di fronte al voto della sola maggioranza di governo ripenso ai 556 eletti il 2 giugno1946 e all’approvazione della Costituzione del dicembre 1947 con solo 62 no. I dati parlano da soli”.
È partito da lontano il professore Ielpo. Dal 2 giugno 1946, giorno del Referendum su repubblica o monarchia. Allora iniziarono i lavori della Assemblea Costituente e terminarono il 22 dicembre1947 con l’approvazione definitiva della Carta Costituzionale che entrò in vigore il 1 gennaio 1948. Ha parlato diffusamente del lavoro lungo, difficile e continuo che vide impegnati i costituenti in un confronto anche aspro fra le varie parti politiche emerse dal Comitato di Liberazione Nazionale, ma sempre orientato a preservare l’unità nazionale al di sopra di ogni altra questione di carattere ideologico o programmatico. Ha spiegato come la Commissione dei 75 costituenti si organizzò in tre sotto-commissioni con compiti diversi: la prima sui rapporti politici, la seconda sull’organizzazione dello Stato, la terza sui principi e i valori. Ha raccontato bene come in quei lavori si affermarono le forti personalità politiche di La Pira, Dossetti, Moro portatori dei valori del cristianesimo sociale e della dottrina sociale della chiesa; i contributi alti di De Gasperi, Togliatti e Calamandrei.
Nel descrivere i valori e i principi della Costituzione ha citato Aldo Moro “ Non possiamo prescindere da quello che è stato il fascismo nel nostro paese: un movimento storico che nella sua negatività ha travolto la coscienza e le istituzioni. Non possiamo dimenticare quello che è stato, perché questa costituzione oggi emerge da quella resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme nel fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria e ora ci troviamo insieme per l’affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale. Guai a noi, se per una malintesa preoccupazione di serbare pura la nostra Costituzione da una infiltrazione di motivi partigiani, dimenticassimo questa sostanza comune che ci unisce”.
Ha fatto volare alto il professore, quando ha ricordato le parole di Piero Calamandrei nei discorso rivolto agli studenti del Liceo Parini di Milano “Se voi volete andare in pellegrinaggio dove è nata la nostra Costituzione andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la liberà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.
Appassionate e autorevoli citazioni che hanno avuto il gradimento e suscitato il piacere dei partecipanti e hanno reso attenta la riflessione.
L’ultima citazione fatta dal professore Ielpo è riferita alla drammatica situazione sociale del dopoguerra. In quel tempo erano tantissimi i problemi da avviare a soluzione, l’esigenza di creare lavoro era l’impegno primario delle forze politiche. In quella situazione era sicuramente difficile far accettare ai costituenti l’idea che la Carta Costituzionale dovesse avere anche valore programmatico, per indicare al futuro legislatore ordinario la strada da percorrere nella realizzazione delle future riforme. Fu allora che Togliatti, per convincere i costituenti che questa era la strada giusta da tracciare, citò i versi di Dante, Canto XXII del Purgatorio, “…Come quei che va di notte, che porta il lume dietro, a sè non giova ma dopo sè fa le persone dotte”.
Idee che hanno fatto la storia della Repubblica e sulle quali si è costruita la Carta Costituzionale che, nei suoi articoli, “allinea sullo stesso piano giuridico, cioè con uguale formalità e dignità, principi inerenti alla natura e alla dignità della persona umana e norme costitutive della organizzazione politica”.
La riforma approvata recentemente modifica anche i principi e i valori della Costituzione fino ad eroderla nelle fondamenta. Ma qui il dibattito è aperto ed è rimandato alla scadenza referendaria
Filippo Pugliese Presidenza Nazionale Centro Turistico Acli
mercoledì, maggio 03, 2006
Ciampi rinuncia
Ciampi rinuncia al doppio mandato di Presidente della Repubblica.
Ora tocca al Leader Massimo?
Ora tocca al Leader Massimo?
acli campi flegrei: Primavera dell’Europa
Mentre la gioventù europea, nell’ambito dell’iniziativa” Primavera dell’Europa” discute sul suo futuro ed è stato lanciato il nuovo Programma “Erasmus Mundus”, prosegue nei paesi membri UE il programma Comenius.
Comenius è un programma di iniziativa comunitaria che sostiene il rafforzamento della identità europea nella scuola, l’apprendimento delle lingue, la sensibilizzazione al dialogo interculturale.
Si prefigge lo scopo di aiutare docenti e discenti a sviluppare un maggior senso di appartenenza alla Comunità divenuta più ampia e caratterizzata da tradizioni, culture, identità regionali diverse, ma profondamente ancorata ad una tradizione comune.
Nella scuola – sostiene il Presidente delle ACLI locali Pino Di Maio - rafforzare tale dimensione europea, significa essenzialmente favorire la cooperazione transnazionale e le partnership tra istituti affinchè si possano elaborare nuove metodologie educative e nuove forme di apprendimento. La scuola per prima, infatti, come principale agenzia educativa, si è trovata ad affrontare il fenomeno della multiculturalità nelle classi dell’obbligo con il crescere dei flussi migratori e l’allargamento dell’Europa .
I progetti Comenius danno ad allievi ed insegnanti di almeno 3 Paesi partecipanti la possibilità di incontrarsi e lavorare assieme su temi di interesse comune.
Nella nostra Regione l’Istituto Comprensivo “Paolo Tarso” di Bacoli – Napoli, sotto la guida del Preside Antonio Savarese ha elaborato un progetto intitolato: “Metodi e strategie per l’educazione interculturale ed il dialogo tra diverse culture”. <>.
I rappresentanti di Italia (Paolo Tarso), Germania, Inghilterra, Grecia, Canarie, Spagna, Turchia e Polonia si erano già incontrati a Rezsnow, in Polonia. Ora i partners di Comenius si rincontreranno tutti a Bacoli (Napoli) presso la Scuola Paolo di Tarso per approfondire la conoscenza e continuare a lavorare insieme per la futura “scuola europea”. La visita della delegazione è fissata dal 4 al 10 maggio prossimo in cui si avrà modo di visitare tutti i beni culturali e naturali del territorio e venerdì 4 maggio saranno gli stessi ragazzi della Paolo di Tarso a fare da guida in inglese ai siti di Piscina Mirabile e Tomba Di Agrippina.
Comenius è un programma di iniziativa comunitaria che sostiene il rafforzamento della identità europea nella scuola, l’apprendimento delle lingue, la sensibilizzazione al dialogo interculturale.
Si prefigge lo scopo di aiutare docenti e discenti a sviluppare un maggior senso di appartenenza alla Comunità divenuta più ampia e caratterizzata da tradizioni, culture, identità regionali diverse, ma profondamente ancorata ad una tradizione comune.
Nella scuola – sostiene il Presidente delle ACLI locali Pino Di Maio - rafforzare tale dimensione europea, significa essenzialmente favorire la cooperazione transnazionale e le partnership tra istituti affinchè si possano elaborare nuove metodologie educative e nuove forme di apprendimento. La scuola per prima, infatti, come principale agenzia educativa, si è trovata ad affrontare il fenomeno della multiculturalità nelle classi dell’obbligo con il crescere dei flussi migratori e l’allargamento dell’Europa .
I progetti Comenius danno ad allievi ed insegnanti di almeno 3 Paesi partecipanti la possibilità di incontrarsi e lavorare assieme su temi di interesse comune.
Nella nostra Regione l’Istituto Comprensivo “Paolo Tarso” di Bacoli – Napoli, sotto la guida del Preside Antonio Savarese ha elaborato un progetto intitolato: “Metodi e strategie per l’educazione interculturale ed il dialogo tra diverse culture”. <
I rappresentanti di Italia (Paolo Tarso), Germania, Inghilterra, Grecia, Canarie, Spagna, Turchia e Polonia si erano già incontrati a Rezsnow, in Polonia. Ora i partners di Comenius si rincontreranno tutti a Bacoli (Napoli) presso la Scuola Paolo di Tarso per approfondire la conoscenza e continuare a lavorare insieme per la futura “scuola europea”. La visita della delegazione è fissata dal 4 al 10 maggio prossimo in cui si avrà modo di visitare tutti i beni culturali e naturali del territorio e venerdì 4 maggio saranno gli stessi ragazzi della Paolo di Tarso a fare da guida in inglese ai siti di Piscina Mirabile e Tomba Di Agrippina.
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